Le misure riguardano habitat terrestri, marini e d’acqua dolce, agricoltura, foreste, impollinatori e aree urbane. La CE, nei prossimi sei mesi, esaminerà potrà formulare osservazioni e indicazioni
Il MASE ha pubblicato, nella pagina dedicata, la bozza del Piano Nazionale di Ripristino della Natura (PNR) trasmessa alla Commissione europea, in attuazione del Regolamento (UE) 2024/1991 sul ripristino della natura.
La documentazione pubblicata comprende il testo della bozza del Piano e una tabella di sintesi delle misure previste, predisposta per rendere più agevole la consultazione dei contenuti e degli interventi individuati.
La bozza entra ora nella fase di valutazione da parte della Commissione europea, che nei prossimi sei mesi esaminerà il documento e potrà formulare osservazioni e indicazioni. Gli esiti di questa fase contribuiranno al successivo lavoro di affinamento e completamento del Piano, in vista della definizione della versione finale.
Il PNR definisce la strategia italiana per recuperare gli ecosistemi degradati in attuazione del Regolamento (UE) 2024/1991. Le misure riguardano habitat terrestri, marini e d’acqua dolce, agricoltura, foreste, impollinatori e aree urbane.
Assumono particolare rilievo gli obiettivi sul verde urbano, sulla copertura arborea, sul contenimento del consumo di suolo e sulla riqualificazione ecologica. Il documento costituisce una base di pianificazione ancora in evoluzione, con misure, localizzazioni e fabbisogni finanziari da consolidare.
Il quadro europeo e le priorità italiane
Il Piano attua il Regolamento (UE) 2024/1991, che punta a recuperare gli ecosistemi degradati e a rafforzare la biodiversità, con obiettivi progressivi fino al 2050. L’Italia presenta una notevole varietà di ambienti naturali, ma deve affrontare pressioni dovute al consumo di suolo, alla frammentazione degli habitat, all’inquinamento, alle modifiche delle pratiche agricole e ai cambiamenti climatici.
Fino al 2030, il documento concentra gli interventi sugli habitat di interesse europeo presenti nella Rete Natura 2000, che interessa circa il 19,4% del territorio terrestre nazionale e il 6,4% delle acque marine. Successivamente, le azioni saranno progressivamente estese anche ad altre aree, sulla base dei risultati dei monitoraggi.
Chi coordina il Piano e come sarà attuato
La responsabilità del coordinamento è affidata al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), con il supporto tecnico-scientifico di ISPRA e CREA.
L’attuazione coinvolge Regioni, Province autonome, enti gestori delle aree protette e dei siti Natura 2000, Autorità di bacino e altre amministrazioni competenti. Il modello prevede una collaborazione tra livelli istituzionali, con banche dati interoperabili, indicatori comuni e monitoraggi periodici.
Il Piano sarà gestito attraverso un processo continuo di programmazione, realizzazione degli interventi, verifica dei risultati e aggiornamento delle misure. I dati confluiranno nel National Biodiversity Network, per valutare l’efficacia delle azioni e correggere quelle che non producono i risultati attesi.
Verde urbano e consumo di suolo
L’obiettivo è evitare, entro il 2030, una perdita netta di spazi verdi urbani e copertura arborea rispetto alla situazione di riferimento. Dal 2031 dovrà invece essere perseguita una tendenza al loro incremento.
Le misure comprendono la riqualificazione e l’ampliamento delle aree verdi, l’incremento degli alberi, il recupero dei suoli artificializzati e il miglioramento della funzionalità ecologica degli spazi urbani. Sono interventi che si collegano alla rigenerazione urbana, al contrasto delle isole di calore e all’adattamento climatico.
Fiumi, foreste, agricoltura e impollinatori
Il ripristino riguarda anche gli ecosistemi terrestri, costieri e d’acqua dolce, oltre a quelli marini. Le azioni previste comprendono il recupero di dune e habitat costieri, la riqualificazione della vegetazione lungo i corsi d’acqua, la riconnessione dei fiumi con le pianure alluvionali e la rimozione di barriere artificiali obsolete.
Per le foreste sono promosse forme di gestione più vicine ai processi naturali, con interventi volti a migliorare la diversità strutturale e la connettività ecologica. In agricoltura, il Piano punta a favorire pratiche estensive e biologiche, tutelando elementi del paesaggio come siepi, filari, stagni, boschetti e muretti a secco.
Un’altra priorità è arrestare il declino degli impollinatori, attraverso il ripristino degli habitat e il monitoraggio delle popolazioni. Per questi ultimi è previsto l’avvio di un sistema standardizzato di rilevazione dalla primavera 2027. Nel settore marino, invece, le misure si integrano con la rete Natura 2000 e con le attività di mappatura degli habitat sottomarini.
Risorse economiche e misure ancora da consolidare
Il quadro finanziario non è ancora definitivo. Il Piano distingue le spese una tantum da quelle ricorrenti e ripartisce i costi in relazione alle diverse tipologie di ecosistema e ai periodi di attuazione.
Circa il 33% delle misure è ancora privo di una stima economica, per cui il fabbisogno complessivo potrà aumentare con il completamento delle valutazioni. Tra le fonti già utilizzate figurano programmi europei, PNRR, Politica agricola comune e fondi nazionali e regionali.
Nell’ambito dell’Accordo per la coesione MASE-FSC 2021-2027 risultano già assegnati oltre 82,4 milioni di euro alla linea dedicata all’attuazione del Piano. Si tratta di risorse già allocate, non di una quantificazione del costo totale necessario a realizzare tutti gli interventi.















