In Senato due ddl mirano a estendere le tutele sugli alimenti prodotti in Italia
Valorizzare i Pat, ovvero i Prodotti agroalimentari tradizionali, quali espressione dell’identità storica e produttiva dei territori. Promuovere l’impiego di Pat di qualità negli esercizi pubblici, garantire trasparenza e corretta informazione nei confronti del consumatore e rafforzare la competitività delle filiere nazionali, in coerenza con il principio di sovranità alimentare.
Sono questi i principali obiettivi di due disegni di legge (As 928 e As 1768) dedicati al sostegno e alla valorizzazione dei Pat, su cui è iniziato l’esame in commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare di palazzo Madama.
I contenuti dei testi sono stati illustrati in un recente intervento in Senato dal presidente della commissione, Luca De Carlo (Fdi).
Un elemento centrale è la nuova definizione dei Pat: prodotti individuati ai sensi dell’articolo 8 del dlgs 30 aprile 1998, n. 173, iscritti negli elenchi regionali e nel relativo elenco nazionale tenuto dal ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Definiti anche i prodotti agroalimentari di qualità: Pat, Dop, Igp, Stg, nonché «prodotti derivanti da agricoltura biologica e ulteriori produzioni riconosciute nell’ambito di sistemi pubblici di qualificazione».
Inoltre, viene istituito il nuovo «Marchio nazionale volontario»; si tratta di un riconoscimento concesso su base volontaria agli esercizi pubblici che rispettano i requisiti previsti dalla legge in commento e dai successivi decreti attuativi. Viene specificato come il marchio volontario non sostituisca né alteri i sistemi di certificazione e tutela previsti dal diritto dell’Unione europea e dalle normative nazionali e regionali vigenti.
I Pat, prodotti agroalimentari tradizionali
Tornando ai Pat, la legge prevede una serie di azioni in capo alle regioni. Gli enti dovranno definire: le percentuali minime o i criteri equivalenti di utilizzo di prodotti agroalimentari di qualità italiana, con specifica previsione di una quota qualificante di Pat; gli standard minimi di tracciabilità documentale; le modalità di informazione ai consumatori, da rendere anche mediante indicazioni nei menu o l’utilizzo di strumenti digitali; le modalità di rilascio, rinnovo, sospensione e revoca del marchio nazionale volontario.
Vengono disciplinate, poi, anche le attività di verifica e monitoraggio dei requisiti. I soggetti preposti saranno individuati tra: associazioni di categoria rappresentative degli esercizi pubblici e della filiera agroalimentare; consorzi, fondazioni, enti del terzo settore e organismi collettivi senza scopo di lucro operanti nel settore; organismi di valutazione e certificazione già operanti secondo la normativa vigente. Questi soggetti dovranno richiedere l’accreditamento al ministero. La vigilanza sul marchio è comunque esercitata dal ministero dell’agricoltura.
I due provvedimenti, infine, prevedono anche misure specifiche sulle mense pubbliche. In particolare, viene stabilito che le amministrazioni, nell’ambito delle procedure di affidamento dei servizi di ristorazione collettiva, possono prevedere criteri di aggiudicazione volti a premiare l’impiego di prodotti Pat e di qualità italiana, nel rispetto della normativa europea e delle disposizioni vigenti in materia di contratti pubblici. Il possesso del marchio «costituisce elemento informativo e può essere valorizzato nelle attività di promozione istituzionale già previste a legislazione vigente».
L’esame dei due provvedimenti è quindi partito in commissione al Senato e lo scorso 24 giugno è stato proposto un ciclo di audizioni. L’obiettivo è portare a casa il testo entro la fine della legislatura, quindi necessariamente entro il primo trimestre del 2027.













