Stati generali della previdenza, l’Adepp chiede la «semplificazione normativa» e il patrimonio delle Casse arriva a quota 110 miliardi

da | 10 Mag 2024 | Notizie, Professioni a confronto

Le Casse previdenziali private dei professionisti sia avviano a tirare una riga sul 2024 con una crescita patrimoniale fino al 110 miliardi complessivi (dai 104 dell’anno precedente).

Ma, alla fine del 2024, complice anche il buon andamento dei mercati finanziario e degli investimenti del comparto, che è sottoposto al prelievo del 26% sui rendimenti (mentre i Fondi pensione di secondo pilastro pensionistico sono al 20%), pagheranno anche più tasse all’Erario: «Tre quarti di miliardo», come sottolineato dal presidente dell’Adepp, l’Associazione che raggruppa i 20 Enti, Alberto Oliveti. Una somma in ascesa, al confronto con i 650 versati al 31 dicembre dell’anno passato dall’intero segmento.

Dal palco dell’evento che si è tenuto ieri, nella Capitale, il numero uno dell’organismo ha elencato precise richieste alle Istituzioni: la prima, ha scandito, è quella di arrivare ad una reale «semplificazione normativa, perché ancora oggi non sappiamo qual è il nostro giudice di riferimento», sebbene sia chiaro che «siamo Enti di diritto privato senza scopo di lucro». A seguire, fra le istanze espresse anche quella dell’esigenza di rivedere i criteri di sostenibilità delle Casse (ossia l’equilibrio fra entrate e uscite, la cui soglia salì da 30 a 50 anni ad opera del governo tecnico di Mario Monti, nel 2011, ndr) a beneficio di «criteri di solvibilità, visto anche come sosteniamo, in termini di welfare, i professionisti iscritti, garantendo la qualità dell’esercizio» dell’attività autonoma, ha detto.

Sul fronte delle operazioni finanziarie, poi, secondo il presidente gli Enti aderenti all’Adepp dovrebbero «autoregolamentarsi» nel frattempo, ha ricordato, è «dal ministero dell’Economia che quel regolamento previsto in uscita entro il giugno scorso non arriva». Dal canto suo, il sottosegretario all’Economia Federico Freni ha affermato che il nostro sistema è «povero di investitori istituzionali. Abbiamo voi, le Casse», però, evidentemente occorre, a questo punto, «immaginare un modello diverso da quello attuale», ha continuato, richiamando un’idea che aveva espresso pochi giorni fa, al forum della Cassa dottori commercialisti, a Roma, ad una «scatola», un «contenitore per gli investimenti», che agisca fatta salva, però, «l’autonomia» degli Enti di prendere le decisioni, sulla base delle proposte di investimento. «Questo è il tempo dell’equity, è finito il tempo del debito», sono state poi, le parole del sottosegretario, con riferimento alle tipologie di iniziative finanziarie che sarebbero a suo dire da privilegiare per il comparto della previdenza privata.

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Quanto al ministro del Lavoro, Marina Calderone, ha sostenuto «non credo che non ci sia al mondo miglior reputazione di quella delle classi professionali. Credo che sia importante, per contenere quelle che sono state le spinte a portare fuori dalla professione e il potenziale dei professionisti, dare degli strumenti che consentano anche di poter fare la professione non rinunciandovi perché magari non si riesce a gestire tutte le esigenze della vita quotidiana», ha concluso dinanzi alla platea dei rappresentanti delle Casse.

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