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mercoledì, 17 Agosto 2022
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Rinvio (alla prossima settimana) dell’esame dell’equo compenso, con «nodo» politico intatto

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Ennesimo slittamento per il disegno di legge sull’equo compenso per le prestazioni libero-professionali: sul provvedimento (a prima firma della leader di FdI Giorgia Meloni (e siglato dai deputati della Lega, di Fi e del M5s Jacopo Morrone, Andrea Mandelli e Gianfranco Di Sarno) c’è stato nel pomeriggio di ieri un confronto fra i partiti, senza esito, quando il relatore, il senatore della Lega Emanuele Pellegrini, ha auspicato, per raggiungere un’intesa fra i gruppi, il ritiro di tutte le proposte di modifica (con FdI, in particolare, a favore, e il Pd contrario), per poi esprimersi sul testo, così come giunto dalla Camera, dove è stato approvato nell’ottobre 2021. Poco più tardi, si è appreso che la Commissione Bilancio di palazzo Madama aveva quasi completato i pareri sulla copertura finanziaria dei circa 150 emendamenti, dando, tra l’altro, il «nulla osta» alle correzioni (bipartisan) per sopprimere il comma 5 dell’articolo 5, che stabilisce che gli Ordini e i Collegi professionali possano adottare disposizioni deontologiche per sanzionare la violazione, da parte del professionista, dell’obbligo di concordare remunerazioni giuste e proporzionate alla prestazione richiesta. A questo punto, però, la II Commissione si aggiornerà alla prossima settimana per lavorare sul testo, mentre in ambito strettamente politico si dialoga su come provare a far uscire il disegno di legge dallo «stallo», evitando che decada prima della fine della XVIII Legislatura, nella prima metà del 2023.

Nella giornata di ieri, inoltre, si è registrata l’iniziativa di Confprofessioni, che ha scritto a tutti i partiti politici: «Per salvaguardare il lavoro e l’attività dei professionisti italiani, vi chiediamo un duplice impegno: consentire la modifica dell’articolato di legge, garantendone l’approvazione definitiva entro il termine della Legislatura», recita la missiva. «Vi è una norma che prevede una sanzione automatica a carico del professionista che decide di attivare l’azione giudiziale a tutela del suo diritto. Un inspiegabile rovesciamento dei ruoli, dove si punisce la vittima della condotta illegale», e l’automatismo delle sanzioni, che di fatto rende l’equo compenso inesigibile, crea anche gravi lesioni della libera concorrenza, si legge.

Di diverso avviso è ProfessionItaliane (l’Associazione che riunisce i Consigli nazionali degli Ordini professionali, tra cui quello dei periti industriali), secondo cui «sebbene il testo possa essere ancora migliorato, in particolar modo in riferimento ai limiti applicativi che oggi non tengono conto della tipicità del tessuto economico e imprenditoriale italiano, formato principalmente da
piccole e micro imprese, dobbiamo evitare di vanificare il lungo percorso intrapreso finora, che ha permesso di portare all’attenzione del legislatore le istanze dei professionisti, rafforzandone le tutele, soprattutto nei confronti di clienti ritenuti «forti», e individuati in banche, assicurazioni, imprese medio-grandi, pubbliche amministrazioni e società a partecipazione pubblica». Ai partiti, nei prossimi giorni, la decisione sul futuro del disegno di legge sull’equo compenso.

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