Nel decreto Accise una norma per velocizzare le infrastrutture energetiche di interesse nazionale
Ricordate il referendum sulle trivelle? Oltre dieci anni fa, nell’aprile 2016, l’Italia, come spesso accade durante le tornate elettorali, era impegnata in una discussione accesa sulla possibilità di fermare la durata illimitata delle concessioni per l’estrazione di idrocarburi entro le 12 miglia dalla costa. Grandi polemiche, ma pochi voti, visto che l’affluenza si fermò al 31,19%. Eravamo nella legislatura dei governi Letta, Renzi e Gentiloni, con l’attuale maggioranza all’opposizione. E dopo circa un decennio, sul versante trivelle gli umori sono molto cambiati. Tanto che ora sarà «punita» l’inerzia delle regioni che non risponderanno nei termini previsti: 60 giorni, o anche 30 in alcuni casi, trascorsi i quali potrà essere nominato un commissario. A prevederlo, il nuovo decreto approvato in Cdm sul taglio delle accise.
Un commissario, quindi, nelle regioni ritardatarie sul fronte delle trivelle. O, più precisamente, per «lo svolgimento di attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi su terraferma, ivi inclusi quelli relativi alla perforazione di pozzi, al rilascio, alla proroga o alla modificazione di permessi di ricerca e di concessioni di coltivazione di idrocarburi». Se la regione interessata non si è espressa sull’intesa entro 45 giorni dalla ricezione della documentazione, la presidenza del Consiglio e il Mase assegneranno un termine non superiore a 60 giorni per provvedere, che scende a 30 in caso di «procedimento unico» di cui all’articolo 16, comma 6, del decreto-legge 1° marzo 2022, n. 17, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 aprile 2022, n. 34.
Nel frattempo, sarà avviata un’interlocuzione tra la regione e il ministero, con l’obiettivo di «acquisire le ragioni del ritardo e ogni elemento utile affinché la regione medesima si esprima sull’intesa». Un confronto che, però, non sospende il decorso del termine assegnato.
E cosa succede se la regione continua a non esprimersi? L’inerzia, come detto, sarà «punita» con la nomina di un commissario. Per non «compromettere il tempestivo svolgimento di attività di interesse strategico nazionale concernenti la sicurezza energetica, la continuità degli approvvigionamenti energetici o la tutela dell’unità economica della Repubblica», il Consiglio dei ministri, «sentita la regione interessata e nel rispetto del principio di leale collaborazione, nomina un commissario ad acta», al quale viene attribuito il potere di rendere l’intesa al posto della regione, entro il termine assegnato.
Il commissario dovrà inoltre assicurare «forme adeguate di pubblicità e informazione dei territori e dei comuni interessati in ordine ai profili tecnici, socioeconomici e alle tutele ambientali del progetto». Possibile anche la nomina di un subcommissario. A entrambe le figure non saranno riconosciuti compensi per il loro lavoro.
Insomma, il governo non si limita a tagliare temporaneamente le accise per attenuare gli effetti della crisi energetica (un processo molto costoso, tra l’altro), ma interviene anche sul territorio per velocizzare l’attività delle regioni. Una mossa che promette polemiche e discussioni, vista la delicatezza del tema.
E rispetto a dieci anni fa sarà interessante osservare il posizionamento delle parti in causa. Come cambia la vita tra maggioranza e opposizione!















