E spunta (nuovamente) l’ipotesi del voto politico anticipato in primavera
«Partner, non rivali»: è così che, secondo il leader cinese Xi Jinping, devono essere i rapporti con l’America. Parole estremamente significative, quelle pronunciate dal numero uno di Pechino, nella sua visita all’omologo statunitense Donald Trump che lo ha accolto calorosamente. E numerosi saranno i temi sul tavolo dei vertici delle due superpotenze, in uno scenario nel quale continuano a susseguirsi le ostilità fra Russia ed Ucraina e nel quale ancora le tensioni in Medio Oriente non accennano a stemperarsi. Anzi. In replica a Trump che aveva parlato minacciosamente contro Teheran dal palco dell’assemblea generale dell’Onu a New York, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha sostenuto che il suo Paese «è vittima di terrorismo. Non chineremo mai la testa, né ci piegheremo. Trump e coloro che tentano di intimidirci devono capire che siamo pronti al dialogo e ai negoziati, ma senza accettare il linguaggio della forza», ha aggiunto dopo aver sentito della volontà degli Usa di «annientare» l’Iran.
A seguito delle forti dichiarazioni del Capo della Casa Bianca, però, si è tenuto un incontro fra le due delegazioni al Palazzo di vetro, durante il quale il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha illustrato agli inviati americani le condizioni di Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, ovvero la revoca del blocco navale americano, lo sblocco in tempi rapidi di tutti i beni iraniani congelati e la «fine della guerra su tutti i fronti della resistenza». La replica statunitense non è stata dura, tuttavia per Washington non c’è alcuna svolta.
Intanto, proprio in conseguenza dei conflitti in corso nel Pianeta, stamattina i prezzi del diesel nelle stazioni di servizio dell’Unione europea hanno toccato un nuovo massimo di 2,23 euro al litro, contro i 2,16 euro della settimana precedente: lo ha segnalato la France Presse, evidenziando che si registrano record in 19 Paesi dell’Ue, tra cui Germania, Francia e Italia.
Nel frattempo, nella nostra Penisola anche per lo «scossone» che ha dato al governo la delusione per la mancata uscita dalla procedura d’infrazione Ue, torna a riaffacciarsi l’ipotesi che le elezioni politiche nel nostro Paese del 2027 si possano svolgere in anticipo, rispetto alla scadenza della Legislatura; in Parlamento vengono sussurrate due potenziali date per lo svolgimento del voto, il 4 aprile, o un giorno nella seconda metà di maggio. Nel centrodestra, però, ci sono diversità di vedute: Forza Italia e Lega vorrebbero arrivare fino all’autunno del prossimo anno per l’andata alle urne, in FdI l’idea di un voto anticipato non è respinta «a priori». E molto dipenderà anche da cosa avverrà quando la riforma della legge elettorale arriverà in aula alla Camera: se, con lo scrutinio segreto, il testo dovesse essere «impallinato» da «franchi tiratori» del centrodestra, la premier potrebbe essere indotta con più convinzione a concludere l’esperienza di guida del governo per andare prima possibile alle urne.










