Nel Cdm passano anche i testi sulla sanità e sugli avvocati, slitta la riforma dei commercialisti
La riorganizzazione degli statuti di 14 professioni (che, partendo da principi generali di valorizzazione del ruolo delle categorie, punta a rivedere, tra l’altro, l’accesso, la formazione e la deontologia) ha ottenuto, nel pomeriggio di ieri, il «placet» del Consiglio dei ministri: il «restyling» si compirà attraverso una delega al governo, su impulso dei ministeri del Lavoro e della Giustizia. Al tempo stesso, a Palazzo Chigi sono stati varati i provvedimenti di riordino delle professioni sanitarie e di quella degli avvocati, mentre è stato rinviato ad un’altra seduta l’esame della disciplina concernente i dottori commercialisti e gli esperti contabili.
L’iniziativa, sostenuta fortemente dalla titolare del dicastero di via Veneto Marina Calderone, «abbraccia» le categorie degli agrotecnici, architetti, assistenti sociali, attuari, consulenti del lavoro, dottori agronomi e forestali, geologi, geometri, giornalisti, ingegneri, periti agrari, periti industriali, spedizionieri doganali e consulenti in proprietà industriale. E, tra i «paletti» a cui l’Esecutivo di centrodestra dovrà attenersi, all’atto di emanare i decreti attuativi, c’è quello di esaltare la funzione sociale ed economica delle professioni regolamentate e «riconoscere il contributo da esse apportato allo sviluppo economico, sociale e culturale del Paese», nonché assicurate «l’indipendenza e l’autonomia intellettuale del professionista».
Inoltre, viene segnalato nel testo, si dovranno «definire le attività professionali riservate, o comunque attribuite anche in via non esclusiva a ciascuna professione, prevedendo che agli iscritti negli Albi sia riconosciuta competenza specifica» nelle proprie materie e anche «riservare in via esclusiva ai Consigli nazionali la competenza ad adottare e aggiornare il codice deontologico» con «l’esplicita previsione, a tutela del consumatore, di norme che garantiscano che la prestazione professionale, seppur svolta con l’ausilio di tecnologie digitali, sia frutto della professionalità e della competenza specifica dell’iscritto». In merito all’implementazione della legge del 2023 sull’equo compenso, si dispone di prevedere che, per ciascun Ordine siano stabiliti, oppure aggiornati, con decreto del ministero vigilante, su proposta del singolo Consiglio nazionale di categoria, i parametri per la determinazione degli emolumenti delle prestazioni da adottarsi entro centoventi giorni dall’entrata in vigore del relativo decreto legislativo.
«Esprimo grande soddisfazione per l’approvazione del ddl di riforma delle professioni ordinistiche, un comparto centrale e fondamentale per il Paese che merita di avere regole moderne che esaltino il valore sociale degli Ordini» Questo è stato il commento del presidente di ProfessionItaliane, l’associazione che riunisce 24 dei 28 Ordini, Rosario De Luca, che ha ringraziato la premier Giorgia Meloni e tutto il Governo per «avere voluto dare questo forte segnale verso i professionisti ordinistici».














