Decreto aiuti-quarter, Rpt: i bonus edilizi siano strutturali attraverso un programma pluriennale

Decreto aiuti-quarter, Rpt: i bonus edilizi siano strutturali attraverso un programma pluriennale

I professionisti tecnici ricevuti in audizione dalla Commissione Bilancio del Senato

Rendere strutturali i bonus edilizi attraverso un programma pluriennale. E’ in sintesi una delle richieste che la Rete Professioni Tecniche ha fatto oggi in audizione presso la Commissione bilancio del Senato della Repubblica, nell’ambito delle consultazioni sul disegno di legge n. 345 (decreto-legge Aiuti quater). La Rpt, rappresentata oggi dal coordinatore Armando Zambrano, dal Presidente del Consiglio nazionale dei Periti Industriali Giovanni Esposito e da quello dei Geometri Maurizio Savoncelli, ha innanzitutto sottolineato come il disegno di legge in esame, sebbene preveda una riduzione dell’incentivo legato ai bonus edilizi, possa rappresentare l’occasione per poter ottenere un incentivo che sia strutturale e quindi costante nei tempi lunghi, finalizzato all’efficientamento energetico e alla riduzione del rischio sismico del patrimonio edilizio del nostro Paese. Tanto più se si pensa che, come dimostrano i dati e gli studi a disposizione, l’investimento che lo Stato fa concedendo gli incentivi viene in buona parte recuperato in termini di aumento del Pil e delle entrate fiscali, senza contare i ritorni occupazionali e il risparmio energetico realizzato nel lungo periodo. La RPT, inoltre, ha approfittato dell’incontro per rilanciare il Piano per la prevenzione sismica che, alla luce dei recenti tragici avvenimenti di Ischia, andrebbe affiancato anche da un Piano di intervento contro il rischio idrogeologico. Sul tema della sicurezza degli edifici, infine, la Rete ha riproposto l’introduzione del Fascicolo del fabbricato.

In occasione dell’audizione la RPT ha presentato una memoria con una serie di valutazioni e proposte sul tema. Preso atto che le detrazioni fiscali al 110% andavano considerate come un intervento di durata limitata nel tempo, l’abbassamento del livello di detrazione al 90% può considerarsi accettabile, mentre i professionisti tecnici ritengono auspicabile che si debba arrivare al 100% delle spese per il Sismabonus, data la complessità dell’intervento ed il suo carattere strategico, legato alla sicurezza delle persone. Quanto previsto dal Dl Aiuti-quater, viene peraltro considerato dalla RPT come il primo passo di un processo più articolato (che si auspica rapido) di riorganizzazione complessiva di tutti gli incentivi per interventi di ristrutturazione profonda del patrimonio edilizio. Riorganizzazione che tenga conto delle evidenze emerse dall’avvio del meccanismo del cosiddetto Superbonus.

La prima questione è quella legata alla durata dei bonus. La RPT ritiene necessario rispettare almeno due condizioni: durata medio-lunga (almeno 10 anni per interventi realmente efficaci); detrazione fissata tra il 90% e il 100%, senza prevedere ulteriori riduzioni nel futuro. Per quanto riguarda, poi, la cessione dei crediti d’imposta, la RPT ha avanzato una serie di proposte e strumenti per migliorarne la gestione, anche con il coinvolgimento delle Casse professionali.

Nel documento, infine, la RPT invita a valutare con attenzione l’impatto economico complessivo degli interventi di risanamento del patrimonio edilizio, evitando di soffermarsi unicamente sul costo nudo e crudo degli incentivi a carico dello Stato, dando il giusto peso ai ritorni positivi in termini di Pil aggiuntivo, occupazione e maggiori incassi fiscali, senza dimenticare gli ingenti risparmi sulla bolletta energetica del Paese.

 

 

 

Manovra: stretta sulle vendite online, obbligo del Pos a 60 euro

Manovra: stretta sulle vendite online, obbligo del Pos a 60 euro

Manovra, «giro di vite» sulle vendite online, obbligo del Pos da 60 euro (e non più da 30) e contributo per imprese energetiche

Il «puzzle» della Legge di Bilancio (non ancora con testo definitivo e da oggi al vaglio della Camera) si va componendo di ulteriori «tasselli»: c’è, infatti, l’obbligo di accettare i pagamenti digitali con carta e bancomat, senza incorrere in sanzioni, che sale da 30 a 60 euro, ma in base alla nuova norma le sanzioni esistenti non scompariranno, ma saranno limitate agli acquisti più consistenti. La misura, destinata a favorire il piccolo commercio, si affianca alla «stretta» che arriverà, invece, sull’«e-commerce»: per i soggetti passivi Iva che facilitano le vendite nei confronti di un cessionario non soggetto passivo sarà previsto l’obbligo di trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai fornitori e alle operazioni effettuate. E, in caso di mancata trasmissione, si verrà considerati responsabili in solido per l’assorbimento dell’Iva.

Il governo di centrodestra, poi, prova a dare «scacco» al fenomeno degli «apri e chiudi», accusati dalla premier Giorgia Meloni di «concorrenza sleale»: in manovra verrà stabilito che per la riapertura di una partita Iva ormai chiusa sarà richiesta una fideiussione di 50.000 euro. In particolare, l’iniziativa dispone che, di fronte a possibili illeciti, l’Agenzia delle entrate possa effettuare «specifiche analisi del rischio connesso al rilascio di nuove partite Iva, ad esito delle quali l’ufficio invita il contribuente a presentarsi in ufficio» per esibire la documentazione necessaria e per dimostrare, «sulla base di documentazione idonea, l’assenza dei profili di rischio individuati»; in caso di mancata presentazione in ufficio del contribuente, «ovvero di esito negativo dei riscontri operati sui documenti eventualmente esibiti, l’ufficio emana provvedimento di cessazione della partita Iva». A seguire, si va verso un «contributo di solidarietà temporaneo» sulle imprese energetiche: valido solamente per il prossimo anno, l’intervento si compone di un’aliquota del 50% sulla quota del reddito complessivo conseguito nel periodo d’imposta antecedente al primo gennaio 2023, che eccede per almeno il 10% la media dei redditi conseguiti nei quattro anni d’imposta precedenti. L’incasso stimato, si apprende da fonti governative, si aggira sui 2,6 miliardi, e interesserebbe almeno 7.000 aziende del settore.

Nella Legge di Bilancio nasce un nuovo “Fondo per il contrasto al consumo di suolo”

E, con lo sguardo rivolto alla frana di Casamicciola, ad Ischia, che ha causato nel fine settimana morti, dispersi e sfollati nel golfo di Napoli, nella Legge di Bilancio nasce un nuovo «Fondo per il contrasto al consumo di suolo», finanziato con 10 milioni nel 2023, 20 milioni nel 2024, 30 milioni di euro nel 2025 e 50 milioni di euro all’anno nel biennio 2026-2027; nella relazione tecnica della bozza della manovra sono riportati i dati dell’ultimo rapporto Ispra, dal quale «risulta che, al 2021, 2,15 milioni di ettari di suolo sono stati trasformati per realizzare beni e attività antropiche, corrispondente al 7,13% del territorio nazionale», portando ad un incremento annuale di consumo di suolo pari a circa «6.000 ettari, corrispondente a circa 16 ettari al giorno», si legge.

 

Equo compenso: ipotesi di via libera alla Camera entro l’anno

Equo compenso: ipotesi di via libera alla Camera entro l’anno

La proposta di legge a prima firma di Giorgia Meloni

Una «partita» da chiudere prima possibile, almeno in uno dei due rami del Parlamento: è quella che si profila sulle norme concernenti l’equo compenso per i liberi professioni iscritti ad Ordini e Collegi (fra cui i periti industriali e i periti industriali laureati), dopo che la commissione Giustizia della Camera ha iniziato ad esaminare le proposte legislative. E non sono mancate sorprese: alla iniziativa legislativa che porta la prima firma del presidente del Consiglio Giorgia Meloni (che l’ha depositata il 13 ottobre, una decina di giorni prima di ricevere dal capo dello Stato Sergio Mattarella l’incarico di formare il governo di centrodestra, e che porta la seconda firma dell’attuale ministro delle Politiche agricole Francesco Lollobrigida), se ne accostano finora altre tre, su impulso dei deputati di Azione-Iv Enrico Costa, di Fi Giorgio Mulè e della Lega Jacopo Morrone. Ma è il testo della leader di FdI che, stando a quanto confermano diverse fonti, dovrebbe avere la corsia preferenziale, affinché possa esser varato, in prima lettura, a Montecitorio, prima della pausa dei lavori per le festività di Natale.

Il punto di vista del Centro Sinistra

Il centrosinistra, però, intende dire la sua sulla giusta remunerazione dei liberi professionisti. E lo fa con la parlamentare che, insieme all’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando, si applicò per inserire nel nostro ordinamento, nel 2017, il principio dell’equo compenso. Si tratta della vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera, Chiara Gribaudo del Pd, che ha annunciato l’imminente presentazione di una proposta di legge sull’equo compenso dei professionisti, sostenendo, dal palco del convegno dell’Int (Istituto nazionale tributaristi), a Roma, che occorre prestare «attenzione», visto che «è in atto un tentativo di accelerazione» sul testo al vaglio della Commissione Giustizia di Montecitorio, che ricalca quello del centrodestra che ha sfiorato l’approvazione prima della caduta del governo di Mario Draghi, a fine luglio. La parlamentare del centrosinistra ha denunciato quella che ha definito «una sgrammaticatura istituzionale», ossia «la decisione della premier di depositare, ad ottobre il testo a sua prima firma, alla Camera», nel quale «restano le stesse criticità delle norme che aveva presentato nella passata Legislatura». Le tutele, è l’opinione di Gribaudo, vanno date «senza distinzione fra professionisti ordinistici e non ordinistici”, è «la qualità del lavoro e la competenza che vanno salvaguardate», invece, «con la proposta di legge di FdI, che dà uno strapotere sanzionatorio agli Ordini e non include i lavoratori autonomi non ordinistici, c’è il rischio di tornare ad una visione conservativa delle professioni che non ci aiuterà, viste le evoluzioni del mercato del lavoro», ha aggiunto.

Nel frattempo, le relatrici in Commissione Giustizia, le deputate di FdI e della Lega Carolina Varchi e Ingrid Bisa, hanno fatto sapere che c’è la volontà da parte di tutti i gruppi «di procedere speditamente, perché gli approfondimenti sono stati già fatti nella scorsa Legislatura», quando fu svolto un ampio ciclo di audizioni. Quindi, questa fase verrà saltata, anche se «se qualcuno vorrà mandare il proprio contributo, sarà bene accolto ed esaminato».

Varata la prima Legge di Bilancio del Governo Meloni

Varata la prima Legge di Bilancio del Governo Meloni

21 miliardi per  la crisi energetica, e 14 per cuneo fiscale e aiuti alle famiglie

“Prudente e realistico”. Queste le parole scelte dal Governo guidato da Giorgia Meloni, in un comunicato stampa diramato subito dopo il Consiglio dei Ministri del 22 novembre scorso, per descrivere l’approccio cui ha deciso di affidarsi per affrontare la sua prima Legge di Bilancio, passaggio fondamentale dal quale impostare le linee di politica economica che definiranno il sistema paese nei prossimi mesi. Non ancora reso pubblico, il testo della manovra è atteso in Parlamento nei prossimi giorni per l’avvio dell’iter di approvazione.

Il contesto

La prudenza e il realismo del Governo sono legati principalmente a due fattori: primo fra tutti, lo scenario internazionale e la necessità di rassicurare i mercati finanziari, unita al bisogno di varare misure sostenibili per la finanza pubblica mirate a tamponare la crisi energetica e il problema della riduzione del potere d’acquisto per imprese e famiglie, dovuto all’inflazione; a questo si aggiunge poi il fattore tempo: la Legge di Bilancio deve essere approvata dalle Camere entro il 31 dicembre, e con il Governo in carica da meno di due mesi non c’erano le condizioni per assumere scelte che ribaltassero i parametri stabiliti dal precedente Governo Draghi, rendendo di fatto obbligata la strada della continuità con il precedente esecutivo.

Tutte condizioni che hanno portato la maggioranza a rimandare l’attuazione di alcune promesse fatte in campagna elettorale e che hanno contribuito a ridurre i margini di adozione di scelte incisive in termini di crescita economica. Restano fuori, infatti, l’annunciata riforma del fisco – con l’introduzione di una flat tax per tutti – e l’abbattimento dell’iva sui beni di prima necessità, tra le altre cose.

Caro bollette, costo del lavoro, aiuti alle famiglie

La manovra stanzia circa 35 miliardi, due terzi dei quali sono finanziati in deficit, mentre un terzo delle spese viene sostenuto con alcuni tagli e un lieve aumento delle tasse. Circa 21 miliardi servono a prorogare anche per il 2023 misure attualmente in vigore di sostegno ad imprese e famiglie sul fronte del caro energia, mentre 14 sono invece i miliardi destinati a provvedimenti su tasse e pensioni. A chiudere la legge, infine, alcune modifiche al funzionamento del cosiddetto Reddito di Cittadinanza e l’aumento a 5000 euro del tetto all’uso del contante.

Il secondo pilastro della manovra, dopo la crisi energetica, è caratterizzato dall’adozione di misure volte a ridurre il costo del lavoro attraverso il taglio del cuneo fiscale, cui sono destinati circa 4 miliardi, e la detassazione al 5% dei premi di produttività fino a 3mila euro per i lavoratori dipendenti. Misure sulle quali, a detta del Presidente Meloni, sarebbero state destinate risorse maggiori se non ci fosse stata l’emergenza relativa al caro bollette. Segue poi il cosiddetto “pacchetto famiglia”, con un insieme di provvedimenti che riducono l’Iva su beni per l’infanzia e per l’igiene femminile, e l’aumento dell’assegno unico per le famiglie con più di tre figli che per il 2023 sarà maggiorato del 50% per il primo anno, e un ulteriore 50% per le famiglie composte da 3 o più figli.

Le bandiere

Il Governo, tuttavia, non ha rinunciato ad alcuni provvedimenti “bandiera”, utili a definire la Legge di Bilancio anche su un piano di politica economica legata alle tradizionali parole d’ordine della coalizione di maggioranza. La nuova legge di bilancio, infatti,  abolisce il Reddito di cittadinanza a partire dal 2024 per le persone abili al lavoro, e riducendo, nel 2023, le mensilità percepibili da 18 a 7 (a questo punto, non rinnovabili). Reddito che i percettori saranno comunque destinati a perdere in caso di rifiuto della prima offerta di lavoro ricevuta. Un tema sul quale, dunque, l’esecutivo sceglie di intervenire stabilendo un anno di tempo, come sottolineato dal Presidente Meloni in conferenza stampa, per adottare una riforma complessiva dei meccanismi di sostegno al reddito e di formazione per l’immissione nel mercato del lavoro.

Sul lato pensioni, invece, viene avviato un nuovo schema di anticipo pensionistico per il 2023 che consente di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età anagrafica (quota 103): si tratta di un intervento temporaneo, che entrerà in vigore dal primo gennaio 2023, pensato per rinviare il ritorno alla legge Fornero (in pensione a 67 anni ed almeno 20 di contributi, oppure dopo 42 anni e 10 mesi di contribuzione) che istituisce un sistema ampiamente considerato peggiorativo di quello attuale.

Mondo delle Professioni

Sul fronte del fisco, si procede poi all’ampliamento della platea della flat tax per autonomi e Partite IVA, che sale fino a ricomprendere un livello di reddito pari agli 85mila euro annui. E per il momento sembra questo l’unico provvedimento adottato che riguarda anche il mondo delle professioni. In più, le indiscrezioni della vigilia indicavano la volontà del Governo di intervenire anche nel settore dei bonus per l’edilizia, dopo aver riformato il cosiddetto Superbonus 110 (ridotto al 90% dal 2023, per i redditi al di sotto di 15.000 euro) con il DL Aiuti Quater. Al momento, e in attesa della pubblicazione del testo ufficiale della legge, si tratta di indiscrezioni che, tuttavia, non hanno trovato conferma nella conferenza stampa tenuta dalla Capo del Governo.

 

Oggi in Cdm la legge di bilancio da 32 miliardi

Oggi in Cdm la legge di bilancio da 32 miliardi

Quasi due terzi delle risorse sul caro energia. Poi fisco, pensioni e costo del lavoro

Un investimento di 32 miliardi, di cui una ventina in deficit, concentrato su costi dell’energia, cuneo fiscale, pensioni e misure fiscali. Dovrebbero essere questi i punti cardine della legge di bilancio che andrà oggi in Consiglio dei ministri. La riunione del Cdm è convocata per le otto e mezza di stasera e, secondo le indiscrezioni, il testo pare concentrato su una serie di punti cardine ben definiti.
Una parte consistente delle risorse (si parla di circa i due terzi) sarà utilizzata per contrastare l’effetto del caro energia. Si parla di interventi come la proroga dei crediti di imposta o dei bonus già stanziati, ma sono allo studio una serie di altre misure che andranno comunque in questa direzione.
Un’altra certezza è l’intervento sulle pensioni, visto l’imminente ritorno della legge Fornero, che senza interventi rientrerebbe in vigore a partire dal prossimo gennaio. Sono molte, anche qui, le ipotesi sul tavolo, ma pare che la quadra possa essere trovata con quota 41 (almeno 62 anni di anzianità e 41 di contributi), con una misura che comunque non sarà strutturale ma che probabilmente riguarderà solo il prossimo anno, con la conseguente necessità di dover intervenire di nuovo nella prossima manovra.

Il taglio del cuneo fiscale, quindi del costo del lavoro, è un altro degli interventi annunciati da più componenti dell’esecutivo nelle scorse settimane. Si potrebbe arrivare a un taglio fino al 2% per i redditi sotto i 35 mila euro, che potrebbe arrivare al 3% per quelli entro i 20 mila. Il costo della misura dovrebbe aggirarsi intoro ai 4 miliardi.

Sulle altre misure in qualche modo anticipate dal governo, invece, ci sono meno certezze. Le modifiche alla flat tax, ad esempio, per ora rimarranno limitate all’innalzamento a 85 mila euro del tetto per i forfettari, mentre salta la parte incrementale. Anche sull’azzeramento dell’Iva su pane e pasta (ora al 4%) sono in corso delle valutazioni, mentre pare ormai sicuro quello sui prodotti di prima infanzia. Stessa cosa per il tetto al contante; espulso dal dl Aiuti quater per la mancanza di urgenza del provvedimento, sarà recuperato nella manovra. Quindi, dal 1° gennaio, il tetto passerà da 2 mila a 5 mila euro.

Su altri temi, in particolare sul versante entrate, si ha certezza degli interventi ma non della loro entità. Il reddito di cittadinanza, ad esempio, sarà sicuramente oggetto di modifiche, che porteranno a una stretta del numero di beneficiari. Stessa cosa per gli extraprofitti, la cui norma sarà cambiata. Sempre sul versante entrate, infine, è sul tavolo la possibilità di alzare le accise sui tabacchi.

Stasera, come detto, ci sarà il Consiglio dei ministri per la discussione del testo. Inutile dire che, rispetto al passato, i tempi per l’esame parlamentare saranno molto stretti, date le elezioni a settembre. Poco più di un mese per passare da entrambe le camere. Il testo che sarà approvato oggi, visti anche gli strettissimi margini di manovra in termini di risorse, sarà perciò molto vicino a quello che sarà poi effettivamente la legge di bilancio 2023.

Superbonus, Leo: “il tema dei crediti è una priorità assoluta”

Superbonus, Leo: “il tema dei crediti è una priorità assoluta”

Il viceministro all’economia traccia la rotta intervenendo alla presentazione della ricerca Censis sul Superbonus

I 55 miliardi di euro di investimenti certificati dall’Enea tra agosto 2020 e ottobre 2022 legati al super-ecobonus hanno attivato un valore della produzione nella filiera delle costruzioni e dei servizi tecnici connessi pari a 79,7 miliardi di euro di effetto diretto. A questi si devono sommare 36 miliardi di euro di produzione nel sistema economico connesso alle componenti dell’indotto, per un totale di almeno 115 miliardi di euro.

I numeri sono messi in fila dallo studioEcobonus e superbonus per la transizione energetica del Paese”  realizzato dal Censis in collaborazione con Harley&Dikkinson e la filiera delle costruzioni, presentato oggi a Roma presso la sede dell’istituto di ricerca.

Ricerca Censis

Secondo la ricerca, che ha focalizzato l’attenzione sugli incentivi destinati agli interventi di riqualificazione del patrimonio immobiliare guardando agli effetti sull’economia, l’occupazione e la sostenibilità finanziaria, il gettito fiscale dovuto alla produzione aggiuntiva stimolata dal bonus arriva a “ripagare circa il 70% della spesa a carico dello Stato per le opere di efficientamento sugli edifici”.

Attivando il Superecobonus, si legge nella ricerca, “una produzione consistente per via degli effetti moltiplicativi sul sistema economico, il gettito fiscale derivante da tale produzione aggiuntiva si stima possa ripagare circa il 70% della spesa a carico dello Stato per le opere di efficientamento sugli edifici. Ciò significa che 100 euro di spesa per Superecobonus costerebbero effettivamente allo Stato 30 euro, ridimensionando in questo modo il valore reale del disavanzo generato dall’incentivo”, si precisa.  Non solo perché l’incentivo ha avuto delle conseguenze anche in termini di occupazione: si stima, infatti, che il suo impatto occupazionale per l’intero periodo agosto 2020 – ottobre 2022 sia stato pari a 900 mila unità di lavoro, tra dirette e indirette.

Sicuramente c’è stato un effetto positivo per l’economia“, ha commentato Maurizio Leo Viceministro dell’Economia e delle Finanze, durante il suo intervento, ma ci sono state anche “delle disfunzioni, delle patologie che non possiamo nascondere, la conseguenza è che si sono generate ingenti masse sui cassetti fiscali che non possono sfociare in un utilizzo. E, quindi, si è irrigidito il sistema”. Ma quello che più preoccupa è il tema dei crediti, “una priorità assoluta”, e “la presidente Meloni ed il ministro Giorgetti hanno dato disponibilità ad aprire un tavolo tecnico per cercare di affrontarlo, ipotizzando la possibilità di ragionare sull’ipotesi di utilizzare in parte i crediti attraverso i pagamenti, i famosi F24 dei contribuenti. Durante il suo intervento il numero due di via XX settembre ha anche tracciato la linea della “prospettiva di lungo periodo” dell’agevolazione in edilizia, affermando che “il 90% ormai è il dato sul quale il governo ha tracciato la strada”. Al tempo stesso, sono state le parole di Leo, “che si debba fare una razionalizzazione del sistema dei meccanismi agevolativi per il comparto immobiliare è fuor di dubbio: abbiamo una congerie di interventi che non danno un quadro d’insieme. Io penso si debba andare verso una misura unificata” che vada verso l’efficientamento energetico. La razionalizzazione delle agevolazioni, a giudizio del viceministro, poi, “deve accompagnarsi a una razionalizzazione di tutta la fiscalità immobiliare: noi oggi abbiamo una fiscalità immobiliare che è a ‘macchia di leopardo’, e parlo dell’imposizione indiretta”, laddove “non si sa neppure bene se si deve pagare l’Iva, l’imposta di registro”. Per Leo bisognerà “metterci seriamente le mani nel corso della prossima riforma fiscale”.

 

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