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Riforme professionali, avanza il testo generale, fermo il «restyling» forense

da | 24 Feb 2026 | La voce delle professioni

Il provvedimento, che riguarda i periti industriali, è al vaglio del Senato

ProfessionItaliane, l’organismo che riunisce 22 Ordini e Collegi (incluso quello dei periti industriali), segue con attenzione il percorso delle riforme professionali, all’esame della commissione Giustizia del Senato, che mira a rivedere i «paletti» sull’attività degli esponenti di 15 categorie.

E, proprio in questa settimana, entrerà nel vivo l’analisi delle proposte di modifica che sono state depositate.

I punti del documento

Nel testo spedito alla II commissione di Palazzo Madama l’associazione ordinistica ha «in primis» invocato l’esigenza di dare vita ad una cabina di regia tra i ministeri (della Giustizia, del Lavoro, della Salute e delle Imprese e made in Italy) e i Consigli nazionali interessati dalla revisione delle regole.

E, a seguire, tra i punti salienti della memoria ci sono quelli in cui si sottolinea che solo l’iscrizione all’Ordine – e non l’abilitazione professionale – può legittimare l’uso del titolo e dell’esercizio dell’attività lavorativa;

Si suggerisce poi di agevolare l’accesso dei giovani delle diverse categorie alle Stp (Società tra professionisti) con un regime fiscale meno penalizzante e di limitare la responsabilità civile dei professionisti all’esercizio effettivo dell’attività oggetto della professione.

C’è un passaggio del documento sottoposto ai senatori a cui ProfessionItaliane tiene molto: «Il principio su cui si intende richiamare l’attenzione del legislatore è quello del necessario coordinamento delle attribuzioni professionali ai diversi Albi, operato sulla base della attuale normativa che regolamenta le singole professioni ordinistiche, facendo espresso riferimento alla situazione già consolidata, allo stato attuale, in capo a ciascun Ordine, lasciando, cioè, invariate le competenze attualmente attribuite a ciascuna professione.

Fondamentale appare anche il principio in base al quale le competenze attribuite debbano essere stabilite in maniera tale da risultare coerenti con il percorso formativo di accesso alla professione, definito dal titolo di studio, dal tirocinio e dalle materie oggetto dell’esame di abilitazione», si legge, «così come irrinunciabile viene ritenuto un coordinamento tra l’oggetto dell’attività attribuito alle diverse professioni che svolgono» mansioni «similari».

Nel testo, inoltre, si richiama «l’impellenza di aggiornare e di adeguare anche i compensi spettanti ai professionisti nello svolgimento del ruolo di periti e Ctu (i Consulenti tecnici d’ufficio)». Il provvedimento che, insieme alle altre riforme professionali era stato approvato dal governo nel settembre del 2025 sotto forma di disegno di legge delega, è atteso in Aula al Senato nel mese di aprile.

Dall’altro ramo del Parlamento, invece, nella commissione Giustizia della Camera, sta compiendo dei passi in avanti la disciplina di riordino delle regole dei dottori commercialisti ed esperti contabili (il deposito degli emendamenti, dopo un breve rinvio, è stato fissato per mercoledì 25 febbraio alle ore 13) e incede, nella commissione Affari sociali e sanità, pure l’iter del testo concernente le figure sanitarie.

È, infine, «in stand by» da oltre un mese la riforma della professione forense

Dopo un’iniziale «sprint», infatti, il testo sta subendo continui rimandi, malgrado si sia appreso come, in un recente vertice di maggioranza, il ministro della Giustizia Carlo Nordio abbia sollecitato la ripresa celere dei lavori sul provvedimento prima del referendum del 22 e 23 marzo (per il quale l’Avvocatura si è schierata per il «sì»).

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