Superbonus, cessione dei crediti al capolinea

da | 4 Apr 2024 | Costruzione, ambiente e territorio

La scadenza del 4 aprile mette paura: vietato sbagliare o fare ritardo

La stretta sul Superbonus (o meglio, sulla cessione dei crediti di imposta) è realtà. Il 4 aprile, infatti, scadeva il termine per comunicare i dati dall’Agenzia delle entrate per poter effettuare la cessione ai sensi del dl 39/2024. Una data (e un provvedimento in generale) che sta facendo parecchio discutere. Via la remissione in bonis, stop alla cessione dei crediti e sanzioni pesanti per chi commette errori le principali novità, che seguono quelle già operate con il decreto blocca cessioni.

Il giorno prima della scadenza, ovvero il 3 aprile, lo stesso ministro dell’economia aveva parlato delle nuove norme e dell’impatto delle stesse sulla finanza pubblica. In sostanza, il Def (Documento di economia e finanza) sarà meno pesante grazie alle restrizioni sui bonus edilizi. “La vera ragione per essere ottimisti deriva dagli effetti del decreto Superbonus”, le parole del ministro.

Ma cosa prevede il decreto? Innanzitutto, come già accennato, l’eliminazione della cessione dei crediti per tutte le operazioni effettuate dopo il 4 aprile, uno stop che vale anche per le case popolari e per il terzo settore. Non sarà più possibile la regolarizzazione per il mancato invio con il pagamento della sanzione di 250 euro entro il 15 ottobre. Viene infatti eliminata la possibilità di utilizzare la remissione in bonis. Novità anche per quanto riguarda le sanzioni; il mancato invio dei dati porterà a una multa di 10 mila euro o alla decadenza dell’agevolazione, una misura che si affianca alla sospensione della compensazione con i debiti dello stato. Lo stop viene previsto nel caso di iscrizioni a ruolo o carichi affidati agli agenti della riscossione relativi imposte erariali o ad atti emessi dall’Agenzia delle Entrate con importo superiore a 10.000 euro.

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Il decreto ha, poi, introdotto un nuovo requisito: oltre alla presentazione della Cilas entro il 16 febbraio 2023, è necessario dimostrare la realizzazione dei lavori con fatture pagate entro la fine di marzo. Rientra in questa categoria: chi ha anticipato denaro per i lavori ma non ha ancora raggiunto il 30% di avanzamento necessario per il primo Sal; i proprietari che hanno completato i lavori ma non hanno ancora pagato tutte le fatture; le imprese che hanno avviato lavori per i quali non hanno ancora ricevuto il pagamento.

Insomma, una stretta importante, per una delle misure più indigeste all’attuale esecutivo. Dalle opposizioni, in particolare dal Movimento cinque stelle, arrivano le peggiori critiche. Pagella politica ha analizzato i numeri illustrati dal leader del M5s Giuseppe Conte: “in tre anni il bonus edilizio ha fatto crescere del «13,2 per cento» il Prodotto interno lordo (Pil) italiano; ha fatto calare di «17,6 punti» il rapporto tra il debito pubblico e il Pil; e ha creato «quasi un milione di posti di lavoro”. Numeri che vengono contestati dal sito di fact-checking: il milione di posti di lavoro (preso da dati Nomisma e Censis) non combacia con le statistiche Istat, la crescita del Pil non può essere tutto merito del Superbonus e il rapporto deficit Pil non è migliorato, secondo le analisi di Pagella politica.

Comunque, i bonus edilizi continueranno a far discutere, lasciando al governo una grana non da poco da gestire.

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