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Manovra economica, le imprese chiedono più sforzi al governo per la crescita

da | 13 Ott 2025 | In evidenza, Primo piano

Dalla Confindustria all’Ance, si invocano risorse e «coraggio» nella Legge di Bilancio

Autunno, stagione di programmazione finanziaria per l’anno a venire, nella quale il governo stila il documento e, a seguire, i protagonisti dell’economia del tessuto produttivo nazionale esprimono le loro istanze: nelle ultime ore è (ri)partito il «valzer» degli organismi che, ricevuti a Palazzo Chigi, hanno esternato critiche e potenzialità del testo. A Milano, nel corso dell’assemblea di Assolombarda, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha affermato oggi che «manca molto la parola crescita nella Legge di Bilancio che stiamo affrontando», termine, ha proseguito, che «è fondamentale per creare certezza. Apprezzo il lavoro fatto dal ministro Giancarlo Giorgetti sul contenimento dei conti pubblici. Ma la crescita si fa con investimenti. Investimenti che ci servono per essere competitivi. Noi abbiamo l’obbligo per essere più competitivi», ha aggiunto. E il numero uno di Assolombarda Alvise Biffi ha rincarato la dose, sostenendo che «serve più coraggio: il momento è adesso. Ci aspettiamo di più da parte del governo sul fronte dell’innovazione: è fondamentale spostare tutte le risorse possibili per generare investimenti su una partita chiave per la competitività e per la crescita», ha detto, spiegando, a seguire, che per «restituire un paragone concreto nel 2024 il governo tedesco ha dedicato fondi alla ricerca e sviluppo per 44,9 miliardi di euro, noi appena 13,5. Dobbiamo cominciare a colmare» tale divario.

A Roma, a Palazzo Chigi, invece, Confcommercio ha fatto sapere che «il quadro di crescita delineato nel Documento programmatico di finanza pubblica resta improntato alla cautela, con un incremento tendenziale del Pil pari allo 0,5% nel 2025 e allo 0,7% nel 2026 e previsioni prudenziali anche per il biennio successivo. Pur in presenza di un’inflazione stabile e di un’occupazione in aumento, la fiducia delle famiglie resta fragile condizionando la dinamica dei consumi», è stato puntualizzato, parlando, a seguire, dell’urgenza di una riforma fiscale che porti a «ridurre la seconda aliquota Irpef dal 35% al 33%, innalzare il corrispondente scaglione di reddito da 50.000 euro a 60.000 euro, e valutare interventi di alleggerimento del prelievo fiscale sugli aumenti contrattuali e sulle tredicesime».

Quanto, invece, ai costruttori, l’Ance ha messo in risalto di attendere «un intervento sulle vere emergenze sociali: quella della casa e del rischio idrogeologico», laddove sulla prima «abbiamo una proposta che cerca di rispondere all’esigenza molto ampia della popolazione: delle famiglie meno abbienti e anche alla classe media. Suggeriamo di reinvestire sulle case popolari, di mettere in gioco gli immobili statali come quelli di Cdp e del Demanio per dare casa alla classe media e proponiamo un partenariato pubblici-privati con la garanzia dello Stato per ampliare l’offerta», ha affermato il vertice dell’associazione.

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