Al via il sesto pacchetto di sanzioni per la Russia. Lobbisti russi fuori dai locali europei

Al via il sesto pacchetto di sanzioni per la Russia. Lobbisti russi fuori dai locali europei

Rappresentanti delle società russe esclusi da qualsiasi locale del Parlamento europeo per non permettergli “di diffondere la loro propaganda e narrazioni false e tossiche sull’invasione dell’Ucraina”. Queste le parole della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, espresse su Twitter a margine dell’approvazione del sesto pacchetto di sanzioni europee contro la Russia per la guerra in Ucraina. “Rimarremo uniti e forti contro gli autocrati”, il pensiero di Metsola.

Oltre a inibire gli uomini delle imprese russe dai locali istituzionali europei, le nuove sanzioni impatteranno in particolare sull’importazione di petrolio, che subirà un blocco parziale. Polemiche per la posizione dell’Ungheria, le cui pressioni hanno portato all’esclusione del patriarca russo ortodosso Kirill dalle sanzioni. “Un altro forte pacchetto di sanzioni contro Putin e il Cremlino. Di fatto, il 90% delle importazioni russe di petrolio all’Ue sarà bandito entro la fine del 2022. Ciò ridurrà la capacità della Russia di finanziare la sua guerra”, le parole del presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Secondo quanto riportato da Sky tg 24, l’embargo al petrolio in arrivo via mare dovrebbe scattare entro otto mesi. Polonia e Germania si sono impegnate a stoppare l’import nazionale nonostante il petrolio via oleodotti sia escluso dalle sanzioni. Alla Repubblica Ceca è stata concessa una deroga di 18 mesi, alla Bulgaria l’esenzione durerà fino al 2024.

Nel frattempo, anche gli stati europei stanno facendo le loro mosse per diminuire la dipendenza dalle fonti energetiche russe. Il 1° giugno Gazprom ha interrotto le forniture alla Danimarca visto il suo rifiuto di pagare il petrolio in rubli. Secondo la ricostruzione fatta da Matteo Villa, ricercatore dell’Ispi, sono attualmente sei i paesi senza forniture russe (oltre alla Danimarca, Polonia, Bulgaria, Lituania, Finlandia, Paesi Bassi), per altri due (Lettonia ed Estonia) lo stop è previsto a partire dal 1° gennaio 2 023, mentre sono già tre i paesi che non importano da Mosca (Irlanda, Cipro e Malta).

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