Un emendamento (del governo) dà una ulteriore «stretta», si ipotizzano correzioni
La disposizione della Legge di Bilancio per il 2026 che subordina il saldo delle parcelle dei professionisti che hanno effettuato prestazioni per conto della Pubblica amministrazione alla presentazione di una «prova» documentale della loro «fedeltà» (contributiva e tributaria) continua ad agitare i sonni delle varie categorie: se, infatti, la norma aveva già incassato le critiche, «in primis» del Consiglio nazionale forense, ad ottobre, la riformulazione del testo, voluta dal ministero dell’Economia, e approdata la scorsa settimana in Commissione Bilancio al Senato, ha infiammato ancora di più gli animi. Difatti, nella nuova versione viene ampliato l’«altolà» a tutti gli «emolumenti», inclusi quelli dovuti da soggetti diversi dalla Pa per incarichi con compensi «a carico dello Stato» (con implicito riferimento alle uscite per il gratuito patrocinio, ritenute da parte del governo estremamente onerose).
A seguito della diffusione della correzione, la polemica è divampata: ProfessionItaliane, l’organismo che riunisce la quasi totalità degli Ordini (compreso quello dei periti industriali) ha fatto sapere, lo scorso sabato, per bocca del presidente Rosario De Luca, di appoggiare la proposta di soppressione arrivata da esponenti della Lega a Palazzo Madama (dello stesso partito, va sottolineato, del titolare del dicastero di via XX settembre Giancarlo Giorgetti, ndr) dell’art.129 comma 10 della Legge di Bilancio per il 2026, che condiziona il pagamento delle parcelle dei liberi professionisti da parte della Pubblica amministrazione alla verifica della loro regolarità fiscale e contributiva, «perché interviene su un testo poco comprensibile e dagli effetti distorsivi»; il subemendamento alla manovra economica per cancellare il nuovo obbligo è firmato dai senatori del Carroccio Gianluca Cantalamessa e Marco Dreosto (un’analoga proposta per abolire la norma è arrivata anche dal Pd, a prima firma della parlamentare Anna Rossomando).
«Come associazione di rappresentanza del mondo ordinistico, siamo molto attenti ai profili etici e di liceità, ma introdurre vincoli così invasivi, solo per alcuni cittadini, crea solo disparità e ingiustizie. È necessario – ha aggiunto – azzerare, e avviare un percorso di condivisione, totalmente assente fino al momento, anche per introdurre dei limiti». A giudizio di De Luca, infatti, se imporre, come stabilisce la norma del governo, siglata dal ministero dell’Economia, «il blocco totale dei compensi è fuori da ogni logica, si potrebbe, invece, mutuare quanto previsto per i lavoratori dipendenti, ai quali notoriamente può essere prelevato al massimo 1/5 degli emolumenti. È dunque – ha proseguito il vertice di ProfessionItaliane – necessaria una profonda riflessione, per evitare effetti distorsivi” derivanti dalla misura».









