Società tra professionisti, niente di nuovo sul (doppio) contributo integrativo

da | 7 Lug 2022 | In evidenza

Niente novità sul versante dell’imposizione fiscale delle Società tra professionisti (Stp), strumento che stenta a decollare (anche) per il gravame della tassazione: a dire la sua, oggi, il ministero del Lavoro, rispondendo ad un’interrogazione del senatore di FdI Andrea de Bertoldi, che aveva sollevato il tema assai caro alle Casse previdenziali private e privatizzate. La duplicazione del contributo integrativo dovuto agli Enti, generato dalla doppia fatturazione delle prestazioni professionali, prima come Società tra professionisti nei confronti del cliente e poi in qualità di socio professionista, rimane tale. I ministeri vigilanti degli Enti (Lavoro ed Economia), si legge, infatti, nel documento, hanno escluso che «rientri nelle prerogative di un Ente previdenziale la potestà di modificare la definizione, disposta per legge, della base imponibile su cui applicare la maggiorazione a titolo di contribuzione integrativa»; esaminando alcune delibere che negli anni passati erano state sottoposte da alcune Casse ai ministeri, si osserva che «non è apparso ammissibile che il versamento della contribuzione integrativa previsto dalle disposizioni di legge possa farsi dipendere da scelte sulle modalità di regolazione dei rapporti tra la Stp e i propri soci, rimesse agli interessati», visto che «nei casi di prestazioni della Stp rivolte ai terzi, ove si adotti il normale schema societario, il corrispettivo derivante dalla prestazione svolta dal socio in nome e per conto della società rientra nel volume d’affari complessivo» della Società, «e concorre alla realizzazione degli utili, che poi vengono redistribuiti ai soci in base alle rispettive quote di partecipazione».

Nel caso, invece, «si preveda che l’attribuzione dei corrispettivi dalla Società (che fattura al terzo) al socio avvenga sulla base di una rifatturazione interna, la Stp, essendo comunque un soggetto dotato di personalità giuridica e dunque titolare di posizioni giuridiche soggettive, si pone quale «cliente finale» nei confronti del socio ed è dunque destinataria del calcolo della maggiorazione del contributo integrativo a beneficio della Cassa», evidenzia il ministero. A dichiararsi «assolutamente insoddisfatto» della risposta ministeriale de Bertoldi, che scrive di una replica «contraria all’interesse nazionale e alle richieste dei liberi professionisti da parte del governo di Mario Draghi. Mentre tutti giustamente sostengono la necessità delle aggregazioni professionali per fornire migliori servizi ai clienti, per diminuire i costi degli uffici e finanche per attenuare i bisogni energetici, il governo insiste invece nel fare ostruzionismo verso tali fenomeni associativi, sia sul piano fiscale, come dimostrato dalle limitazioni al regime forfettario, sia con l’assurda duplicazione del contributo integrativo previdenziale che coinvolge le Società tra professionisti», commenta il parlamentare, secondo cui «stride, peraltro, che proprio le Casse di previdenza, che beneficiano dell’attuale doppia contribuzione, unitamente alle associazioni di categoria e agli Ordini professionali, supportino convintamente un posizionamento che favorisca le aggregazioni, proprio perché nell’interesse complessivo del sistema, mentre la maggioranza ed il governo continuano ad opporsi senza logica alcuna, se non quella dell’assoluta miopia politica e strategica», conclude de Bertoldi.

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