La competitività nel Consiglio Ue di giovedì, Italia e Germania sempre più vicine

da | 10 Feb 2026 | In evidenza, Primo piano

L’Europa ha attuato «solo il 15% delle raccomandazioni» del dossier di Mario Draghi

Un rafforzamento dell’Europa dall’interno sotto l’«egida» di Giorgia Meloni e Friedrich Merz: è quel che la nuova asse fra Roma e Berlino punta a realizzare, grazie ad un deciso riavvicinamento delle posizioni fra i due leader che vorrebbero (anche) evitare lo strappo con l’America di Donald Trump, e accreditarsi quali guide delle due «principali nazioni industriali europee», mettendo un po’ in ombra l’alleanza tra Francia e Germania.

E marcando così il distacco con la tentazione di una Ue più autonoma e protezionista sostenuta dal capo dell’Eliseo Emmanuel Macron.

E, in questo panorama, gli occhi sono già puntati il ritiro informale dei capi di Stato e di governo dei 27 Paesi membri del Vecchio Continente, che si terrà giovedì 12 febbraio nel castello medievale di Alden Biesen (nei dintorni di Bruxelles).

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L’incontro avrà come fulcro la competitività europea nell’attuale scenario convulso, fra le pressioni della Cina e le mosse degli Usa che hanno da tempo imposti dazi su una serie di beni importati. All’iniziativa, convocata dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, parteciperanno due nostri ex presidenti del Consiglio dei ministri, Mario Draghi e Enrico Letta, entrambi forti di propri dossier che verranno analizzati dagli attuali vertici delle nazioni presenti.

In particolare, sono già ampie le valutazioni che si stanno effettuando sul lavoro realizzato dallo European Policy Innovation Council dell’ex numero uno tecnico di palazzo Chigi e della Bce (la Banca centrale europea, di cui ha retto le redini fino al 2019), che si sono focalizzate sulla lentezza con cui sta procedendo l’Europa nel percorso riformatore, sottolineando che solamente il 15% delle raccomandazioni sono state finora attuate (nessuna, peraltro, sul versante del mercato unico).

La premessa di Costa, nel suo invito ai leader dei 27, è stata netta: «Dobbiamo fare di più per ridurre efficacemente le barriere nazionali e rendere il quadro normativo – a tutti i livelli, compreso quello europeo – più favorevole agli investimenti, all’innovazione e alla crescita delle imprese», laddove, ha aggiunto, bisogna fornire un «potente motore di semplificazione sia per i cittadini, sia» per il mondo produttivo. Quanto verrà discusso nel ritiro di giovedì tornerà il mese prossimo al centro delle discussioni dei leader al prossimo vertice (questa volta formale) del 19 e 20 marzo.

Infine, nelle ultime ore, Macron, intervistato da alcuni quotidiani, ha sottolineato che vi sono «tre battaglie da condurre, nella sicurezza e nella difesa, nelle tecnologie della transizione ecologica e nell’intelligenza artificiale e nel quantico», comparti «nei quali investiamo molto meno rispetto a Cina e Stati Uniti». Per il presidente francese «Draghi stimava in 800 miliardi di euro all’anno i bisogni di investimenti pubblici e privati nelle tecnologie verdi e digitali. Se aggiungiamo la difesa e la sicurezza, arriviamo circa a 1.200 miliardi all’anno», ha concluso.

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