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Una convenzione tra Consiglio nazionale Notai e banche che attua la normativa

Garantire l’equo compenso nelle operazioni di surroga con le banche, attuando quanto previsto dalla legge approvata l’anno scorso (legge 49/2023) e cercando di ovviare alle problematiche applicative legate ai parametri ministeriali, che spesso non sono in linea con le richieste del mercato. Sono questi i principali obiettivi delle convenzioni siglate tra il Consiglio nazionale del notariato e quattro diversi istituti bancari, annunciate in un evento sabato 21 settembre dal presidente Giulio Biino e poi confermata in toto dallo stesso Consiglio, con una nota diffusa il 26 settembre. “A poco più di un anno dall’entrata in vigore della legge sull’equo compenso, che intende garantire un compenso commisurato al valore della prestazione ai professionisti che si interfacciano con specifiche imprese – individuate per natura, dimensioni o fatturato – e con la pubblica amministrazione o società a partecipazione pubblica, il Consiglio nazionale del notariato (Cnn) è il primo ordine professionale ad aver dialogato e concluso i primi accordi”, si legge nella nota.

L’obiettivo della convenzione è creare una prassi comune, relativamente alla portabilità dei mutui su tutto il territorio nazionale, volta a:

– contenere i costi e i tempi delle procedure, “tutelando il rilievo sociale della surroga che riguarda soprattutto cittadini e famiglie che hanno contratto mutui per l’acquisto della prima casa”;

– “garantire un compenso proporzionato alla qualità e quantità del lavoro svolto dai notai”.

Questo accordo con i quattro istituti di credito, della durata di un anno e rinnovabile nel tempo, sarà operativo dai primi giorni di ottobre 2024. Sono contemporaneamente in corso interlocuzioni con tutti gli altri istituti di credito operanti sul territorio nazionale.

La convenzione, come detto, è parte integrante della nuova normativa sull’equo compenso.

In particolare, è l’articolo 6 della legge 49/2023 a prevedere la possibilità di stipulare convenzioni tra consigli nazionali e alcuni dei cosiddetti “clienti forti” (banche, assicurazioni, grandi imprese, pubblica amministrazione) nelle quali delimitare gli importi dei compensi.

Le convenzioni, infine, si rendono necessarie anche per un altro aspetto appena accennato, ovvero la difficile applicabilità di alcuni dei parametri ministeriali sui compensi. A volte, essi sono troppo alti e non in linea con le richieste del mercato.

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