Obiettivo: sensibilizzare gli studenti a non sciupare il cibo; l’«export», intanto vola
Il valore degli alimenti e la cura nel custodirli, onde evitare che finiscano (presto) nella spazzatura, senza essere consumati: è ciò che si prefigge di inculcare nei bambini e nei ragazzi il progetto MaestraNatura dell’Istituto superiore di sanità, dedicato alle scuole primarie e secondarie di primo grado, che utilizza un percorso di didattica per competenze, al fine di sensibilizzare le giovani generazioni.
E che è già stato testato sul campo su oltre 55.000 studenti, per stimolare la riflessione sul ruolo che ciascuno può avere nel costruire un futuro più sostenibile, consapevole e rispettoso dell’ambiente e della salute.
In vista della Giornata nazionale per la lotta allo spreco alimentare del 5 febbraio, è stato riproposto il concorso, in cui si chiede a tutte le classi delle scuole primarie e secondarie di primo grado di rappresentare con creatività il tema dell’iniziativa che quest’anno è «Alimentazione e salute del pianeta, la sostenibilità come stile di vita: piccole azioni che cambiano il futuro», documentando idee, esperienze, riflessioni, o azioni concrete legate alla sostenibilità.
La partecipazione al progetto è gratuita, e gli istituti interessati dovranno inviare il modulo di adesione entro il 31 gennaio a infomaestranatura@iss.it, spedendo elaborati originali, espressione di un lavoro collettivo.
Lo scorso anno era stato quantificato in almeno 8,2 tonnellate il cibo sciupato (e, dunque, perso) del nostro Paese che ci ha fatti finire, in questa non incoraggiante classifica, «al terzo posto, in Europa, dietro Germania e Francia».
In particolare, stando a quanto verificato dal Centro studi Divulga nel «focus» pubblicato in occasione della 12/a Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare su elaborazione di dati Eurostat aggiornati al 2022, Fao-Ocse (2021-2023) e Fao-Onu, a livello mondiale «frutta (20%) e verdura (33%) insieme rappresentano più della metà degli sprechi alimentari, mentre i cereali, che sono il cibo più consumato al mondo, coprono il 23%» di quanto viene disperso; a seguire, si legge, carne e i prodotti lattiero-caseari costituiscono l’8% di quanto viene disperso in volume, tuttavia con un’incidenza in valore pari ad un terzo del totale.
Nel frattempo, però, l’Italia va verso cifre stellari sul fronte delle esportazioni del settore: nel 2025, secondo le proiezioni, toccherà quota 73 miliardi di euro mostrando una forte tenuta, rispetto a un contesto internazionale ancora incerto per tensioni e politiche commerciali.
E, dunque, pure nel terzo trimestre dello scorso anno il comparto si conferma vincente, grazie alla capacità delle imprese e alla varietà dei prodotti che caratterizzano la dieta mediterranea. Tra i prodotti trainanti, viene esposto, ci sono il caffè, le delizie della panetteria e della pasticceria delle varie aree dello Stivale, poi formaggi, prosciutti e frutta fresca, come evidenzia l’ultimo rapporto AgriMercati di Ismea, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare.













