In Consiglio dei ministri l’attuazione del regolamento comunitario 2024/1991
L’Italia compie un ulteriore passo verso l’allineamento con l’Europa nella tutela degli ecosistemi e della biodiversità.
Il 22 dicembre scorso, infatti, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo che consente di adeguare la normativa nazionale alle disposizioni del regolamento Ue 2024/1991 sul ripristino della natura, il testo che dà attuazione alla Strategia europea per la biodiversità 2030.
Il Regolamento stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino degli ecosistemi terrestri, marini, agricoli, forestali e urbani dell’Unione, per la tutela degli impollinatori e per il miglioramento della connettività fluviale.
Le novità introdotte dal dlgs sono quattro:
- l’individuazione del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (Mase) e del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste come autorità nazionali competenti per il coordinamento delle attività di attuazione;
- la definizione della procedura per la predisposizione, l’adozione, l’aggiornamento e la revisione del Piano nazionale di ripristino, comprese le modalità di collaborazione tra le autorità competenti, la raccolta e la gestione dei dati e la trasmissione delle informazioni alla Commissione Ue;
- la ripartizione delle responsabilità attuative tra regioni, province autonome, enti gestori delle aree naturali protette, Autorità di bacino distrettuali, Comuni e Città metropolitane, in coerenza con la classificazione degli ecosistemi prevista dal Regolamento, incluse le attività relative agli ecosistemi terrestri, costieri, agricoli, marini, forestali, fluviali e urbani;
- l’istituzione, presso il Mase, di un tavolo interministeriale composto dai rappresentanti dei ministeri competenti, con funzioni di indirizzo, raccordo istituzionale e coordinamento generale dell’attuazione del Regolamento e del Piano nazionale di ripristino.
Si tratta dunque di un tassello rilevante nel percorso di attuazione della strategia europea sulla biodiversità, i cui obiettivi sono efficacemente sintetizzati dall’articolo 1 del regolamento 2024/1991.
Il testo individua, in particolare:
- il recupero duraturo della biodiversità e della resilienza degli ecosistemi nelle zone terrestri e marine degli stati membri attraverso il ripristino degli ecosistemi degradati;
- il contributo al conseguimento degli obiettivi generali dell’Unione in materia di mitigazione dei cambiamenti climatici, adattamento agli stessi e neutralità del degrado del suolo;
- il rafforzamento della sicurezza alimentare;
- l’adempimento degli impegni internazionali assunti dall’Ue
Gli stati membri dovranno adottare misure di ripristino efficaci, in grado di coprire almeno il 20 % delle zone terrestri e il 20 % di quelle marine entro il 2030, e tutti gli ecosistemi che necessitano di interventi entro il 2050.
Particolare attenzione è riservata anche agli ecosistemi urbani: dal 1° gennaio 2031 gli stati dovranno «conseguire una tendenza all’aumento della superficie nazionale totale degli spazi verdi urbani, compreso mediante l’integrazione di spazi verdi urbani negli edifici e nelle infrastrutture, nelle zone di ecosistemi urbani», mentre fino al 2030 sarà richiesto l’impegno a non ridurre gli ecosistemi urbani esistenti.














