Questione energetica nel dibattito politico (mentre monta l’allarme sui costi nel mondo produttivo)

da | 24 Ago 2022 | In evidenza

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Il «nodo» del prezzo del gas, a sei mesi dall’avvio del conflitto fra Ucraina e Russia, piomba nella campagna elettorale: i leader dei principali partiti politici, infatti, nelle ultime ore hanno espresso la loro posizione su come sarebbe opportuno affrontare i problemi energetici del nostro Paese.

E, nel frattempo, sul fronte delle aziende, cresce la preoccupazione per il prosieguo, nei mesi a venire, dell’attività produttiva con l’«escalation» delle spese per l’andamento degli impianti.

A giudizio del segretario del Pd Enrico Letta occorre «intervenire perché ci siano prezzi amministrati dell’energia per 12 mesi per aiutare famiglie e imprese, cioè fare una legge: è necessario farlo, altrimenti il sistema salta», sono state le sue parole, pronunciate dal Meeting di Comunione e liberazione a Rimini, mentre da Ancona la leader di FdI Giorgia Meloni si è detta «favorevole ad un «price cap» (il «tetto» al prezzo, ndr) europeo, credo che sia una grande battaglia. Mi dispiace che ci siano delle nazioni che su questo sono meno attente di noi. Credo che la famosa solidarietà europea si debba vedere in questioni di questo tipo. Anche perché – ha proseguito – se in questo momento abbiamo i problemi che abbiamo è perché l’Europa ha avuto dei momenti di difficoltà di strategia nell’approvvigionamento energetico, che è uno dei più grandi problemi europei».

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Secondo il ministro degli Esteri Luigi Di Maio la battaglia sul prezzo del gas va vinta subito, «tra settembre e ottobre», senza aspettare che sia il prossimo governo (quello, cioè, che uscirà dal voto del 25 settembre) a tornare a trattare. Anche perché, ha spiegato, «oggi il prezzo è 300 euro al megawattora, prima della crisi era di 40. Questo vuol dire che si sta speculando», dunque ha espresso un appello all’unità fra le parti politiche: bisogna far fronte comune contro il caro bollette che si sta abbattendo su famiglie e imprese.

E se i vertici della Lega e di Fi Matteo Salvini e Antonio Tajani hanno rilanciato sull’urgenza di ricorrere al nucleare, il numero uno del Terzo Polo e di Azione Carlo Calenda, in un video, ha ammonito: serve «dimezzare il costo dell’energia subito e portarlo a 100 euro al megawattora, per imprese energivore e gasivore».

Ed è proprio dal fronte aziendale della Penisola che è arrivato un forte grido d’allarme. Nel settore dei trasporti e della logistica, ad esempio, la corsa del prezzo del gas sta costringendo allo stop le imprese che hanno investito sui veicoli alimentati da questo carburante.

Il comparto, ha riferito il segretario generale di Conftrasporto Pasquale Russo, «si muove per il 95% con il gasolio e per il 5% con il gas. Mediamente, il costo del prodotto petrolifero, del gas in questo caso, vale il 30% dei costi di un’impresa di trasporto. Con un costo del gas quadruplicato abbiamo un aumento complessivo di costi di esercizio di circa il 10-15%».

Permane, poi, un rischio «altolà« generalizzato anche per le industrie dell’acciaio, giacché «produrre con questi costi – ha affermato il presidente di Federacciai Antonio Gozzi – significa perdere centinaia di euro a tonnellata prodotta. Dopo le ferie estive, moltissimi stanno valutando di non ripartire», ha avvertito, infine.

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