Obiettivi di mandato nell’intervista a Marco Spinetto, nuovo Presidente dell’UNI, Ente Italiano di Normazione
Presidente, quale pensa sia il ruolo dell’UNI nel mondo delle professioni?
Partiamo da lontano…: la normazione ha sempre avuto come “destinatario finale” le persone (ad esempio i lavoratori, che devono operare con le competenze richieste in ambienti salubri e con macchinari sicuri; gli utilizzatori/consumatori finali dei prodotti, che devono avere la certezza della loro qualità, delle loro prestazioni e della loro durata …), oltre al fatto che spesso l’applicazione delle norme nelle imprese è intermediato/facilitato da professionisti (tipicamente consulenti tecnici appartenenti al sistema ordinistico come periti industriali e ingegneri, ma anche commercialisti e avvocati…), le cui esigenze di chiarezza e semplificazione si sono progressivamente sempre più integrate nei contenuti normativi. Ma ciò che ha stimolato il cambio di passo sono stati due avvenimenti coevi: il sistematico e ampio coinvolgimento dei rappresentanti delle professioni tecniche negli organi tecnici UNI e le opportunità aperte dalla legge 4/2013 sulle professioni non organizzate in ordini o collegi (solo per citarne alcune: tributaristi, amministratori condominiali, energy manager, project manager…).
Quest’ultima legge ha avviato il riconoscimento delle norme tecniche come strumento di garanzia delle prestazioni offerte dai professionisti – ordinistici o non – (dimostrabile tramite una certificazione di conformità, oppure con la capacità di utilizzare sapientemente le norme più adatte per integrare la propria professionalità con conoscenze e competenze non presenti nel proprio bagaglio formativo), ma anche una tutela per i clienti (B2B e B2C) che hanno quindi maggiori elementi per scremare le offerte professionali e indirizzare la propria “scelta informata” nella direzione a maggiore garanzia della qualità del servizio.
Norme usate (anche) dai professionisti, fatte (anche) dai professionisti: una ricetta vincente che ha il potenziale di arginare il fenomeno demografico dei tecnici aziendali che partecipano alla normazione che, a fine carriera, non vengono sostituiti, che porta al rischio della perdita delle conoscenze e delle competenze (in particolare nelle micro e PMI).
Ci parli dei temi principali del suo mandato…
Poiché il lavoro di definizione delle nuove Linee Strategiche per la nuova consiliatura è la rielaborazione di quanto UNI si propone per il prossimo quadriennio 2025-2028, alla luce dell’evoluzione del contesto tecnologico, di mercato, sociale e legale, prendo spunto dalla bozza attualmente in fase di finalizzazione per anticipare qualche elemento. A livello di MISSION – in sintesi estrema – ci proponiamo di “generare conoscenza per un progresso responsabile” del sistema-Paese (non più semplicemente “fare norme”…), soprattutto valorizzando le multidisciplinarietà già presenti nella base associativa e promuovendo la loro ulteriore crescita, anche tramite una forte spinta al coinvolgimento di stakeholder non ancora a conoscenza appieno del valore e delle potenzialità della normazione… L’uso dell’intelligenza artificiale come strumento al servizio dell’intelligenza umana, lo sviluppo di piattaforme collaborative digitali inclusive, i servizi “machine-readable” e le applicazioni software saranno gli strumenti con i quali perseguiremo l’obiettivo di ascolto e coinvolgimento delle parti interessate.
Altro obiettivo prioritario è l’integrazione tra normazione e legislazione: tra le strategie per raggiungerlo cito il monitoraggio sistematico del processo legislativo potenzialmente oggetto di sinergie, un partenariato con la PPAA che possa arrivare anche allo sviluppo di percorsi formativi per i suoi funzionari, modelli di libero accesso (economicamente sostenibile) alla consultazione delle norme citate nella legislazione.
L’obiettivo di supporto alle leadership italiane nei mercati internazionali prevede – tra gli altri – la strategia che ritengo fondamentale e con maggiori e più ampie ricadute: l’integrazione della normazione con la politica industriale nazionale (come già avviene addirittura contrattualmente in Francia, Germania e Regno Unito). A ciò si affiancherà la promozione delle priorità italiane nelle strategie di normazione europea CEN e internazionale ISO anche tramite più rappresentanza negli organi tecnici (dal punto di vista quantitativo e qualitativo) e con alleanze e collaborazioni con enti di normazione esteri con interessi allineati e sinergici.
Inoltre, perseguiremo l’obiettivo della massima diffusione della conoscenza di UNI e della cultura della normazione, rendendo i contenuti comprensibili a un pubblico ampio e diversificato, raccontando l’impatto delle norme sulla vita quotidiana e di impresa, inserendo la normazione nei percorsi formativi scolastici e universitari (anche con percorsi dedicati e lauree abilitanti).
Quali pensa siano ambiti e azioni con maggiore impatto e valore per il Paese?
Il primo pensiero va alla innovazione, tema sviluppato negli ultimi anni da un grande impegno – anche internazionale – nei sistemi di gestione per l’innovazione , declinata anche negli aspetti di sostenibilità, di responsabilità e di digitalizzazione, nelle PMI e nelle reti di impresa oltre che nella definizione delle figure professionali.
Per quanto riguarda la transizione energetica, l’approvvigionamento e la sua affidabilità, la spinta verso le energie rinnovabili, l’aumento della capacità produttiva e di stoccaggio, l’integrazione dei sistemi energetici, la loro resilienza, connettività e digitalizzazione (contatori intelligenti) sono supportate dalla normazione come – per fare solo un paio di esempi – per i sistemi di gestione dell’energia, la quantificazione, il monitoraggio e la rendicontazione delle emissioni di gas ad effetto serra.
Inoltre, nel campo della sostenibilità, sono orgoglioso di ricordare la riconosciuta leadership internazionale delle attività UNI, che hanno portato alla definizione delle prime norme sull’economia circolare (citate anche nella Strategia Nazionale per l’Economia Circolare) che confluiranno nelle norme ISO, ma anche la definizione dei requisiti e degli indicatori per considerare coerenti con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030 i processi di trasformazione digitale, così come la definizione dei processi di reporting e accountability in una ottica di sostenibilità, pienamente integrata nella strategia e nei processi dell’organizzazione.
Infine, ritorno al fondamentale tema delle “persone”: ritengo che tutta l’attività di normazione con impronta sociale potrà avere un grande impatto sia a livello civico sia economico: etica, integrità, parità di genere, diversità-equità-inclusione sono strumenti per riequilibrare un sistema che ha generato perdite economiche significative e svantaggi sociali ingiustificabili, che sono sempre più “insostenibili” in “un mondo fatto bene”.












