Alla Camera lo schema di decreto per la promozione delle rinnovabili

Alla Camera lo schema di decreto per la promozione delle rinnovabili

Dagli investimenti nel settore un ritorno economico di 187 miliardi da qui al 2030

Accelerare la transizione dai combustibili tradizionali alle fonti rinnovabili e attuare quanto previsto dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec), con un effetto espansivo sull’economia italiana già stimato in 187 miliardi di investimenti, a cui andranno aggiunti i fondi del Pnrr. Questi i principali obiettivi dello schema di decreto legislativo recante l’attuazione della direttiva Ue 2018/2001 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili. Il testo (Atto Camera 292) è in corso di esame nelle varie commissioni a Montecitorio e ha visto lo svolgimento di una serie di audizioni nelle ultime settimane.
Il provvedimento, come detto, cercherà di velocizzare l’attuazione di quanto previsto dal Pniec, il Piano redatto dall’Italia in attuazione del regolamento Ue 2018/1999 e trasmetto alla commissione Europea il 31 dicembre 2019. Il Pniec elencava gli obiettivi in termini di energie da fonti rinnovabili che avrebbe dovuto perseguire l’Italia negli anni a venire; tra gli altri, passare dal 17% al 30% per quanto riguarda la quota di energia da fonti rinnovabili nei consumi finali lordi e ridurre i consumi di energia primari del 43% rispetto allo scenario ipotizzato nel Primes 2007.
Andando all’analisi del decreto legislativo, in particolare per le fonti rinnovabili, l’obiettivo del testo è quello di “promuovere un ulteriore sviluppo insieme alla tutela e al potenziamento delle produzioni esistenti. A questo scopo, sono individuati strumenti calibrati sulla base dei settori d’uso, delle tipologie di interventi e della dimensione degli impianti, con un approccio che mira al contenimento del consumo di suolo e dell’impatto paesaggistico e ambientale, comprese le esigenze di qualità dell’aria”, come si legge nella relazione illustrativa del dlgs. Per le autorizzazioni dovrà essere adottato come approccio generale “quello della semplificazione e di una partecipazione positiva degli enti preposti al rilascio delle autorizzazioni tramite un percorso condiviso di individuazione di aree idonee”, si legge ancora nella relazione. Per quanto riguarda gli incentivi “la scelta è quella di introdurre una forte semplificazione nell’accesso ai meccanismi e, al contempo, fornire una maggiore stabilità tramite l’introduzione di una programmazione quinquennale, al fine di favorire gli investimenti nel settore”. Per pervenire al raggiungimento degli obiettivi verrà rafforzato inoltre anche un sistema di obbligo di integrazione delle fonti rinnovabili per i nuovi edifici (e ai grandi edifici esistenti del settore terziario dal 2027), nonché per grandi venditori di energia termica. Gli interventi potranno, in tale ambito, accedere agli incentivi per agevolarne la realizzazione. Centrale sarà, inoltre, la realizzazione delle infrastrutture necessarie per la gestione delle produzioni degli impianti a fonti rinnovabili: per tale ragione è prevista “un’accelerazione nello sviluppo della rete elettrica, della rete gas e semplificazioni per la realizzazione degli elettrolizzatori alimentati da fonti rinnovabili”.
In sostanza, il provvedimento si inserisce quindi nella più ampia strategia europea di decarbonizzazione e di incentivo all’utilizzo di fonti rinnovabili, con l’obiettivo di innescare l’ormai famoso “Green deal”. La relazione tecnica al dlgs effettua una stima di quelli che possono essere gli effetti espansivi degli interventi sull’economia del paese: “dal confronto dello scenario che attua le politiche e misure complessivamente previste nel Pniec con quello cd “base” (ovvero in assenza di nuove politiche settoriali attive), sono stati rilevati dal modello gli investimenti aggiuntivi attivati nel periodo 2017- 2030, stimati in circa 187 miliardi di euro”. Queste stime, dunque, escludono gli interventi che verranno finanziato con il Pnrr, che comunque “nello schema di decreto si integra sinergicamente nelle misure settoriali già presenti, per rafforzarne in maniera strutturale gli effetti”.

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