Dalla Commissione l’ok alle deroghe sul patto di stabilità all’interno del pacchetto per la difesa
L’Unione europea risponde alla crisi energetica con la flessibilità sui conti pubblici.
Uno 0,6% di Pil in tre anni, all’interno dell’1,5% già concesso per la difesa, che dovrà aiutare gli stati a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e ad aumentare la propria indipendenza energetica. Ma i fondi non potranno essere usati per ridurre le accise o per abbassare direttamente le bollette. Sono questi i principali riflessi del nuovo pacchetto primaverile della Commissione Ue che, almeno in parte, accoglie le richieste dell’Italia e di altri stati membri, da mesi in pressing su un alleggerimento del patto di stabilità alla luce della crisi iraniana.
L’annuncio è arrivato nel corso di una conferenza stampa del commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis. Il punto di partenza è la flessibilità dell’1,5% già prevista per gli investimenti nella difesa attraverso la cosiddetta «National Escape Clause» (Nec). Gli stati membri potranno destinare all’energia uno 0,3% di Pil all’anno nel periodo 2026-2028, fino a un massimo complessivo dello 0,6% nel triennio. Per l’Italia si tratterebbe di circa 7 miliardi di euro all’anno, pari a 13 miliardi nell’arco dei tre anni.
Ma per cosa potranno essere utilizzati i fondi? I dettagli arriveranno dalla Commissione solo nelle prossime settimane. Dombrovskis ha fatto qualche esempio: l’acquisto di veicoli elettrici, la sostituzione delle caldaie a gas e gasolio con pompe di calore, l’installazione di pannelli fotovoltaici e sistemi di accumulo domestico, oltre a investimenti nelle reti energetiche e nell’elettrificazione dei consumi.
Più certezze su quali siano gli investimenti non consentiti. A diretta domanda su un possibile utilizzo dei fondi per la riduzione delle accise, Dombrovskis ha risposto con un secco no. Come riportato dall’Agenzia Nova, un portavoce della Commissione avrebbe chiarito che lo 0,3% non potrà essere utilizzato per sovvenzionare le bollette delle utenze, perché «ciò ridurrebbe le bollette dei cittadini e li porterebbe a consumare di più, con un effetto controproducente». La spesa dovrà quindi essere orientata verso «un investimento legato a misure con un impatto complessivo sulla transizione energetica».
La spesa, comunque, dovrà rimanere nei confini della Nec, quindi entro l’1,5% di Pil. Da Bruxelles, però, fanno sapere che sarà possibile concedere la flessibilità anche agli stati che avessero utilizzato del tutto i fondi Nec. Questo, tuttavia, solo a seguito di una valutazione della tenuta del debito del paese in questione.
Maggiori dettagli arriveranno quindi nelle prossime settimane. Ma l’annuncio di Dombrovskis ha già provocato parecchie reazioni in Italia. Tanto la maggioranza quanto l’opposizione plaudono alla scelta della Commissione. Fratelli d’Italia parla di una «vittoria del governo Meloni», mentre il Pd valuta la scelta come «un passo avanti positivo».
















