La «via italiana» sull’Intelligenza artificiale: da uno a 5 anni di carcere per chi crea danno usandone gli strumenti

da | 29 Apr 2024 | Informatica

La premier Giorgia Meloni ne aveva parlato in più occasioni, in passato: il nostro Paese non dovrà farsi trovare impreparato, dinanzi ai (possibili) effetti negativi dell’impiego dell’innovazione tecnologica e, in particolare, dell’Intelligenza artificiale, perciò l’obiettivo è avviare una «via italiana» di regolamentazione.

E, così, il 23 aprile è stato varato da Palazzo Chigi il disegno di legge «ad hoc» (composto da 25 articoli) per governare il fenomeno. E permettere agli esperti della materia andati a lavorare all’estero di rientrare nei nostri confini, grazie ad appositi incentivi fiscali. Arriva, però, anche un nuovo reato, giacché si prevede la reclusione da uno a 5 anni per chi genera danni, servendosi dell’Intelligenza artificiale.

A fornire dettagli sulla normativa, dopo il via libera governativo, è stato il sottosegretario per l’Innovazione tecnologica Alessio Butti, riferendo che il provvedimento definisce, innanzitutto, chi elabora la strategia (ovvero Palazzo Chigi), chi monitora e vigila (ossia l’Agenzia per l’Italia digitale e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, che diventano Autorità nazionali per l’intelligenza artificiale) e come verranno effettuate notifiche e sanzioni.

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A tal proposito, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in merito al «giro di vite», ha affermato che «l’aspetto penale può essere devastante, perché può creare una realtà che non è più virtuale, ma reale», laddove lo spirito dell’iniziativa dell’Esecutivo è stabilire che usare l’Intelligenza artificiale per perpetrare alcuni reati diventa un’aggravante.

Ad essere esplorati, però, pure gli aspetti positivi dello strumento, nonché il suo sviluppo in ambito produttivo: a parlarne il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, secondo cui con il disegno di legge, ha osservato, «si affronta anche il tema dell’impatto» dei ritrovati frutto dell’innovazione tecnologica nel mondo delle aziende, »soprattutto tenendo conto che abbiamo oltre 4 milioni di Pmi (Piccole e medie imprese) che devono essere messe nelle condizioni di usare appieno» una serie di strumenti.

In concreto, ha proseguito, il provvedimento governativo «indirizza un miliardo di euro del fondo innovazione al venture capital gestito da Cassa depositi e prestiti (Cdp), da un lato per facilitare la nascita di start up, e di far crescere quelle esistenti che operano nell’Intelligenza artificiale, e dall’altro per consentire la nascita di un campione nazionale come fanno altri Paesi dell’Ue».

Nel testo, vi sono tanto articoli a tutela del diritto d’autore, tanto norme ideate per guidare la diffusione delle nuove tecnologie nel mondo del lavoro, avendo come «stella polare» il fatto che sono «al servizio della persona», dunque andranno impiegate «per migliorare le condizioni di lavoro»; a seguire, si specifica che l’introduzione dell’Intelligenza artificiale dovrà essere declinata per semplificare e organizzare il lavoro giudiziario, tuttavia, è messo nero su bianco, spetterà sempre al magistrato la decisione finale «sull’interpretazione della legge, sulla valutazione dei fatti e delle prove e sulla adozione di ogni provvedimento». Medesima è la linea di condotta nei campi della sanità e della Pubblica amministrazione: la tecnologia farà da «supporto» nei processi di prevenzione, diagnosi, cura e scelta terapeutica. Ma sarà il professionista a prendere ogni decisione.

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