giovedì, 29 Settembre 2022

Ultima «carta» sul tavolo (parlamentare) per l’equo compenso il 6 settembre, mentre divampa l’allarme sui costi energetici

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Il disegno di legge sull’equo compenso per le prestazioni dei liberi professionisti iscritti ad Ordini e Collegi (fra cui i periti industriali ed i periti industriali laureati) vivrà, fra poco più di una settimana, la sua residua chance di approvazione: martedì 6 settembre, infatti, la conferenza dei capigruppo del Senato prenderà la decisione sulle sorti del provvedimento, a meno di venti giorni dal voto per il rinnovo del Parlamento e, di conseguenza, per la formazione del futuro governo. Una scelta, quella di aggiornare la discussione, adottata all’inizio di agosto, che è sembrata una resa all’impossibilità di trovare un accordo tra le parti per «salvare» dall’oblio alcune iniziative legislative, in una fase di contrapposizione fra i partiti impegnati nella campagna elettorale; sul testo, che è nato dall’unificazione di iniziative normative di FdI, Lega, Fi e M5s, sebbene varato quasi all’unanimità in prima lettura alla Camera nell’ottobre 2021, e «forte» del via libera a giugno nella Commissione Giustizia di palazzo Madama, si sono concentrate, prima della pausa estiva, le resistenze di Pd e M5s, che intendevano effettuare delle modifiche, e si erano opposti ad un approdo in Aula senza correzioni.

Nel frattempo, le rappresentanze delle libere professioni (Ordini, Casse di previdenza private e associazioni di categoria) hanno continuato a far sentire la propria voce, sostenendo che, «in questo difficile momento», avevano espresso in una nota congiunta, poche settimane fa, «la politica debba assumersi la responsabilità di garantire l’approvazione del provvedimento, al fine di evitare che finisca su un binario morto, vanificando un iter parlamentare lungo e complesso, preceduto da una lunga battaglia politica da parte dei professionisti», annoverando tra i «numerosi aspetti positivi dell’attuale formulazione del testo l’aggiornamento dei parametri con cui individuare i compensi, alla rideterminazione dei corrispettivi non corrisposti, alla nullità delle clausole vessatorie, l’impugnativa per le parti non conformi dei contratti d’opera», nonché «la possibilità di avere chiarezza sui tempi della prescrizione per responsabilità professionali, con decorrenza dalla data della prestazione».

Ad agitare, però, il mondo produttivo nazionale, di cui fanno parte a pieno titolo i professionisti, sono anche gli effetti sui costi dei carburanti della crisi fra Russia e Ucraina: il governo guidato da Mario Draghi ha fatto partire una prima, complessa ricognizione per il reperimento dei fondi da utilizzare per i nuovi aiuti alle famiglie e alle imprese contro il «caro-energia». Tuttavia, si apprende da fonti di palazzo Chigi, al momento non vi è ancora una idea precisa su come recuperare i soldi necessari, a seguito di un intervento di «peso» attuato già con il Decreto Aiuti bis (a metà settimana al vaglio delle Commissione Finanze e Bilancio del Senato) di oltre 14 miliardi di euro. Sul tavolo due parametri da valutare: il costo delle bollette e le modalità del loro pagamento. E, tuttavia, viene fatto filtrare, qualsiasi intervento riguarderà il quarto trimestre dell’anno, dopo le misure di «calmierazione» decise nei precedenti provvedimenti dall’Esecutivo.

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