L’Associazione che riunisce 22 Ordini e Collegi chiede interventi urgenti sulle riserve previste per gli avvocati, a discapito di altre professioni, ed un aumento di costi per cittadini e imprese
Grande preoccupazione è stata espressa da ProfessionItaliane, l’associazione che riunisce 22 Ordini e collegi professionali, per la riforma della professione forense (A.C. 2629) che prevede un ampliamento sproporzionato delle competenze riservate agli avvocati. L’Associazione, ascoltata lo scorso 2 dicembre dalla Commissione Giustizia della Camera, ha depositato il 9 dicembre la propria memoria contenente alcune osservazioni e proposte di modifica del DDL in discussione.
A preoccupare – si legge nel comunicato diffuso – è soprattutto il massiccio rafforzamento della riserva delle competenze in capo agli avvocati previsto all’art. 2 dal DDL: dall’estensione della riserva di assistenza, rappresentanza e difesa davanti a tutti gli organi giurisdizionali al riconoscimento della consulenza legale come competenza esclusiva dell’avvocatura, fino alla nullità delle pattuizioni per prestazioni di consulenza o assistenza legale svolte da professionisti non iscritti all’albo, se connesse ad attività giurisdizionali. Ancora, si stabilisce la possibilità di dichiarare nulli o annullabili atti giuridici privi di assistenza legale e di abrogare, attraverso i decreti attuativi della Riforma, norme incompatibili con le disposizioni previste dal riordino della professione forense. Aspetti che impattano fortemente sull’attuale assetto di competenze ripartite tra i professionisti iscritti ai diversi Ordini professionali, limitando, di fatto, la concorrenza nel mercato dei servizi professionali e attribuendo, per legge, un vantaggio competitivo a una sola categoria di professionisti.
Uno sbilanciamento che per ProfessionItaliane comporterebbe un aumento di costi per cittadini e imprese e potrebbe ripercuotersi anche sul sistema delle Casse di Previdenza dei professionisti. Necessari, dunque, una serie di interventi. Tra questi: una definizione chiara e restrittiva della nozione di “connessione con l’attività giurisdizionale”, limitandola ai soli casi in cui esista un conflitto; l’introduzione di salvaguardie esplicite per le competenze delle altre professioni, comprese quelle attribuite da norme secondarie; la precisazione che i poteri abrogativi dei decreti attuativi riguardino esclusivamente norme dell’ordinamento forense; un impianto complessivo fondato su chiarezza, proporzionalità e coordinamento normativo, per tutelare i cittadini, evitare conflitti e mantenere un sistema ordinistico moderno e funzionale.













