Rifiuti, cosa può fare il design?

da | 27 Ott 2021 | Design

Nell’era dei rifiuti cosa può fare il design?

Risponde  una mostra ideata dal Design Museum di Londra che descrive l’era dei rifiuti e mette alla prova i designer nella ricerca di soluzioni ad un problema più grande e vicino di quanto si pensi.

L’evento si apre, in contemporanea con la conferenza sul clima COP26 delle Nazioni Unite di Glasgow, e ha l’ambizione di portare il problema del rifiuto fuori dal semplice concetto di riciclo ed esplorare il modo in cui i designer possono usarlo come materiale. La mostra denuncia gli sprechi di un mondo invaso dai rifiuti e, attraverso le idee dei designer, prova ad immaginare nuove prospettive future.

Che tipo di spazzatura producono i comparti industriali oggi, e quali produrranno nel futuro? Il ritmo produttivo, le logiche e i materiali devono essere riprogettati se vogliamo dare un futuro sensato al nostro pianeta. Il tema è tra i più urgenti della nostra epoca, basti pensare che l’80% dei prodotti viene gettato entro i sei mesi di vita. È il design, con l’apporto dell’intero mondo della progettazione, che ha la responsabilità di suggerire prospettive nuove grazie alle intuizioni di una nuova generazione di designer, che sta ripensando al nostro rapporto con gli oggetti di tutti i giorni e che sta facendo luce sulla cultura dello spreco che si sta rivelando estremamente dannosa. Ricercando il valore nei nostri scarti, e lavorando verso un futuro di materiali puliti e un’economia circolare, è possibile trovare una via d’uscita dall’era dei rifiuti. Questa è una visione che deve necessariamente essere assunta trasversalmente dall’interno mondo produttivo: moda, cibo, elettronica, edilizia e tutti quegli ambiti che, in qualsiasi modalità, hanno che fare con il produrre. In tal senso la mostra presenta il lavoro di designer visionari che hanno utilizzato le loro conoscenze e abilità per rimodellare il modo in cui pensiamo ai rifiuti.

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Sono presenti lavori di nomi molto noti, come quello della stilista e ambientalista Stella McCartney, nonché nuovi volti nuovi nel design e nella sostenibilità come l’artista di installazioni, Ibrahim Mahama. Presentate diverse collaborazioni, anche con le industrie: un’istallazione di Mamou-Mani Architects in collaborazione con Dassault Systèmes Design Studio che mostra l’utilizzo di plastiche PLA e di polpa di legno. Nella sezione Precious Waste lo Studio Drift decostruisce una serie di oggetti d’uso quotidiano, da un aspirapolvere Dyson ai telefoni Nokia e IPhone. La mostra si chiude con Post Waste, una sezione che permette ai visitatori di scoprire una serie di proposte per nuovi metodi di produzione circolari, con particolare attenzione ai materiali che possono essere ricavati dai rifiuti alimentari, e con un’istallazione interattiva del Sony Design Centre Europe che illustra come i comportamenti delle persone influiscono sull’ambiente.

Attraverso il pensiero e il lavori dei designer, la mostra “Waste Age” prova a dare il proprio contributo nella gestione complessa della cultura dell’usa e getta, proponendo nuove soluzioni e nuovi comportamenti produttivi e di consumo, con l’obiettivo di creare prospettive più consapevoli verso futuri realmente più sostenibili.

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