«Caro bollette», cantiere aperto per il (nuovo) decreto da «almeno 7 miliardi»

«Caro bollette», cantiere aperto per il (nuovo) decreto da «almeno 7 miliardi»

Il «nodo» dell’aumento dei prezzi delle materie prime (che si riverbera negativamente sul costo delle nostre bollette di luce e gas) finirà a breve nuovamente sul tavolo del Consiglio dei ministri: a farlo sapere il sottosegretario all’Economia Federico Freni, che ha spiegato come, «ai quasi 5 miliardi di euro stanziati per il primo trimestre, si aggiungerà certamente un ulteriore intervento nelle prossime settimane». In vista, dunque, un decreto con «un importo adeguato a garantire sostegno a imprese e famiglie» che, «ragionevolmente», varrà «almeno 7 miliardi». L’iniziativa, a quanto si apprende, dovrebbe calmierare i prezzi per un determinato periodo di tempo, tuttavia, a giudizio del rappresentante del dicastero di via XX settembre, ciò che l’Esecutivo deve perseguire è «la stabilizzazione del sistema, anche con interventi strutturali. Pensare di far fronte a lungo termine al caro energia solo con iniezioni di liquidità è un po’ come voler svuotare il mare con un cucchiaio», ha dichiarato in un’intervista ad un quotidiano uscita questa mattina. Per Freni, infatti, all’Italia serve «una nuova politica energetica che, in coerenza con gli indirizzi dell’Unione europea, apra finalmente anche al nucleare di ultima generazione. Senza autosufficienza energetica siamo destinati a restare ostaggio di eventi geopolitici di difficile governabilità», ha proseguito Freni, riferendosi alle attuali tensioni nell’Est europeo, in particolare tra Russia ed Ucraina.

A confermare l’apertura del cantiere di un ulteriore provvedimento governativo è pure il leader della Lega Matteo Salvini, parlando stamani di un testo «urgente» e «sostanzioso» per aiutare famiglie ed aziende ad affrontare al meglio il «caro bollette». Ed anticipando che l’approdo a palazzo Chigi del decreto dovrebbe avvenire entro questa, o la prossima settimana al massimo.

A mettere in gran risalto l’urgenza di agire sul tema è stato, nella giornata di ieri, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, affermando, nel corso di una iniziativa pubblica in Liguria, che «l’aumento del prezzo dell’energia rischia di avere un costo totale l’anno prossimo superiore all’intero pacchetto del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Quindi, non è che il Pnrr ci ha messo al sicuro da tutto», ha precisato, evidenziando la necessità della transizione, che deve però essere «giusta», perché «è questa la vera grande sfida, non fare una transizione e basta».

Il ministro ha, infine, ricordato che la nostra Penisola ha «preso un impegno molto pesante con la Commissione europea. Abbiamo un debito che è oltre il 160%», pertanto «non possiamo permetterci di sbagliare. Ho sentito parlare – ha proseguito – di «piano Marshall»: la cosa principale del Pnrr però non è la massa finanziaria, ma l’aver fatto un piano integrato. Forse, è la prima volta che siamo stati costretti a farlo. E questo è un grosso passo avanti nell’idea di Paese che vogliamo», ha concluso Cingolani.

Un fondo da 840 milioni di euro all’anno per raggiungere gli obiettivi sul clima

Un fondo da 840 milioni di euro all’anno per raggiungere gli obiettivi sul clima

Un fondo con una dote di 840 milioni di euro annui dal 2022 al 2026 che servirà a finanziare gli interventi per centrare i target italiani sul clima. La novità è prevista dalla legge di bilancio, approvata dal Consiglio dei ministri lo scorso 28 ottobre, che istituisce il nuovo strumento nello stato di previsione del ministero della transizione ecologica.
Un investimento di tre miliardi e mezzo di euro in quattro anni, quindi, per favorire gli “interventi a favore di soggetti privati e pubblici, volti a contribuire al raggiungimento degli obiettivi stabiliti nell’ambito degli accordi internazionali sul clima e tutela ambientale ai quali l’Italia ha aderito”.
Il fondo potrà: assumere capitale di rischio mediante fondi di investimento, fondi di fondi o capitale di debito; erogare finanziamenti indiretti mediante istituzioni finanziarie, incluse istituzioni finanziarie europee, istituzioni finanziarie multinazionali e sovranazionali, fondi multilaterali di sviluppo; erogare finanziamenti diretti di iniziative e programmi ad elevato impatto; erogare garanzie, su finanziamenti concessi da soggetti terzi autorizzati all’esercizio del credito, entro il limite massimo del 50% dell’importo finanziato, entro un importo massimo non eccedente il 50% delle risorse stanziate. Una quota di 40 milioni di euro all’anno sarà destinata inoltre all’erogazione di misure a fondo perduto e agli oneri e alle spese di gestione del fondo. Sarà Cassa depositi e presiti a gestire lo strumento, sulla base di una convenzione da stipulare con il Ministero della transizione ecologica che dovrà disciplinare l’impiego delle risorse.
Il fondo sarà sostenuto da una serie di nuove realtà e figure professionali introdotte dalla legge di bilancio: saranno istituiti presso il ministero della transizione ecologica un comitato di indirizzo e un comitato direttivo. Il primo sarà presieduto dal Ministro Roberto Cingolani o da un suo delegato e composto dal capo dipartimento del ministero della transizione ecologica, dal direttore generale del testo e dal direttore generale del ministero degli esteri. Il comitato dovrà “definire l’orientamento strategico, le priorità di investimento del Fondo” e avrà il compito di deliberare “il piano di attività del Fondo, anche mediante la definizione dell’ammontare di risorse destinato alle distinte modalità di intervento, ivi inclusi eventuali limiti per aree geografiche e categorie di paesi e per interventi effettuati in favore di, o aventi come intermediari, soggetti privati”. Il comitato direttivo, invece, deciderà in merito ai finanziamenti e alle garanzie concesse.
Se non fossero sufficienti 840 milioni di euro all’anno da qui al 2026, l’articolo che istituisce il fondo sancisce come la dotazione dello stesso possa essere incrementata dall’apporto finanziario “di soggetti pubblici o privati, nazionali o internazionali, anche a valere su risorse europee e internazionali, previo versamento all’entrata del bilancio dello stato”. Un impegno importante, dunque, da parte del governo per ottemperare alle richieste comunitarie e internazionali di riduzione delle emissioni e, in generale, di miglioramento dei coefficienti di sostenibilità ambientale.

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