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Progettare le filiere agroalimentari per l’utilizzo delle materie prime

da | 1 Lug 2021 | Chimica, Tecnologie alimentari

Dagli scarti alimentari alle materie prime

L’Italia è uno dei Paesi all’avanguardia nello studio dei nuovi processi connessi al recupero degli scarti alimentari che possono essere opportunamente trasformati in materie prime, come carta, carburante e bioplastiche e biomolecole per usi vari.

Con la conferenza di Copenhagen l’Europa ha confermato l’avvio della strategia sulla bioeconomia. Un progetto che porterà entro il 2025 alla sostituzione quasi completa di tutti i materiali di sintesi non riciclabili e non riutilizzabili. L’applicazione dei concetti della bioeconomia quale strategia di fondo porta alla riprogettazione delle filiere agroalimentari, partendo dal campo, conoscendo quindi la produzione e confrontando il dato con le esigenze del mercato food e del mercato no food.

La massimizzazione delle marginali porterà più valore nei campi e nei territori e quindi nelle attività dei servizi professionali. La crescita di queste tecnologie reca vantaggi economici, ormai misurabili in ragione dei possibili sviluppi produttivi associati, ma anche vantaggi ambientali misurabili, questi ultimi, a partire da una riduzione degli impatti connessi alla gestione dei rifiuti e del loro smaltimento in discarica con le connesse richieste di nuovi suoli e spazi (che generano problematiche ambientali soprattutto in occasione dei picchi stagionali, con possibili rischi per la salute ed il benessere pubblico).

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I residui agro-industriali rappresentano biomasse di scarto provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali ed animali) dalla silvicoltura e dalle industrie connesse. Si tratta quindi di trasformare in risorse gli scarti che attualmente hanno un volume annuo pari a 12 milioni di tonnellate facendoli diventare materia prima per altre produzioni industriali. Ad oggi questo tipo di scarti hanno generalmente ancora scarso valore economico e alto impatto ambientale e vedono come ambito di possibile e parziale utilizzo solo il compostaggio e l’incenerimento.

Le tecnologie e le prime applicazioni consentono invece di trasformare gli scarti in biomolecole come proteine, fibre e polisaccaridi, vitamine, antiossidanti attraverso i quali è possibile ricavare farmaci, nutraceutici, cosmetici, biopolimeri, biocarburanti. Occorre promuovere questa industria nascente, sostenendo la ricerca di base e individuando strumenti di incentivo per chi sperimenta nuove applicazioni industriali in questo nuovo settore verde, in primo luogo reindirizzando e riorientando le misure di sostegno ancora attive rivolte sino ad oggi a comparti decotti o obsoleti o che hanno evidenziato ricadute di crescita ed occupazione assai poco consistenti.

 

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