In aula alla Camera le votazioni sul testo in vista della tornata del 2027
È sulle preferenze che si sta giocando la più delicata «partita» fra i partiti (di maggioranza e opposizione) nell’ambito della legge elettorale: alla scadenza per la presentazione degli emendamenti, infatti, nell’aula della Camera, che si appresta in settimana a votare il testo, FdI manifesta ottimismo sul buon andamento dell’iniziativa di revisione delle regole in vista delle consultazioni politiche del 2026.
Ma quale sarebbe la soluzione trovata nel centrodestra per accontentare le diverse posizioni?Stando alle ultime informazioni si va verso un «mix» tra capolista bloccato e libera scelta dei cittadini.
L’emendamento che viene, dunque, presentato oggi dalla formazione di Giorgia Meloni e dalle due componenti centriste (Noi moderati e Udc) punterebbe, oltre ad avere il capolista bloccato, pure alla possibilità di mettere fino a 3 preferenze di cui una di genere tra i 6 nomi già scritti sulla scheda che saranno alternati in ordine di genere. L’idea andrebbe anche a raccogliere precedenti proposte delle attuali opposizioni, così come si andrebbe a revisionare le norme per le votazioni della circoscrizione Estero.
Nel centrosinistra, invece, l’atteggiamento è attendista, si aspetta, perciò, che sia la maggioranza a fare la sua mossa. E, a seguire, vi sarà una risposta anche fuori dal Parlamento. È, infatti, stata già messa in campo una sorta di veglia contro la legge elettorale dell’Esecutivo dalla serata di domani, a cui hanno confermato la partecipazione i leader delle opposizioni, Giuseppe Conte (M5s), Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (Avs), ma non finora la segretaria del Pd Elly Schlein.
Il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso, intanto, in una intervista uscita oggi su un quotidiano ha affrontato il «nodo» del «caro-energia».
Se ci sarà un prolungamento della crisi dovuta al conflitto nello Stretto di Hormuz, il governo non punterà su interventi a pioggia, ma su sostegni selettivi per imprese e famiglie a basso reddito, ha spiegato, dunque, non è nelle intenzioni del governo un nuovo sconto sulle accise. I mercati, ha affermato, «si stanno attrezzando a una situazione di prolungata instabilità: l’Opec aumenta la produzione e si rafforzano rotte alternative, ma il mondo in cui viviamo è segnato da conflitto, imprevedibilità e incertezza. Dobbiamo ridurre la dipendenza dall’estero e puntare sull’autonomia strategica, a partire da energia elettrica e materie prime critiche», ha riferito. Per quanto concerne, poi, gli incentivi 2026 e il leasing sociale Urso ha evidenziato che verrà presentato al tavolo «il nuovo Dpcm: circa 1,35 miliardi fino al 2030, con una discontinuità netta. Basta – ha, perciò, tenuto a sottolineare – bonus a pioggia che spesso finanziano auto prodotte altrove: serve un piano per la filiera. Il 70% delle risorse va all’offerta, con accordi per l’innovazione e mini-contratti di sviluppo per la componentistica», ha terminato il ministro, raccontando così la politica del governo di centrodestra sul «caro-carburanti».









