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Primo «via libera» del Senato alla riforma delle professioni

da | 4 Ago 2026 | Primo piano

Il testo, che riguarda 15 categorie, fra cui i periti industriali, va alla Camera

È arrivato il «sì» dell’Aula del Senato (con 81 voti a favore, nessuno contrario e 50 astenuti fra le opposizioni) al disegno di legge delega per la riforma delle professioni di 15 categorie, fra cui quella dei periti industriali e dei periti industriali laureati (1663); il testo adesso passa all’esame della Camera.

Per il ministro del Lavoro Marina Calderone, che ha firmato il provvedimento con il collega della Giustizia Carlo Nordio ed era presente nell’Assemblea di Palazzo Madama, è «una grossa opportunità che guarda al futuro delle professioni, comprendendo anche come, in questo momento, le professioni sono interessate da grandi mutazioni legate a tanti fattori, tra cui l’impatto dell’intelligenza artificiale, ma ancor di più la necessaria dinamica di alternanza e quindi di ricambio generazionale perché deve consentire a tanti giovani e a tante giovani donne di poter entrare nel circuito professionale».

Per la titolare del dicastero di via Veneto le categorie ordinistiche sono per l’Italia «garanzia di efficienza, di qualità, di tutela, di sostegno, di professionalità e anche certamente garanzia e presidio di deontologia e quindi di attenzione a un rispetto delle norme che vuol dire rispettare quelli che sono i diritti dei cittadini e l’affidamento fiduciario dei cittadini nei professionisti».

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Fra le principali correzioni apportate dalla commissione Giustizia del Senato al testo che (vale la pena ricordarlo) prevede che il governo emani una serie di decreti attuativi, esercitando così la delega per la revisione dei criteri e delle caratteristiche delle 15 professioni, una, in particolare, appare rilevante per la componente giovanile: il tirocinio per l’accesso alle professioni ordinistiche si avvicina a un riconoscimento economico più chiaro, visto che un emendamento ha introdotto il rimborso delle spese sostenute dal praticante per conto dello studio e apre alla possibilità di un’indennità, o di un compenso collegati all’attività svolta.

In sintesi, il testo mette «nero su bianco» il rimborso delle spese sostenute dal tirocinante per conto dello studio, oppure del professionista ospitante, la possibilità di riconoscere un’indennità, o un compenso per l’attività svolta durante la pratica, la richiesta di un apposito contratto per disciplinare il riconoscimento economico e la commisurazione dell’importo all’effettivo apporto professionale dato nell’esercizio delle prestazioni, nonché l’esclusione degli Enti pubblici dalla previsione su indennità e compenso.

A seguire, per stimolare sempre più l’ingresso nel mercato libero-professionale delle «nuove leve», una proposta di modifica su cui è stato acceso il «semaforo verde» mira a rimuovere gli ostacoli previdenziali che frenano lo sviluppo delle aggregazioni, in particolare sul fronte delle Società tra professionisti (Stp), con l’obiettivo di superare l’attuale meccanismo che in molte Casse pensionistiche private genera una duplicazione del contributo integrativo a causa della doppia fatturazione, prima dalla Stp verso il cliente poi dal socio professionista alla Società, pur trattandosi della medesima prestazione professionale.

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