Roma Innovation Hub: al via l’edizione 2024

da | 25 Gen 2024 | In evidenza

Comunità energetiche 2023

Istruzione di qualità tra i temi della prima giornata della Convention Roma Innovation Hub che ospita i nove Ordini aderenti alla Rete delle Professioni Tecniche per parlare delle priorità in materia di innovazione del Paese

“L’Italia sconta un forte disallineamento tra formazione universitaria ed esigenze del mercato del lavoro. Tre in particolare, gli allarmi per il nostro Paese: dalla mancanza di professionisti tecnici specializzati alle percentuali molto basse in Italia, rispetto ad altri Paesi europei, di giovani laureati, senza dimenticare la mancanza di lavoratrici donne specializzate in area tecnica”. Parte da qui il Presidente del Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati, Giovanni Esposito intervenendo alla tavola rotonda su istruzione di qualità – Goal 4 dell’Agenda ONU 2030 – di Roma Innovation Hub, la Convention promossa dai nove ordini aderenti alla Rete delle Professioni tecniche (Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, Chimici e Fisici, Dottori Agronomi e Dottori Forestali, Geologi, Geometri e Geometri Laureati, Ingegneri, Periti Agrari e Periti Agrari Laureati, Periti Industriali e Periti Industriali Laureati e Tecnologi Alimentari), aperta oggi a Roma presso l’Auditorium della Tecnica di Confindustria e che chiuderà i battenti il 26 gennaio. Obiettivo di questa nuova iniziativa, la seconda del suo genere dopo quella del 2022, è quello di definire con i principali stakeholder il ruolo delle professioni tecniche nel quadro complessivo del processo di innovazione dettato dall’Agenda ONU 2030.

Ad aprire la prima giornata di lavori il coordinatore della Rete delle Professioni Tecniche, Armando Zambrano che ha ricordato il lavoro fatto dall’Associazione dalla sua nascita e in particolare il ruolo dei professionisti tecnici dentro i progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, mentre il VicePresidente di ProfessionItaliane, Rosario De Luca ha invece affermato come occasioni di questo tipo evidenzino l’unità all’interno del mondo delle professioni che si stanno strutturando per essere “un’unica voce”. A seguire gli interventi dell’assessore all’urbanistica del Comune di Roma, Maurizio Veloccia, del Presidente del Consiglio superiori dei lavori pubblici, Massimo Sessa, e del Presidente del GSE, Paolo Arrigoni che si è soffermato in particolare sui temi dell’Agenda 2030, “una sfida globale lanciata dall’Onu che rappresenta per il nostro Paese un impegno ma anche delle opportunità che saranno colte se questa transizione la condurremmo in modo pragmatica e non ideologica”. “Lo scorso anno” ha precisato, “abbiamo investito 11 miliardi per incentivare impianti e fonti rinnovabili e ora siamo stati chiamati a gestirne oltre 8 per parchi solari, agrivoltaico, sviluppo delle rete di teleriscaldamento, mobilità elettrica e per finanziare le comunità energetiche”.

“Il mondo delle professioni è il nostro riferimento” ha commentato il capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione lavoro, Marta Schifone, prima firmataria della proposta di legge sulla settimana nazionale STEM, le discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche, “il tema è quanto i professionisti rischiano a spendersi in tema di competenze, di innovazione e di futuro. Il futuro è nelle competenze dei professionisti. Abbiamo molte sfide e credo che i professionisti potranno sviluppare quelle che sono le mansioni intellettuali. A febbraio avvieremo la prima settimana nazionale delle materie STEM che servirà a divulgare e sensibilizzare rispetto a tutte le opportunità che queste materie potranno riservare nel mondo del lavoro”.

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Ma a tenere banco durante la prima giornata di lavori è stato proprio il tema della formazione e dell’istruzione di qualità, la base per migliorare la vita delle persone e raggiungere lo sviluppo sostenibile. E per raggiungere gli obiettivi previsti dall’Unione Europea e per far fronte alle carenze italiane e le difficoltà nel reperire tecnici e laureati come evidenziato nel corso dei lavori la risposta è rappresentata, almeno in parte, dalla Riforma Manfredi (L. n. 163/2021) sulle lauree abilitanti, una norma che interessa tutte le nove professioni aderenti alla Rete, che semplifica le modalità di accesso all’esercizio delle professioni regolamentate agevolando così una più diretta, immediata ed efficace collocazione dei giovani nel mercato del lavoro, obiettivo primario per il rilancio e la modernizzazione del Paese. Dopo l’approvazione del principio dell’abilitazione per le lauree professionalizzanti ora la partita si gioca tutta sugli articoli 4 e 5 che secondo legge prevede che ulteriori titoli universitari possono essere resi abilitanti, con uno o più regolamenti ministeriali, sentite le categorie interessate. In questo senso è intervenuta Veronica Carello, dirigente MUR che ha ricordato l’avvio dei tavoli con le categorie dei geologi, ingegneri, architetti e periti industriali per l’attuazione dell’articolo 4 e dell’articolo 5.

Tema dirimente come è stato sottolineato dai Presidenti delle diverse categorie professionali intervenuti durante la tavola rotonda è quello del tirocinio, con ordini professionali che non lo hanno previsto nei loro ordinamenti professionali (come ingegneri e architetti) e si stanno interrogando su come introdurlo e altri che devono pensare a come renderlo efficace e di qualità. Una delle ipotesi portata all’attenzione della platea è quella della creazione di un’Agenzia per il tirocinio trasversale alle diverse categorie tecniche che potrebbe risolvere il problema del praticantato all’interno dei corsi di laurea abilitanti e agevolare l’occupazione.

Al termine della prima mattinata dei lavori è stato assegnato il premio “Apollodoro di Damasco” ideato nel 2022 come riconoscimento al merito straordinario di un professionista che ha dato lustro all’Italia anche a livello internazionale. Dopo Federico Faggin, padre del primo microchip vincitore del premio nel 2022, la seconda edizione ha scelto di premiare una donna, che sta tuttora offrendo il suo contributo di competenze alla comunità scientifica internazionale, distintasi nell’arco della sua carriera per l’attività di ricerca applicata volta al miglioramento delle condizioni di vita e di alimentazione in condizioni estreme di coltivazione e produzione. Si tratta di Stefania De Pascale, Professore Ordinario di Orticoltura e Floricoltura all’Università degli Studi di Napoli Federico II, dal 2019 responsabile del “Laboratorio di Ricerca sulle piante per lo Spazio”, autrice di oltre 400 pubblicazioni scientifiche e nel 2020 è risultata nella World’s Top 2% Scientist, la classifica mondiale delle scienziate e degli scienziati stilata dalla Stanford University.

A chiudere la giornata le tavole rotonde sulla parità di genere e sull’energia pulita ed accessibile, rispettivamente Goal 5 e 7 dell’Agenda ONU, con la presentazione dei dati dell’Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASVIS).

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