Uni: presentate le linee strategiche fino al 2024

Uni: presentate le linee strategiche fino al 2024

Gli obiettivi

Ascolto e condivisione con tutti gli stakeholders, modernizzazione e integrazione tra legislazione e normazione, ma soprattutto diffusione “del sistema Uni” e di una diversa cultura delle norme. Parte da questi obiettivi il piano strategico che l’Uni, l’Ente italiano di normazione si è posto da qui alla fine del mandato nel 2024. Una serie di azioni che accompagneranno la governance dell’ente che ormai da un anno conta tra le fila dei soci fondatori, in particolare alla vicepresidenza, anche i rappresentanti delle professioni, tra cui il presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali Giovanni Esposito.

Una delle priorità illustrate proprio dal Presidente del Cnpi lo scorso 30 novembre davanti all’assemblea dei soci e ai componenti degli organi tecnici è proprio quella di rafforzare la capacità di comprendere nuove esigenze del mercato e della società e di offrire soluzioni utili in termini di prodotti e servizi della normazione. Ma questo, ha precisato, si potrà fare solo attraverso un coinvolgimento diretto delle parti interessate, con l’obiettivo di semplificare il quadro delle norme che regolano le attività del Paese e le modalità secondo le quali vengono messe a punto.

La normazione tecnica, infatti, si rivolge a un panorama di soggetti estremamente ampio, nel quale figurano oltre a destinatari tradizionali come le industrie e le pubbliche amministrazioni, anche una quota crescente di utenti e consumatori, centri di ricerca e università, PMI e ordini professionali.

Questo significa lavorare per favorire quella partnership anche con la pubblica amministrazione per integrare l’attuale legislazione –semplificandola- con la normazione consensuale, evitando, nello stesso tempo, sovrapposizioni e conflitti e ponendo particolare attenzione alla fase pre-normativa.

Ma la sfida di sempre è quella di lavorare per diffondere le norma e, quindi, la cultura della regola d’arte verso tutti gli addetti ai lavori e gli utenti finali favorendo un’applicazione consapevole della norma vista, non come rispetto di un vincolo, ma come strumento di competitività e di opportunità. In concreto sarà quindi necessario sviluppare un piano di diffusione della cultura normativa, dei prodotti e servizi, che ne illustri a tutte le componenti della società civile i relativi benefici. Il messaggio insomma deve essere chiaro: le norme UNI sono la scelta prioritaria di standardizzazione sul mercato italiano. Ovviamente in questo scenario la scelta della collaborazione con il mondo delle imprese e delle professioni sarà proritario per far crescere la platea di chi utilizza le norme UNI di oggi e di chi partecipa all’elaborazione delle norme di domani.

“Il nostro impegno”, ha affermato nella sua relazione il presidente del Cnpi Giovanni Esposito, “sarà proprio quello di far comprendere come le norme siano un patrimonio della nostra società che non può essere a beneficio di pochi ma deve essere a disposizione di molti. Per questo è necessario contribuire alla definizione di normative chiare, snelle ed efficaci e finalizzate a migliorare la qualità complessiva dei servizi offerti sul mercato. Oggi la vera sfida dell’Uni, accanto certamente a quella di produrre le norme, è di creare un interesse verso le stesse, ma affinchè questo accada dobbiamo lavorare in maniera sinergica per trovare soluzione condivise”.

Brevetti: crescono le invenzioni in Europa

Brevetti: crescono le invenzioni in Europa

L’Italia delle invenzioni

L’Italia delle invenzioni continua a crescere in Europa: sale del 2%, infatti, l’incremento delle domande di brevetto pubblicate dall’EPO (European Patent Office) nel 2021 rispetto al 2020, con 90 brevetti in più. Nel frattempo l’Europa presenta la revisione delle norme che puntano a rendere più rapida la protezione dei disegni industriali in tutta l’UE, ma anche ad armonizzare le procedure negli stati membri.

Dunque i dati relativi all’ultima analisi effettuata da Unioncamere–Dintec evidenziano come le domande italiane di brevetto in tecnologie farmaceutiche, biotecnologia e chimica abbiano registrato un incremento del 9,5% rispetto all’anno precedente in Europa. A queste ultime, peraltro, vanno aggiunte le domande presentate dall’Italia ma non ancora pubblicate, che fanno alzare il dato di crescita dello scorso anno al +6,5%, a fronte di una media del +2,3% registrata dall’Unione Europea a 27.

L’analisi per macro–classi tecnologiche delle 4.555 domande di brevetto europeo pubblicate nel 2021 evidenzia come grazie alla crescita straordinaria del 9,5% rispetto al 2020, le tecnologie chimico-farmaceutiche che raccolgono 955 brevetti (+rispetto al 2020) concentrino il 21% della capacità innovativa italiana in Europa. A seguire le tecnologie elettriche ed elettroniche, che, con 499 invenzioni pubblicate, crescono del 4,8% rispetto all’anno precedente.

In termini assoluti, però, il contributo maggiore alla brevettazione italiana è sempre quello delle tecnologie della meccanica e dei trasporti: con 1.790 domande di brevetto pubblicate, in lieve diminuzione rispetto al 2020 (-0,8%). Un altro 14% si riferisce invece alle tecnologie e delle strumentazioni di misurazione e controllo.

Nel 2021, con 2.746 brevetti, le tecnologie meccaniche e dei trasporti e quelle chimiche e farmaceutiche concentrano il 60% del totale.

L’analisi per campo tecnologico mostra che nel 2021 il campo delle “necessità umane” e quello delle “tecniche industriali e trasporti”, con 2.458 brevetti pubblicati, assorbano il 54% della capacità inventiva made in Italy. Nel primo rientrano i brevetti relativi a diversi ambiti di attività, dall’agricoltura all’abbigliamento, passando per il tabacco e lo sport; il secondo riguarda, invece, le tecnologie della manifattura e quelle dell’automotive.

Rispetto al 2020, gli incrementi maggiori riguardano la meccanica e l’illuminazione (8,1%), le costruzioni (7,5%), la chimica la metallurgia (5,4%).

Un brevetto su 5 di quelli pubblicati dall’EPO nel 2021 si riferisce alle KET (Key Enabling Technologies), le tecnologie che la Commissione Europea considera abilitanti a tutti gli effetti, grazie alla loro diffusione pervasiva in tutti i settori di attività.

Tra le sei categorie delle KET – il biotech, la fotonica, i materiali avanzati, la nano e la microelettronica, le nanotecnologie e la manifattura avanzata – quest’ultima (che si riferisce all’automazione, alla robotica e all’Internet of Things), con 676 domande pubblicate, rappresenta oltre il 74% di questi brevetti.

L’anno scorso sono cresciuti il peso delle biotecnologie industriali e quello della nano e della microelettronica.

Dal 2008 al 2021 le invenzioni italiane protette a livello europeo sono state quasi 56.500; per il 79% esse si riferiscono a soggetti (imprese, enti di ricerca e inventori) residenti nelle regioni settentrionali.

Con 1.420 brevetti nel 2021, la Lombardia è la regione in cui più si concentra la capacità innovativa delle imprese; seguono l’Emilia-Romagna (con 767 domande pubblicate), il Veneto (con 627) e il Piemonte (464).

Nel loro insieme queste quattro regioni concentrano il 72% dei brevetti italiani all’EPO; l’anno scorso le migliori performance sono state pubblicate dall’Emilia-Romagna (+9,3%) e dal Veneto (+5,2%).

Dalla Commissione arrivano nuove regole per snellire le procedure

Nel frattempo la Commissione Europea con un comunicato stampa fa sapere di avere revisionato le norme che renderanno più economica, rapida e prevedibile la protezione dei disegni industriali in tutta l’UE. Le norme contribuiranno a migliorare ulteriormente le condizioni in cui le imprese possono innovare e allo stesso tempo introducono un approccio più equilibrato alla protezione del design. Le proposte di un regolamento e di una nuova direttiva sui disegni e modelli industriali puntano a rendere più moderno l’attuale quadro comunitario sulla materia. Ciò, si legge sulla nota della commissione, “garantisce che i disegni possano essere riprodotti per i pezzi di ricambio, consentendo ai consumatori una maggiore scelta nella riparazione di prodotti complessi”.

Le due proposte saranno ora trasmesse al Parlamento europeo e al Consiglio affinché vengano adottate secondo la procedura legislativa ordinaria. Dopo che saranno state adottate, gli Stati membri dovranno recepire nei rispettivi ordinamenti nazionali le nuove norme della direttiva entro due anni.

 

Decreto aiuti-quarter, Rpt: i bonus edilizi siano strutturali attraverso un programma pluriennale

Decreto aiuti-quarter, Rpt: i bonus edilizi siano strutturali attraverso un programma pluriennale

I professionisti tecnici ricevuti in audizione dalla Commissione Bilancio del Senato

Rendere strutturali i bonus edilizi attraverso un programma pluriennale. E’ in sintesi una delle richieste che la Rete Professioni Tecniche ha fatto oggi in audizione presso la Commissione bilancio del Senato della Repubblica, nell’ambito delle consultazioni sul disegno di legge n. 345 (decreto-legge Aiuti quater). La Rpt, rappresentata oggi dal coordinatore Armando Zambrano, dal Presidente del Consiglio nazionale dei Periti Industriali Giovanni Esposito e da quello dei Geometri Maurizio Savoncelli, ha innanzitutto sottolineato come il disegno di legge in esame, sebbene preveda una riduzione dell’incentivo legato ai bonus edilizi, possa rappresentare l’occasione per poter ottenere un incentivo che sia strutturale e quindi costante nei tempi lunghi, finalizzato all’efficientamento energetico e alla riduzione del rischio sismico del patrimonio edilizio del nostro Paese. Tanto più se si pensa che, come dimostrano i dati e gli studi a disposizione, l’investimento che lo Stato fa concedendo gli incentivi viene in buona parte recuperato in termini di aumento del Pil e delle entrate fiscali, senza contare i ritorni occupazionali e il risparmio energetico realizzato nel lungo periodo. La RPT, inoltre, ha approfittato dell’incontro per rilanciare il Piano per la prevenzione sismica che, alla luce dei recenti tragici avvenimenti di Ischia, andrebbe affiancato anche da un Piano di intervento contro il rischio idrogeologico. Sul tema della sicurezza degli edifici, infine, la Rete ha riproposto l’introduzione del Fascicolo del fabbricato.

In occasione dell’audizione la RPT ha presentato una memoria con una serie di valutazioni e proposte sul tema. Preso atto che le detrazioni fiscali al 110% andavano considerate come un intervento di durata limitata nel tempo, l’abbassamento del livello di detrazione al 90% può considerarsi accettabile, mentre i professionisti tecnici ritengono auspicabile che si debba arrivare al 100% delle spese per il Sismabonus, data la complessità dell’intervento ed il suo carattere strategico, legato alla sicurezza delle persone. Quanto previsto dal Dl Aiuti-quater, viene peraltro considerato dalla RPT come il primo passo di un processo più articolato (che si auspica rapido) di riorganizzazione complessiva di tutti gli incentivi per interventi di ristrutturazione profonda del patrimonio edilizio. Riorganizzazione che tenga conto delle evidenze emerse dall’avvio del meccanismo del cosiddetto Superbonus.

La prima questione è quella legata alla durata dei bonus. La RPT ritiene necessario rispettare almeno due condizioni: durata medio-lunga (almeno 10 anni per interventi realmente efficaci); detrazione fissata tra il 90% e il 100%, senza prevedere ulteriori riduzioni nel futuro. Per quanto riguarda, poi, la cessione dei crediti d’imposta, la RPT ha avanzato una serie di proposte e strumenti per migliorarne la gestione, anche con il coinvolgimento delle Casse professionali.

Nel documento, infine, la RPT invita a valutare con attenzione l’impatto economico complessivo degli interventi di risanamento del patrimonio edilizio, evitando di soffermarsi unicamente sul costo nudo e crudo degli incentivi a carico dello Stato, dando il giusto peso ai ritorni positivi in termini di Pil aggiuntivo, occupazione e maggiori incassi fiscali, senza dimenticare gli ingenti risparmi sulla bolletta energetica del Paese.

 

 

 

Presentata la prima comunità energetica a impatto sociale donata a Marghera

Presentata la prima comunità energetica a impatto sociale donata a Marghera

Realizzato e donato dai Periti Industriali a Marghera un impianto energetico rinnovabile

Un impianto energetico rinnovabile realizzato e donato a Marghera, località del comune di Venezia garantendo così la possibilità di autoprodurre energia pulita azzerando quasi del tutto i costi della bolletta. Il tutto con la progettazione dei professionisti tecnici.

E’ stato presentato oggi proprio a Marghera in occasione di un convegno organizzato da Insula e da Confindustria Rovigo il progetto partito lo scorso 28 gennaio a Mestre in occasione della seconda tappa del tour sulle Comunità energetiche organizzato dal Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e da Ancitel Energia e Ambiente per sensibilizzare le amministrazioni locali sull’opportunità di realizzare questo nuovo modello di sviluppo sostenibile.

Il progetto – preceduto nei mesi scorsi da un protocollo d’intesa (il primo in Italia) siglato tra lo stesso Consiglio Nazionale, Insula Spa, società del comune di Venezia (che ha scelto i palazzi per questa prima operazione) ed Ancitel Energia e Ambiente- prevede l’installazione di un impianto fotovoltaico sui tetti di sei condomini contingui di proprietà del Comune di Venezia a Marghera, per un totale di 32 appartamenti i cui residenti potranno usufruire di un risparmio pari all’80% dei costi normalmente sostenuti.

Il progetto

Il progetto realizzato dai Periti Industriali produrrà circa 60 kw, quindi circa 10 kw a condominio. “Questa produzione di energia” ha raccontato Paolo Dalla Vecchia Presidente di Insula Spa, “può essere valorizzata cedendola gratuitamente ai singoli condomini. In questo modo si raggiungono contemporaneamente due obiettivi: un beneficio per l’ambiente, giacchè l’attivazione di questa Cer porterà ad una riduzione di 40,24 tonnellate annue di Co2 nell’atmosfera e la salvaguardia del caro energia per le famiglie, attraverso la cessione di energia elettrica rinnovabile gratuitamente ai conduttori degli appartamenti interessati al progetto”.

“I periti industriali hanno deciso di realizzare e quindi di donare il progetto ai fini sociali” ha dichiarato Giovanni Esposito, Presidente del Cnpi. “Questa iniziativa, infatti, arriva a conclusione del percorso di sensibilizzazione che abbiamo volute fare toccando diverse città italiane – Napoli, Milano, Firenze, Bari, Palermo – con l’obiettivo di combattere la povertà e i costi energetici in bolletta attraverso la realizzazione di comunità energetiche in Italia ad impatto sociale. Dunque un impegno concreto della categoria che mette a disposizione le proprie competenze per contrastare la povertà energetica, ma anche per abbattere le emissioni nocive”.

Contrasto alla povertà energetica in due comuni del Lazio

Contrasto alla povertà energetica in due comuni del Lazio

Presentato il progetto di due Comunità energetiche rinnovabili realizzate dai Periti Industriali

Arriva la rivoluzione energetica per due comuni del Lazio colpiti dal sisma del 2016: un progetto che coinvolgerà oltre 300 famiglie, per un totale di 700 abitanti che punta ad azzerare quasi totalmente i consumi di gas e di energia elettrica attraverso la realizzazione delle prime due Comunità energetiche a impatto sociale, con un risparmio in bolletta stimato di circa l’80%.

L’iniziativa pesa oltre 4 milioni di euro e si inserisce all’interno del Bando Cer del programma NextAppennino, finanziato dal Fondo nazionale complementare al Pnrr per le aree sisma, che mette a disposizione dei comuni di quelle zone 68 milioni di euro per favorire la realizzazione degli impianti di energia rinnovabile e la nascita delle Comunità energetiche rinnovabili.

Parte da qui la messa a terra del progetto sulle comunità energetiche rinnovabili voluta dal Consiglio nazionale dei Periti industriali e realizzata con la progettazione dei professionisti iscritti all’ordine di Rieti. Un’opportunità per tutte quelle famiglie residenti nei comuni di Castel Sant’Angelo e Micigliano che hanno deciso di aderire volontariamente all’iniziativa rispondendo alle sollecitazioni delle due amministrazioni. L’obiettivo è chiaro: sperimentare forme di autoconsumo energetico, favorendo risparmi e ottenendo nello stesso tempo benefici ambientali, attraverso l’installazione di pannelli fotovoltaici.

L’iniziativa

I due progetti laziali accanto a quello realizzato precedentemente a Marghera, località del Comune di Venezia, che sarà presentato proprio domani nella città lagunare, fanno da apripista ad altre iniziative che la categoria sta portando avanti in tutta Italia, danno concretezza al tour che ha impegnato il Cnpi per buona parte dell’anno toccando diverse città italiane per sensibilizzare le amministrazioni locali sul tema. L’iniziativa si muove a valle dell’accordo Cnpi-Ancitel Energia e Ambiente secondo il quale i Periti Industriali iscritti agli albi provinciali potranno offrire la propria professionalità e competenza a tutte quelle amministrazioni pubbliche delle aree colpite dal sisma del 2016 e che vogliono accedere ai bandi per la realizzazione di Comunità energetiche rinnovabili.

Questa quindi la cornice attorno alla quale sono stati realizzati i due progetti per i due comuni appena presentati e ora al vaglio della commissione che dovrà giudicarne l’idoneità. Una volta ottenuto il via libera le due amministrazioni comunali diventeranno membri a tutti gli effetti della futura comunità energetica rinnovabile, in qualità di Produttori-Consumatori e a loro volta si faranno motori del progetto, invitando tutti i soggetti presenti sul territorio sia pubblici che privati a partecipare alla CER.

In particolare nel comune di Castel Sant’Angelo saranno realizzati 187 impianti sui tetti degli immobili di privati cittadini e di 4 impianti sugli edifici e nei parcheggi del Comune oltre che sistemi di accumulo e stazioni di ricarica per veicoli elettrici.

Il progetto realizzato dai Periti Industriali prevede di portare l’autosufficienza energetica, intesa come rapporto percentuale tra autoconsumo complessivo e fabbisogno energetico, su base annua a livelli prossimi o superiori all’80%.

“Il nostro obiettivo” ha spiegato Luigi Taddei sindaco del comune di Castel Sant’Angelo, “era quello di trovare una soluzione che potesse aiutare ambiente e cittadini soprattutto in questo momento di forte crisi energetica. Grazie al supporto dei Periti Industriali, quindi, ci siamo innanzitutto interrogati sulla fattibilità dell’iniziativa, poi abbiamo cercato di far comprendere alla cittadinanza l’opportunità di autoprodurre energia elettrica attraverso un sistema di accumulo collettivo. In questo modo riusciremo a far risparmiare ai cittadini quasi l’80% dei consumi di gas e di energia elettrica, riducendo nello stesso tempo le emissioni inquinanti. Una vera rivoluzione anche dal punto di vista culturale”.

Lo stesso principio vale anche per il comune di Micigliano: in questo caso sono 60 i cittadini che hanno deciso di aderire all’iniziativa che prevede la realizzazione di altrettanti impianti sui tetti con relativo sistema di accumulo che consentirà di diversificare i tempi di consumo dell’energia, da quelli della produzione della stessa. Mediante il sistema di accumulo si riuscirà ad immagazzinare l’energia elettrica prodotta in eccesso durante i periodi di elevato irraggiamento, rendendola disponibile nei momenti di maggior bisogno. In questo modo, si ridurranno le richieste di energia elettrica e conseguentemente si ridurrà il costo delle bollette.

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