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Transizione 5.0, il ministero delle Imprese conferma «impegni per 1,5 miliardi»

da | 2 Apr 2026 | Primo piano

Al tavolo di Urso imprese e professionisti; prosegue il conflitto nel Golfo

«Gli impegni saranno mantenuti»: con queste parole il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso ha confermato, al tavolo di ieri su Transizione 5.0, alle imprese e alle categorie produttive in generale (fra i professionisti anche i periti industriali) che le aziende «riceveranno quanto dovuto», ovvero «le risorse originarie destinate, pari a 1,3 miliardi di euro e sono stati aggiunti altri 200 milioni per un totale di 1,5 miliardi».

Nel dettaglio, ha, poi, affermato al question time alla Camera il titolare del dicastero di via Molise, grazie al decreto «appena approvato la dotazione finanziaria del nuovo piano 5.0 è stata ulteriormente rafforzata di 1,4 miliardi, passando da 8,4 a quasi 10 miliardi, se a queste risorse si aggiungono quelle del piano 4.0 in vigore nel biennio 2024-2025, e caratterizzato da una dotazione complessiva pari a 6,4 miliardi, emerge con chiarezza come ci troviamo di fronte al più importante e significativo intervento degli ultimi anni per il sostegno alle imprese negli investimenti in digitalizzazione e sostenibilità ambientale: oltre 10 miliardi nel biennio 2024-25, se sommiamo Industria 4.0 a Transizione 5.0 e circa 10 miliardi con il nuovo iperammortamento della nuova Transizione 5.0. In totale 20 miliardi: 10 nel biennio appena trascorso e 10 per il piano Transizione 5.0 strutturale e continuativo con l’iperammortamento, per quest’anno e quelli successivi», ha specificato.

Le dichiarazioni di Urso hanno, dunque, generato una serie di affermazioni di appoggio da parte della maggioranza di centrodestra, in una fase nella quale il sistema produttivo è in apprensione a causa dei riflessi sull’attività delle imprese della guerra fra Usa-Israele e Iran.

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Il quadro bellico è in continua evoluzione: il presidente americano Donald Trump ha annunciato su Teheran ha chiesto alla Casa Bianca «un cessate il fuoco», aggiungendo che «ci penseremo quando lo stretto di Hormuz sarà aperto e libero», con riferimento alla zona del Golfo da cui passano le navi cariche di petrolio verso l’Occidente.

E ha continuato a ribadire i suoi strali contro la Nato, dopo aver affermato apertamente nei giorni scorsi di meditare di farne uscire l’America; nel frattempo, la guerra prosegue, tanto che vi sono stati attacchi missilistici statunitensi e israeliani nei confronti di complessi siderurgici nell’Iran centrale e sud-occidentale che hanno causato danni alle strutture produttive. Quanto al nostro Paese, si è appreso, infine, che il governo italiano ha negato l’atterraggio dei bombardieri americani nella base siciliana di Sigonella, con la premier Giorgia Meloni informata direttamente dal ministro della Difesa Guido Crosetto. Un atto sul quale non vi è ancora notizia di una reazione statunitense, ma vengono, comunque, smentite tensioni fra Palazzo Chigi e Washington.

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