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Usa-Iran, gli attacchi non si fermano e il prezzo del gas s’impenna

da | 20 Lug 2026 | Primo piano

In Italia il dibattito sulla legge elettorale si infiamma in vista del voto al Senato

Il conflitto nel Golfo non si arresta: nelle ultime giornate, infatti, dopo che le autorità di Teheran hanno fatto sapere di ritenere «nullo» l’accordo con Washington per il «cessate il fuoco», sono stati numerosi gli attacchi reciproci.

Per la nona notte consecutiva gli Stati Uniti hanno effettuato raid contro l’Iran colpendo centri di comando militari, i siti di difesa aerea e sorveglianza costiera, quelli per il lancio di droni e le reti di comunicazione, mentre nello Stretto di Hormuz – il passaggio per le navi cariche di greggio, al centro delle attività diplomatiche sin dall’avvio della guerra per la sua rilevanza internazionale – la tensione non si ferma, dopo che Teheran ha annunciato di aver colpito due petroliere che stavano cercando di entrare e uscire «senza permesso».

Nel frattempo, però, quello che colpisce nella mattinata di oggi, lunedì 20 luglio, è che il prezzo del gas è salito ai massimi da marzo a 60 euro vista la «escalation» bellica nel Golfo: lo si apprende leggendo le quotazioni dei contratti TTF (Title Transfer Facility), ossia gli accordi di scambio del carburante naturale negoziati nell’«hub» virtuale di Amsterdam, il principale mercato di riferimento in Europa.

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È un dato che dovrà esser tenuto d’occhio, perché segnala un incremento dei costi all’ingrosso dell’energia. E, pur non traducendosi automaticamente e immediatamente in bollette più «pesanti», questi movimenti in oscillazione verso l’alto, fanno sapere gli analisti, incidono sui costi di approvvigionamento di fornitori, aziende e, nel tempo, sui conti di famiglie e imprese.

Entrando, invece, nelle questioni nazionali, l’attenzione da giorni si focalizza sull’iter della legge elettorale in vista delle consultazioni politiche del 2027.

Nella scorsa settimana, si ricorderà, in aula alla Camera per un solo voto (insieme ai pareri contrari delle opposizioni ci sono stati circa 40 «franchi tiratori» in azione nel centrodestra nel segreto dell’urna) è stato respinto l’emendamento del capogruppo di FdI a Montecitorio Galeazzo Bignami che mirava a reinserire in parte le preferenze. E, in vista dell’arrivo del provvedimento al Senato, dove è possibile solamente il voto palese, si prevedono nuove fasi di contrasto fra i partiti. La minoranza di centrosinistra, infatti, non intende demordere dal suo proposito di opporsi alle intenzioni della maggioranza di far passare le preferenze nel sistema di votazioni (Noi Moderati, la formazione centrista che fa parte della coalizione di Giorgia Meloni, ha già reso noto che presenterà un emendamento per introdurle); per evitare che prosegua la medesima «bagarre» che ha caratterizzato l’esame del provvedimento a Montecitorio, intanto, il presidente dell’assemblea di Palazzo Madama, Ignazio La Russa, ha parlato di una formula di maggiore garanzia sulla parità di genere. Parole che, finora, però, non avrebbero rasserenato gli animi il centrosinistra.

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