martedì, 27 Settembre 2022
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Superbonus «amaro», secondo gli artigiani: 2,6 miliardi di crediti riconosciuti, ma non «monetizzati»

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La fase di (pericoloso) «stallo» del più noto (e richiesto) incentivo per l’efficientamento energetico degli edifici, il Superbonus 110%, prosegue. Ed i numeri diventano sempre più allarmanti: sono, infatti, arrivate a quota

La fase di (pericoloso) «stallo» del più noto (e richiesto) incentivo per l’efficientamento energetico degli edifici, il Superbonus 110%, prosegue. Ed i numeri diventano sempre più allarmanti: sono, infatti, arrivate a           quota 33.000 le imprese artigiane a rischio fallimento, oppure soggette al blocco dei cantieri, con la possibile perdita di almeno 150.000 posti di lavoro nella filiera delle costruzioni, a causa dell’altolà che riguarda il meccanismo della cessione dei crediti legati alle agevolazioni fiscali nel settore delle costruzioni. A lanciare l’allarme è la Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della Piccola e media impresa, sulla base dei risultati di una indagine effettuata presso circa 2.000 aziende che rappresentano un campione altamente rappresentativo dei comparti dell’edilizia, delle costruzioni e dei serramenti. L’organismo datoriale, che (contestualmente) sollecita il governo a trovare rapidamente una soluzione per disinnescare una «bomba» economica e sociale per la nostra Penisola, calcola che si è oramai giunti a 2,6 miliardi di sconti riconosciuti, ma non «monetizzati».

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Sul «banco degli imputati», viene evidenziato, c’è la serie di recenti provvedimenti varati sul Superbonus per intervenire sul capitolo della cessione del credito, che «ha alimentato confusione e profonda incertezza» nei cittadini, nei professionisti e nel mondo imprenditoriale. La consistenza dei crediti bloccati (circa il 15% del totale), osserva la Cna, sta mettendo in crisi migliaia di realtà produttive italiane, e oltre 60.000 imprese artigiane si trovano con il cassetto fiscale pieno di crediti, però senza liquidità, dunque con impatti gravissimi. Il 48,6% del campione interpellato, ad oggi, parla di rischio fallimento, mentre il 68,4% prospetta il blocco dei cantieri attivati.

Inoltre, per non essere schiacciate dalla mancata cessione dei crediti, quasi un’impresa su due sta pagando in ritardo i fornitori, il 30,6% rinvia tasse e imposte ed una su cinque non riesce a pagare i collaboratori. Dall’analisi dei fatturati e della consistenza media dei crediti emerge che le imprese con giro d’affari di 150.000 euro detengono 57.000 euro di crediti nel proprio cassetto fiscale (38,2%). E alla crescita del fatturato l’incidenza tende a scendere pur restando rilevante: un’impresa con 750.000 euro di ricavi sconta 200.000 euro di crediti bloccati. «Davanti a norme incerte e continui «stop and go», gli intermediari finanziari hanno bloccato gli acquisti e ad oggi i crediti in attesa di accettazione superano i 5 miliardi e di questi circa 4 si riferiscono a prime cessioni, o sconti in fattura. Occorre ricordare che attraverso lo sconto in fattura l’impresa ha anticipato per conto dello Stato un beneficio al cliente, facendo affidamento sulla possibilità, prevista dalla legge, di recuperare il valore della prestazione attraverso la cessione a terzi», osserva la Cna, invocando l’intervento dell’Esecutivo e definendo il quadro «molto preoccupante».. A lanciare l’allarme è la Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della Piccola e media impresa, sulla base dei risultati di una indagine effettuata presso circa 2.000 aziende che rappresentano un campione altamente rappresentativo dei comparti dell’edilizia, delle costruzioni e dei serramenti. L’organismo datoriale, che (contestualmente) sollecita il governo a trovare rapidamente una soluzione per disinnescare una «bomba» economica e sociale per la nostra Penisola, calcola che si è oramai giunti a 2,6 miliardi di sconti riconosciuti, ma non «monetizzati».

Sul «banco degli imputati», viene evidenziato, c’è la serie di recenti provvedimenti varati sul Superbonus per intervenire sul capitolo della cessione del credito, che «ha alimentato confusione e profonda incertezza» nei cittadini, nei professionisti e nel mondo imprenditoriale. La consistenza dei crediti bloccati (circa il 15% del totale), osserva la Cna, sta mettendo in crisi migliaia di realtà produttive italiane, e oltre 60.000 imprese artigiane si trovano con il cassetto fiscale pieno di crediti, però senza liquidità, dunque con impatti gravissimi. Il 48,6% del campione interpellato, ad oggi, parla di rischio fallimento, mentre il 68,4% prospetta il blocco dei cantieri attivati.

Inoltre, per non essere schiacciate dalla mancata cessione dei crediti, quasi un’impresa su due sta pagando in ritardo i fornitori, il 30,6% rinvia tasse e imposte ed una su cinque non riesce a pagare i collaboratori. Dall’analisi dei fatturati e della consistenza media dei crediti emerge che le imprese con giro d’affari di 150.000 euro detengono 57.000 euro di crediti nel proprio cassetto fiscale (38,2%). E alla crescita del fatturato l’incidenza tende a scendere pur restando rilevante: un’impresa con 750.000 euro di ricavi sconta 200.000 euro di crediti bloccati. «Davanti a norme incerte e continui «stop and go», gli intermediari finanziari hanno bloccato gli acquisti e ad oggi i crediti in attesa di accettazione superano i 5 miliardi e di questi circa 4 si riferiscono a prime cessioni, o sconti in fattura. Occorre ricordare che attraverso lo sconto in fattura l’impresa ha anticipato per conto dello Stato un beneficio al cliente, facendo affidamento sulla possibilità, prevista dalla legge, di recuperare il valore della prestazione attraverso la cessione a terzi», osserva la Cna, invocando l’intervento dell’Esecutivo e definendo il quadro «molto preoccupante».

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