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Studi professionali, welfare «ad hoc» per 85% dipendenti donne

da | 9 Set 2021 | In evidenza, Notizie

Alla presentazione del Rapporto Generali, fari su misure di sostegno aziendali

La «grande frontiera» della protezione sociale a vantaggio dei lavoratori interessa (principalmente) la componente femminile, impiegata in grosso numero negli studi dei liberi professionisti italiani: circa l’85% delle dipendenti è, infatti, di sesso femminile. Ed è a loro che va dedicata una specifica attenzione, nel formulare iniziative che ne supportino la salute (e la prevenzione di malattie), la conciliazione dei tempi di lavoro e cura familiare e, in generale, quel benessere necessario al suo sviluppo personale e all’intera comunità. È uno dei messaggi usciti oggi dalla presentazione del Rapporto Welfare Index Pmi 2021 sullo stato del welfare nelle piccole e medie imprese italiane promosso da Generali, giunto alla sesta edizione, che ha coinvolto più di 6.000 imprese di tutti i settori produttivi e di tutte le dimensioni. All’iniziativa ha preso parte anche il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella, portando l’esempio di quanto da anni viene realizzato dalla sua Confederazione per il progresso degli studi professionali, mettendo in risalto l’attività profusa per incrementare gli aiuti in favore degli addetti delle strutture.

Del resto, nel più recente dossier sul tema, l’organismo che riunisce esponenti iscritti ad Ordini e Collegi professionali di diverse categorie, si pone in luce come, durante l’avanzata del Covid-19, «il nostro sistema abbia promosso e agevolato la possibilità di mantenere aperti gli studi e dare garanzie di continuità di servizio, in modo flessibile e offrendo ai lavoratori benefici per conciliare il lavoro con le esigenze familiari, anche perché i professionisti hanno affrontato l’emergenza in prima linea»: in «trincea» ci son state le professioni sanitarie, ma anche i rappresentanti delle categorie tecniche ed economico-giuridiche «hanno contribuito ad assicurare l’accesso alle prestazioni emergenziali da parte delle imprese e dei lavoratori».

Stella, pertanto, evidenziando l’opera svolta finora dalla Confederazione, ha puntato i riflettori sul sostegno alle impiegate, spesso figure decisive nel buon andamento degli studi. Dal rapporto di Generali si evince come oltre il 64% delle aziende che aveva avviato azioni di welfare «ha superato il livello iniziale», e nell’arco di 6 anni le imprese «con un livello di welfare elevato sono più che raddoppiate, passando dal 9,7% del 2016 all’attuale 21%». Ad esser stati forniti in gran numero agli occupati servizi diagnostici per il Coronavirus (43,8%), servizi medici di consulto anche a distanza (21,3%) e nuove assicurazioni sanitarie (25,7%).

Inoltre, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) va visto come «grande opportunità per potenziare il welfare», ha detto il ministro del Lavoro Andrea Orlando, presente all’illustrazione del documento, sottolineando come sia «molto importante guardare a come in questi anni sia cresciuto un welfare anche aziendale, che deve integrare quello pubblico».

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