Superbonus, crediti in dieci anni

da | 9 Mag 2024 | In evidenza, Primo piano

Giorgetti al Senato: la misura come il Vajont

I crediti di imposta derivanti dalle ristrutturazioni edilizie potranno essere recuperati solo in dieci anni. No a ulteriori proroghe, la misura non vedrà nuovi finanziamenti.

Necessario “fermare la valanga”, con il 110% definito come il “Vajont” per il suo effetto sui conti pubblici, in continua crescita. A parlare è il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, intervenuto sia in Senato (in commissione per discutere del dl Superbonus), sia alla Camera (question time in aula). Tanti gli argomenti trattati dal titolare del Mef, con una certezza: il Superbonus non sarà rifinanziato, anzi; si farà di tutto per contenere le spese. Giorgetti ha parlato di taglio del cuneo come priorità della prossima manovra, riportando anche la scarsa efficacia della norma sugli extraprofitti delle banche: “non risultano essere pervenuti versamenti dagli istituti”.

Insomma, la battaglia del governo contro il Superbonus continua. Anzi, promette di essere ancora più aspra. Secondo le ultime indiscrezioni, il Mef vuole introdurre l’obbligo di recuperare i crediti in dieci anni. Non saranno prese in considerazione deroghe: “no a ulteriori proroghe, il governo presenterà i suoi emendamenti e se ne assumerà le responsabilità”.

Dovrebbero salvarsi i lavori già iniziati: “chi ha cominciato il lavoro nel 2021 ha diritto di finirlo nel 2023 e presentare le fatture”, ha assicurato il ministro. Polemiche anche sulla sua metafora del Vajont, a indicare come la “valanga Superbonus” debba essere fermata, considerata irrispettosa dai parlamentari di opposizione.

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Le discussioni sollevate dal ministro non si sono fermate alla questione Vajont; c’è chi, come Federcontribuenti, afferma di “essere pronti a fare causa allo stato per sopravvivenza delle imprese nel caso di crediti in 10 anni”.

Una nota molto dura, che riporta le principali conseguenze delle varie strette alla misura: “blocco totale, da parte di operatori bancari e del settore, degli acquisti dei cassetti fiscali per continua e reiterata incertezza normativa in quanto la retroattività è incostituzionale; calo drastico delle percentuali d’acquisto sia orizzontali che verticali; ridotta la possibilità per le aziende di compensare i cassetti con F24 e tasse varie, in quanto diluiti in più anni”.

Una serie di concause che porteranno a “sicure class action contro lo Stato e possibili risarcimenti miliardari in quanto la norma sarebbe incostituzionale perché metterebbe in ginocchio il settore compromettendolo irrimediabilmente in quanto non ci sarebbe più visione futura sul mercato e i cantieri in essere, come quelli appena iniziati, e si rischierebbe la paralisi senza possibilità di una ripresa”.

Polemiche, infine, anche dagli amministratori di condominio, in particolare dall’Unai: “spalmare i crediti in dieci anni, per quanto riguarda un amministratore di immobili, significa buttare fuori di casa le persone perché con le assurdità del superbonus, tipo la lievitazione dei prezzi, un intervento che in condizioni normali si sarebbe fatto con 100mila euro è finito per costarne 400mila. Può questa improvvisazione con cui è stata gestita la cosa ricadere sulle spalle del condomino?”.

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