Governo, Tajani (e non Meloni) in Parlamento sul «Board of peace for Gaza»

da | 16 Feb 2026 | In evidenza, Primo piano

Schermaglie fra maggioranza e opposizione anche sul referendum sulla giustizia

Il futuro del Medio Oriente, a seguito del conflitto fra israeliani e palestinesi, è fra le tematiche sotto i riflettori del governo italiano che, in vista dell’illustrazione in Parlamento (domani, martedì) della posizione del Paese quale osservatore nel «Board of peace for Gaza», non sarà rappresentato dalla premier Giorgia Meloni, bensì dal ministro degli Affari esteri Antonio Tajani.

E la scelta ha generato le proteste della minoranza, che ha parlato di decisione «irrituale», condannando l’idea, ritenuta «un disegno di distruzione del diritto internazionale».

Nel frattempo, si è appreso che, nella prima riunione dell’organismo, il 19 febbraio a Washington, il presidente americano Donald Trump annuncerà un piano di ricostruzione multimiliardario per Gaza e che diverse nazioni intendono fornire diverse migliaia di soldati alla forza di stabilizzazione che dovrebbe essere schierata nella Striscia nei prossimi mesi; al summit dovrebbero partecipare delegazioni provenienti da almeno 20 paesi, tra cui molti capi di Stato e anche la Commissione europea, con la responsabile per il Mediterraneo Dubravka Suica. Stando al «New York Times», per ora gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi hanno promesso ciascuno oltre 1 miliardo di dollari al «Board», mentre sono in corso trattative con il Kuwait per i finanziamenti all’iniziativa.

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Sul referendum costituzionale confermativo sulla giustizia

Nel frattempo, sul referendum costituzionale confermativo sulla giustizia del 22 e del 23 marzo prossimi, i toni si sono fortemente alzati, a seguito delle parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio che, intervistato da un quotidiano, si è scagliato contro i membri togati del Csm (Consiglio superiore della magistratura), nel quale, sono state le espressioni usate, le correnti dei giudici avrebbero creato «un sistema paramafioso», sostenendo, poi, che vi è «una consorteria autoreferenziale che solo il sorteggio può eliminare», laddove i magistrati iscritti all’Anm (Associazione nazionale magistrati) «sono il 97%. Una percentuale bulgara. Perché se non ti iscrivi non fai carriera».

Non si sono fatte attendere le repliche delle opposizioni. Per la segretaria del Partito democratico Elly Schlein «paragonare i giudici ai mafiosi è un insulto insopportabile alla memoria di uomini come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Rosario Livatino, Rocco Chinnici, Cesare Terranova e tanti altri che hanno servito lo Stato pagando con la vita. Parole come quelle di Nordio rischiano conseguenze enormi. È irresponsabile che il governo alzi lo scontro istituzionale in questo modo», si è sfogata in un colloquio con un quotidiano, aggiungendo che «se si sceglie la strada della delegittimazione e della contrapposizione permanente, si mette a rischio la fiducia dei cittadini nelle istituzioni».

Infine, a seguito dei recenti episodi di sabotaggio alle linee ferroviarie (che hanno causato ritardi e disagi nella circolazione dei treni nello scorso fine settimana), il governo ha convocato una riunione al Viminale con il ministro Matteo Piantedosi e i vertici di intelligence, forze di polizia e Fs per individuare misure di prevenzione degli attacchi.

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