Manovra: stretta sulle vendite online, obbligo del Pos a 60 euro

Manovra: stretta sulle vendite online, obbligo del Pos a 60 euro

Manovra, «giro di vite» sulle vendite online, obbligo del Pos da 60 euro (e non più da 30) e contributo per imprese energetiche

Il «puzzle» della Legge di Bilancio (non ancora con testo definitivo e da oggi al vaglio della Camera) si va componendo di ulteriori «tasselli»: c’è, infatti, l’obbligo di accettare i pagamenti digitali con carta e bancomat, senza incorrere in sanzioni, che sale da 30 a 60 euro, ma in base alla nuova norma le sanzioni esistenti non scompariranno, ma saranno limitate agli acquisti più consistenti. La misura, destinata a favorire il piccolo commercio, si affianca alla «stretta» che arriverà, invece, sull’«e-commerce»: per i soggetti passivi Iva che facilitano le vendite nei confronti di un cessionario non soggetto passivo sarà previsto l’obbligo di trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai fornitori e alle operazioni effettuate. E, in caso di mancata trasmissione, si verrà considerati responsabili in solido per l’assorbimento dell’Iva.

Il governo di centrodestra, poi, prova a dare «scacco» al fenomeno degli «apri e chiudi», accusati dalla premier Giorgia Meloni di «concorrenza sleale»: in manovra verrà stabilito che per la riapertura di una partita Iva ormai chiusa sarà richiesta una fideiussione di 50.000 euro. In particolare, l’iniziativa dispone che, di fronte a possibili illeciti, l’Agenzia delle entrate possa effettuare «specifiche analisi del rischio connesso al rilascio di nuove partite Iva, ad esito delle quali l’ufficio invita il contribuente a presentarsi in ufficio» per esibire la documentazione necessaria e per dimostrare, «sulla base di documentazione idonea, l’assenza dei profili di rischio individuati»; in caso di mancata presentazione in ufficio del contribuente, «ovvero di esito negativo dei riscontri operati sui documenti eventualmente esibiti, l’ufficio emana provvedimento di cessazione della partita Iva». A seguire, si va verso un «contributo di solidarietà temporaneo» sulle imprese energetiche: valido solamente per il prossimo anno, l’intervento si compone di un’aliquota del 50% sulla quota del reddito complessivo conseguito nel periodo d’imposta antecedente al primo gennaio 2023, che eccede per almeno il 10% la media dei redditi conseguiti nei quattro anni d’imposta precedenti. L’incasso stimato, si apprende da fonti governative, si aggira sui 2,6 miliardi, e interesserebbe almeno 7.000 aziende del settore.

Nella Legge di Bilancio nasce un nuovo “Fondo per il contrasto al consumo di suolo”

E, con lo sguardo rivolto alla frana di Casamicciola, ad Ischia, che ha causato nel fine settimana morti, dispersi e sfollati nel golfo di Napoli, nella Legge di Bilancio nasce un nuovo «Fondo per il contrasto al consumo di suolo», finanziato con 10 milioni nel 2023, 20 milioni nel 2024, 30 milioni di euro nel 2025 e 50 milioni di euro all’anno nel biennio 2026-2027; nella relazione tecnica della bozza della manovra sono riportati i dati dell’ultimo rapporto Ispra, dal quale «risulta che, al 2021, 2,15 milioni di ettari di suolo sono stati trasformati per realizzare beni e attività antropiche, corrispondente al 7,13% del territorio nazionale», portando ad un incremento annuale di consumo di suolo pari a circa «6.000 ettari, corrispondente a circa 16 ettari al giorno», si legge.

 

Equo compenso: ipotesi di via libera alla Camera entro l’anno

Equo compenso: ipotesi di via libera alla Camera entro l’anno

La proposta di legge a prima firma di Giorgia Meloni

Una «partita» da chiudere prima possibile, almeno in uno dei due rami del Parlamento: è quella che si profila sulle norme concernenti l’equo compenso per i liberi professioni iscritti ad Ordini e Collegi (fra cui i periti industriali e i periti industriali laureati), dopo che la commissione Giustizia della Camera ha iniziato ad esaminare le proposte legislative. E non sono mancate sorprese: alla iniziativa legislativa che porta la prima firma del presidente del Consiglio Giorgia Meloni (che l’ha depositata il 13 ottobre, una decina di giorni prima di ricevere dal capo dello Stato Sergio Mattarella l’incarico di formare il governo di centrodestra, e che porta la seconda firma dell’attuale ministro delle Politiche agricole Francesco Lollobrigida), se ne accostano finora altre tre, su impulso dei deputati di Azione-Iv Enrico Costa, di Fi Giorgio Mulè e della Lega Jacopo Morrone. Ma è il testo della leader di FdI che, stando a quanto confermano diverse fonti, dovrebbe avere la corsia preferenziale, affinché possa esser varato, in prima lettura, a Montecitorio, prima della pausa dei lavori per le festività di Natale.

Il punto di vista del Centro Sinistra

Il centrosinistra, però, intende dire la sua sulla giusta remunerazione dei liberi professionisti. E lo fa con la parlamentare che, insieme all’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando, si applicò per inserire nel nostro ordinamento, nel 2017, il principio dell’equo compenso. Si tratta della vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera, Chiara Gribaudo del Pd, che ha annunciato l’imminente presentazione di una proposta di legge sull’equo compenso dei professionisti, sostenendo, dal palco del convegno dell’Int (Istituto nazionale tributaristi), a Roma, che occorre prestare «attenzione», visto che «è in atto un tentativo di accelerazione» sul testo al vaglio della Commissione Giustizia di Montecitorio, che ricalca quello del centrodestra che ha sfiorato l’approvazione prima della caduta del governo di Mario Draghi, a fine luglio. La parlamentare del centrosinistra ha denunciato quella che ha definito «una sgrammaticatura istituzionale», ossia «la decisione della premier di depositare, ad ottobre il testo a sua prima firma, alla Camera», nel quale «restano le stesse criticità delle norme che aveva presentato nella passata Legislatura». Le tutele, è l’opinione di Gribaudo, vanno date «senza distinzione fra professionisti ordinistici e non ordinistici”, è «la qualità del lavoro e la competenza che vanno salvaguardate», invece, «con la proposta di legge di FdI, che dà uno strapotere sanzionatorio agli Ordini e non include i lavoratori autonomi non ordinistici, c’è il rischio di tornare ad una visione conservativa delle professioni che non ci aiuterà, viste le evoluzioni del mercato del lavoro», ha aggiunto.

Nel frattempo, le relatrici in Commissione Giustizia, le deputate di FdI e della Lega Carolina Varchi e Ingrid Bisa, hanno fatto sapere che c’è la volontà da parte di tutti i gruppi «di procedere speditamente, perché gli approfondimenti sono stati già fatti nella scorsa Legislatura», quando fu svolto un ampio ciclo di audizioni. Quindi, questa fase verrà saltata, anche se «se qualcuno vorrà mandare il proprio contributo, sarà bene accolto ed esaminato».

Energia, pronta la proposta europea per il «tetto» ai prezzi

Energia, pronta la proposta europea per il «tetto» ai prezzi

Domani il confronto fra i ministri degli Stati membri

L’idea è quella di attivare il «tetto» relativo ai costi energetici solamente in caso di emergenza, ma la proposta deve (ancora) passare al vaglio delle nazioni europee: i governi, infatti, dovranno trovare l’accordo, e potranno iniziare il dialogo sin dal confronto che si terrà domani, giovedì 24 novembre, tra i ministri dell’Energia.

Ma quali sono le linee del disegno legislativo della Commissione Ue sul cosiddetto «price cap»?

Innanzitutto, si apprende, il «tetto» proposto da Bruxelles può scattare solo se il prezzo del gas sul Ttf di Amsterdam supera i 275 euro per megawattora per due settimane, e quando lo spread, rispetto ai prezzi di riferimento del Gnl sui mercati globali, oltrepassa i 58 euro per dieci giorni di scambi. Il meccanismo messo a punto a livello comunitario, inoltre, può essere attivato dal 1° gennaio 2023 ma, per azionarlo, la Commissione dovrà richiedere un parere alla Bce (Banca centrale europea), all’Esma (l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati) e all’Esrb (Comitato europeo per il rischio sistemico) in merito agli impatti sulla sicurezza degli stock, sui flussi e sulla stabilità finanziaria.

Stando alla proposta di Bruxelles, poi, il «tetto» avrà validità di un anno, con una clausola di revisione al 1° novembre 2023 nell’eventualità vi sia la necessità di fissare un’eventuale proroga. Ed è limitato a un solo prodotto future (prodotti Ttf mensili), laddove gli Stati membri devono notificare entro due settimane dalla sua attivazione quali misure hanno adottato per ridurre i consumi di gas ed elettricità.

La commissaria Ue all’Energia Kadri Simson. annunciando la nuova proposta legislativa, ha spiegato di essere a conoscenza del fatto che l’Unione europea «paga prezzi molto elevati per il gas» e, nonostante i prezzi siano scesi, «restiamo esposti a delle dinamiche speculative» sui costi dell’energia, chiarendo che «il nostro non è un intervento regolativo per fissare il prezzo del gas ma un meccanismo di ultima istanza che scatta» a certe condizioni e, comunque, «quando il prezzo predefinito del gas supera i 275 euro per megawattora per due settimane». Quanto al nostro ministro della Transizione energetica Gilberto Pichetto, «bene che ci sia una proposta concreta. Importante sarà capire le modalità», ha aggiunto, ricordando che giovedì «vedremo», con riferimento all’imminente consiglio straordinario Ue dell’energia.

Nel nostro Paese l’emergenza approvvigionamento di materie prime è stata, nelle ultime ore, affrontata da Confartigianato che ieri, nel giorno della sua assemblea, cui ha preso parte il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a Roma, ha presentato un dossier dal titolo «Imprese nell’età del chilowatt-oro». Quest’anno, si legge nel testo, «il caro-energia costa alle piccole aziende 23,9 miliardi in più rispetto al 2021. I rincari pesano per 18 miliardi di maggiori costi per l’elettricità e con 5,9 miliardi per il gas» E, si chiude l’analisi della Confederazione, «il prossimo anno cittadini e imprenditori italiani pagheranno 42,2 miliardi di maggiori tasse rispetto alla media dell’Eurozona, pari a 711 euro pro capite».

Lavoratori autonomi «non ordinistici»: aumentati ma con reddito in calo

Lavoratori autonomi «non ordinistici»: aumentati ma con reddito in calo

I dati presentati nel convegno di Confcommercio professioni

È l’altro lato della «medaglia» del segmento dell’occupazione indipendente della nostra Penisola: è composto da lavoratori iscritti ad associazioni (e non ad Ordini e Collegi professionali) che versano i contributi alla Gestione separata dell’Inps e, negli ultimi dodici anni, è cresciuto vertiginosamente, arrivando alla soglia delle 444.000 unità. Sono gli autonomi disciplinati dalla legge 4 del 2013, protagonisti del convegno odierno, a Roma, promosso da Confcommercio professioni, che ha messo in evidenza come siano, nel tempo, quasi raddoppiati (+95,5% dal 2008 al 2020). E se questo appare un esito «eccezionalmente positivo, confermato anche dal +3,6% del 2020 sul 2019, non compromesso dal Covid che ha, invece, inciso significativamente nella perdita di ordinistici (-2,3% tra il 2008 e il 2020)», si apprende, stando alle rilevazioni della Confederazione di piazza G. G. Belli, che all’incremento occupazionale delle nuove professioni «fa, tuttavia, da contraltare la questione del valore aggiunto prodotto e, quindi, del reddito», visto che quello complessivamente generato dai «non ordinistici» sale «di quasi un terzo in dodici anni, mentre quello pro capite si sta abbassando ed è pari a 14.205 euro nel 2020 (-33,8% sul 2008, dove un terzo di questa contrazione si concentra nell’anno della pandemia)».

Come si verifica

Il fenomeno è spiegato così: ciò si verifica «non tanto perché scende il reddito dei singoli professionisti ma soprattutto a causa del tumultuoso ingresso di nuovi soggetti che naturalmente entrano con un reddito più basso rispetto alla media e che, dunque, compensano oltre misura l’eventuale crescita del reddito dei singoli professionisti nel corso del tempo. In sostanza, visto che il periodo considerato è il peggiore della storia economica per variazione del Pil pro capite, i professionisti che già stavano sul mercato registrano un reddito stagnante, mentre quelli che entrano hanno un reddito inferiore alla media», si segnala.

Il comparto, ha spiegato la presidente di Confcommercio professioni Anna Rita Fioroni, si avvale di figure «tradizionali», quali amministratori di condominio, guide turistiche ed optometristi, ma anche di profili «emergenti», come designer, influencer, consulenti aziendali, wedding planner e welness coach. Circa la metà di questi occupati, si apprende, svolge attività scientifiche e tecniche ad alta specializzazione (219.000), però a registrare incrementi più elevati sono le attività dei servizi alla persona, dell’istruzione, dell’assistenza sociale e del tempo libero. Sanità e assistenza sociale danno lavoro a 72.000 professionisti, seguono parimerito altri tre settori (con 27.000 unità ciascuno): informazione, istruzione e attività di intrattenimento, o sport.

Calderone promette interventi sul welfare

Per il ministro del Lavoro Marina Calderone, che ha inviato un messaggio all’evento, i temi della previdenza e del welfare, messi in luce da Fioroni, richiedono «una risposta tempestiva, al pari dei molti altri che proprio in questi giorni abbiamo iniziato a valutare nel tavolo del lavoro autonomo».

Lavoro autonomo: Calderone coglie le sfide

Lavoro autonomo: Calderone coglie le sfide

Provvediento sull’equo compenso

Una «corsia veloce» per il provvedimento sull’equo compenso per le prestazioni dei liberi professionisti, sulla scia di quanto era stato previsto nella XVIII Legislatura, nel testo a prima firma della leader di FdI (adesso presidente del Consiglio dei ministri) Giorgia Meloni: è uno dei capitoli principali emersi dall’incontro che oggi pomeriggio, nella sede del dicastero di via Veneto, il ministro del Lavoro Marina Calderone ha avuto con le rappresentanze del mondo dell’occupazione indipendente, ossia l’Adepp (l’Associazione degli Enti di previdenza privati e privatizzati) guidata da Alberto Oliveti, ProfessionItaliane (in rappresentanza degli Ordini aderenti al Cup e alla Rpt, di cui fa parte il Consiglio nazionale dei periti industriali), coordinata da Armando Zambrano e Confprofessioni, che ha al vertice Gaetano Stella. A seguire, poi, sono stati ascoltati anche i presidenti del Consiglio nazionale dei commercialisti e del Consiglio nazionale forense Elbano de Nuccio e Maria Masi.

I punti salenti della riunione

È stato lo stesso ministro ad elencare, alla fine della riunione del tavolo sul lavoro autonomo, i punti salienti condivisi con i partecipanti: aggregazioni tra professionisti, equo compenso, previdenza, sussidiarietà, formazione e orientamento, chiedendo «delle proposte e delle riflessioni da affrontare con un’agenda fitta di appuntamenti per i molti argomenti emersi durante l’incontro, lavorando in parallelo con la rappresentanza delle professioni regolamentate e quella delle professioni non ordinistiche (disciplinate dalla legge 4/2013) che verranno ascoltate domani, martedì 15 novembre». Obiettivo dichiarato dell’esponente governativa «è quello di cogliere le sfide di questo tempo e di come rispondere con soluzioni pragmatiche alle tante sollecitazioni in atto. Lavoriamo per obiettivi e su aspetti concreti, dando attuazione a quel tavolo per gli autonomi previsto dalla legge n. 81/2017: un punto di partenza per ripensare il rapporto delle professioni con le istituzioni e la collettività», ha aggiunto.

Ampia la soddisfazione dei convocati, per un dialogo avvenuto, è stato messo in evidenza, pochi giorni dopo l’insediamento dell’Esecutivo di centrodestra. «Finalmente», è stato il commento di uno dei membri della delegazione di ProfessionItaliane, il numero uno del Consiglio nazionale del Notariato Giulio Biino, «c’è un ministro che ha attenzione verso il lavoro autonomo». L’equo compenso, ha raccontato, «è uno dei primi temi a cui ci ha detto che si dedicherà», ma fra gli argomenti toccati ci sono «il welfare per i professionisti, finalmente l’attenzione alla sostenibilità e alla sussidiarietà delle professioni, l’attenzione al mondo delle Società fra professionisti», per le quali il ministro, ha proseguito il vertice dei notai, ha affermato di voler intervenire sulla «stortura» del doppio contributo integrativo.

Stella, infine, ha riferito che Calderone ha dichiarato «la sua piena disponibilità ad affrontare i temi emersi durante l’incontro odierno, preannunciando che verrà convocato un nuovo tavolo dopo l’approvazione della Legge di Bilancio», entro la fine del 2022.

 

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