Prove di indipendenza dal gas russo con «29 miliardi di metri cubi da sostituire»

da | 12 Apr 2022 | In evidenza, Primo piano

La questione dell’approvvigionamento energetico del nostro Paese, alla luce del conflitto fra Russia ed Ucraina, resta al centro del dibattito politico-istituzionale: a giudizio del presidente di Nomisma, Davide Tabarelli, infatti, tentare la strada dell’indipendenza dal gas di Mosca non sarà facile. E sul tavolo c’è l’ipotesi del «razionamento» di quanto viene finora fornito all’Italia. Vi sono, infatti, ha rivelato in un’intervista concessa nelle ultime ore, «29 miliardi di metri cubi di gas russo da sostituire. Perciò, bisogna far lavorare meno le fabbriche, utilizzare più carbone, se i sindaci delle città dove ci sono le centrali ce lo lasciano fare». In uno scenario nel quale, com’è noto, il governo ha avviato contatti con altri Paesi, il suo giudizio è netto: dall’intesa con l’Algeria, non ci si poteva aspettare di più, vista la difficoltà a trovare dei volumi importanti di gas nel breve termine, mentre «l’embargo al gas russo per noi sarebbe una tragedia economica ed energetica».

Secondo il vertice di Nomisma, occorre «cercare di usare tutti i prodotti petroliferi al posto del gas e la legna nelle aree rurali, ma vanno tolti subito i vincoli ambientali sulle polveri sottili. Alla fine arriviamo a 15-20 miliardi», ha chiarito. Per ottenere i nove miliardi di gas in più dall’Algeria «ci vogliono tre anni», ha aggiunto, e tale accordo costituisce per Tabarelli un primo passo «per rafforzare i legami con l’Africa che ha tante risorse energetiche». Rispetto al gas che manca, ha proseguito, «un miliardo in più lo possiamo ricevere dalla Libia, un paio dall’Azerbaijan, poi c’è il gas liquefatto, però anche in questo caso ci vuole tempo per gli impianti di rigassificazione. Non resta», ha, dunque, puntualizzato, che procedere verso il razionamento delle risorse.

Nel frattempo, si apprende che il Gme (Gestore dei mercati energetici) nella settimana da lunedì 4 a domenica 10 aprile ha registrato un prezzo medio di acquisto dell’energia elettrica (PUN) pari a 267,09 euro/MWh (-3,7% rispetto alla settimana precedente); in aumento, poi, i volumi di energia elettrica scambiati direttamente nella borsa del Gme, pari a 4,0 milioni di MWh, con la liquidità al 74,1% (+3,4 punti percentuali), mentre i prezzi medi di vendita sono variati tra 253,20 euro/MWh di Sud e Calabria e Sicilia e 274,28 euro/MWh del Nord della nostra Penisola.

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E, se il governo di Mario Draghi si sta già adoperando per trovare delle soluzioni, il mondo produttivo dice la sua: il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha fatto sapere che la difesa dell’industria è un fattore di sicurezza nazionale, perché crea reddito e lavoro. Dunque, i suoi associati propongono un cambio di passo sugli impianti di fonti rinnovabili fermi per mancanza di autorizzazioni, chiedendo di riservare alle imprese una quota di energia prodotta dalle rinnovabili che rifletta i costi effettivi di produzione. E invocano l’urgenza di aumentare la produzione di gas nazionale oltre quanto già deciso finora. Questo aumenterà l’indipendenza dal gas russo.

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