Un Def senza spese pazze

da | 4 Apr 2024 | In evidenza, Primo piano

Giorgetti alla Camera: Cdm il 9 aprile, possibile procedura di infrazione

No a residui di spesa, serve una maggiore programmazione delle spese pubbliche. La fine delle deroghe sul patto di stabilità porterà la Commissione Ue ad aprire una serie di procedure di infrazione per diversi paesi, tra cui anche l’Italia. Quindi, il Def (Documento di economia e finanza, ovvero il set di numeri che aprono la strada alla prossima legge di bilancio) dovrà essere leggero, no a spese pazze, si a una maggiore precisione nelle stime e, soprattutto, massima attenzione nella gestione dei conti pubblici. A parlare è il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, intervenuto il 3 aprile davanti alle commissioni bilancio di Camera e Senato per presentare i primi passi del Def e le prossime mosse del governo in vista della manovra. Dimentichiamoci la Lega amica del deficit che chiedeva sempre di più di sforare le regole europee; almeno sentendo le parole di Giorgetti (probabilmente diverse da quelle che direbbe il leader del partito, ovvero Matteo Salvini) la strada da seguire è quella del rigore e del rispetto delle regole comunitarie.

“Noi faremo le cose in base alle istruzioni ricevute, in un contesto in cui le regole non sono ancora declinate, non sono ancora precisate e quindi non si possono applicare ma questo era facilmente prevedibile data la complessità delle medesime e la situazione. Dopodiché ci saranno comunque numeri interessanti”, il pensiero del ministro, che però non ha dato una stima su deficit e debito, affermando di voler lasciare “un po’ di suspence”. Il Documento potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri il 9 aprile “o comunque nei primi dieci giorni di aprile”, ha spiegato ancora Giorgetti. Ovviamente, uno dei temi più caldi per quanto riguarda le spese statali è quello dei bonus edilizi, sui cui già qualche mese fa lo stesso Giorgetti aveva sottolineato la necessità di “uscire dall’allucinazione collettiva”.

Lotta serrata ai residui di spesa, ovvero agli interventi inefficienti per i quali si stanzia una somma che poi non viene del tutto utilizzata. “Non ha alcun senso, in una dinamica come questa, continuare a permettere la nascita di residui… questa è la fortuna della Ragioneria, che a ottobre-novembre, vede dove non si è speso, fa una ripulitura e tira fuori 3-4-5 miliardi che contribuiscono ai saldi di finanza pubblica, con i ministri disperati che non possono spostarli di qui o di là. Allora, secondo me, o abbiamo la capacità millimetrica, chirurgica, di fare previsioni ex ante rispetto alle previsioni di spesa per ogni singolo intervento oppure bisogna trovare una soluzione”.

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Da qui la necessità di introdurre una serie di strumenti di controllo, come quello che Giorgetti ha definito “lo specchietto retrovisore del Def”. “L’introduzione dello specchietto retrovisore è stata un’enorme rivoluzione per la guida dei veicoli, ha salvato molte vite umane. Fare il Def con lo specchietto retrovisore oggi è molto utile, molto più che affidarsi ai voli pindarici della programmazione in un contesto complicato. Lo faremo come la commissione Ue ci ha chiesto di fare e sarà un po’ differente dal passato prendendo atto delle circostanze”.

Infine, secondo il ministro la strada per l’apertura della procedura europea per deficit eccessivo è già tracciata: “Essendo terminata a fine 2023 la sospensione del Patto di Stabilità e Crescita introdotta a seguito della pandemia e prorogata per via della crisi energetica, in base all’indebitamento netto registrato dall’Italia lo scorso anno è scontato che la Commissione europea raccomanderà al Consiglio di aprire una procedura per disavanzo eccessivo nei confronti del nostro come di diversi altri Paesi”.

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