Acceso dibattito nella maggioranza. La legge di bilancio cambia ancora
Una notte di litigi, con la minaccia di uscire dalla maggioranza. La Lega alza la voce sulle pensioni e, ad oggi, sembra vincere su tutta la linea, costringendo il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti a un passo indietro. Al centro dello scontro ci sono le misure previdenziali inserite nella nuova versione della manovra, in particolare la stretta sul riscatto della laurea e l’allungamento delle finestre tra il ritiro dal lavoro e l’erogazione dell’assegno pensionistico. Le opposizioni parlano di «un governo che non c’è più» e chiedono a Giorgetti di riferire in Parlamento. Nel frattempo, tra gli emendamenti riformulati spunta anche il condono edilizio, destinato a riaccendere le polemiche.
È il 19 dicembre e la manovra è tutt’altro che definita. I tempi sono stretti: il testo è atteso in Aula al Senato lunedì 22 dicembre, per arrivare al voto finale il giorno successivo. Fino a poche settimane fa, però, il percorso sembrava lineare, con un provvedimento poco divisivo e forse non ambizioso, ma apparentemente in grado di superare l’esame parlamentare senza particolari scosse. Negli ultimi giorni, invece, l’esecutivo ha rimesso mano a una parte rilevante del testo per reperire altri 3,5 miliardi da destinare a sconti alle imprese e ad altre misure.
Tra gli interventi più contestati figurano proprio quelli previdenziali. Da un lato, l’allungamento delle finestre temporali tra la cessazione dell’attività lavorativa e il percepimento dell’assegno pensionistico, con risparmi significativi per lo stato. Dall’altro, la penalizzazione sul riscatto della laurea: in sostanza, non tutti gli anni riscattati sarebbero stati considerati ai fini della riduzione dell’età pensionabile, inizialmente per sei mesi, fino a un massimo di due anni e mezzo. Il tutto con effetto retroattivo.
Misure giudicate irricevibili dalla Lega, che nella notte tra il 18 e il 19 dicembre ha seriamente minacciato di uscire dalla maggioranza, contestando apertamente l’operato di Giorgetti (che, va ricordato, appartiene allo stesso partito). Da qui il dietrofront del governo, salutato con entusiasmo da Claudio Borghi, relatore della manovra: «Da adesso però forse sarà chiaro che se la Lega dice no è no», ha scritto su X.
Le tensioni, però, non si esauriscono. Anzi, rischiano di intensificarsi. L’ultimo fronte riguarda la possibile riapertura del condono edilizio del 2003, che sarebbe inserita tra gli emendamenti riformulati dal governo. La nuova formulazione consentirebbe la sanatoria di tutte le tipologie di illecito previste, dalle opere realizzate in assenza o in difformità dal titolo abitativo agli interventi di manutenzione straordinaria, inclusi i restauri, purché́ non si tratti di abusi riconducibili a soggetti condannati o di interventi non compatibili con la normativa antisismica, con vincoli di tutela del territorio o realizzati su monumenti nazionali. «Stanno riprovando ad inserire il condono, ma su questo naturalmente non siamo disponibili, faremo le barricate perché venga ritirato», ha dichiarato il capogruppo M5s al Senato Stefano Patuanelli.









