giovedì, 29 Settembre 2022

Professionisti, proposta Pd: niente iscrizione all’Inps per chi ha già una Cassa privata

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Altolà alla doppia iscrizione alla Gestione separata dell’Inps e ad un Ente di previdenza privato per i liberi professionisti che appartengono a categorie già dotate di una propria Cassa pensionistica dall’entrata in vigore della legge n. 335 del 1995, per ciò che riguarda i redditi percepiti a seguito dell’esercizio dell’attività prevista dal rispettivo Albo professionale: a metterlo nero su bianco è stato il Partito democratico che oggi, alla Camera (rappresentato dalla capogruppo Debora Serracchiani e dal deputato Antonio Viscomi), ha illustrato i contenuti di una proposta di legge che punta a porre la parola fine su un «diffuso contenzioso amministrativo e giurisprudenziale che ha interessato pressoché tutte le categorie di liberi professionisti non iscritti alla Cassa previdenziale di riferimento».

E ciò, è stato riferito, alla presenza di alcuni avvocati e sindacalisti,  a seguito di un’iniziativa, denominata «Operazione Poseidone», con la quale l’Istituto pubblico, «a partire dal 2010, ha posto in essere attività di accertamento di crediti contributivi per contestare, all’esito dell’incrocio delle banche dati Inps con le informazioni in possesso dell’Agenzia delle Entrate, la mancata contribuzione alla Gestione separata da parte dei soggetti che hanno dichiarato redditi provenienti da attività di arti e professioni»; pertanto, «verificata la natura del reddito e la mancata contribuzione» presso altri Enti privati, «si è proceduto all’invio degli avvisi di accertamento per diversi anni di imposta, a partire dal 2005».

La questione, nel tempo, come accennato, è finita più volte all’attenzione dei giudici. La posizione dell’Inps, recita il dossier allegato alla proposta di legge del Pd, è che debbano rientrare nell’ambito della gestione separata «tutti coloro che, pur svolgendo attività iscrivibili ad appositi Albi professionali, non siano tenuti al versamento del contributo soggettivo presso le Casse di appartenenza, ovvero abbiano esercitato eventuali facoltà di non versamento/iscrizione, in base alle previsioni dei rispettivi Statuti o regolamenti», ribadendo che «tali soggetti continueranno ad essere destinatari dell’obbligo contributivo alla gestione separata Inps, in considerazione del fatto che i redditi percepiti non risultano assoggettati ad altro titolo a contribuzione previdenziale obbligatoria». E, se «le più rilevanti pronunce della Corte di Cassazione», le sentenze n. 30344 e n. 30345 del 2017, affermano l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata dell’Inps di «coloro che svolgono attività di ingegnere, contemporaneamente all’attività di lavoro subordinato privato o pubblico per la quale esiste altro rapporto previdenziale», il testo dei parlamentari, si legge nella Relazione di accompagnamento, «si rende necessario per risolvere un problema che si è verificato a seguito di un’interpretazione del tutto arbitraria delle vigenti disposizioni in materia di obblighi contributivi dei liberi professionisti già iscritti a casse previdenziali di categoria, che l’Inps ha voluto imporre nonostante la soccombenza in tutti gli innumerevoli e conformi pronunciamenti giurisprudenziali».

In conclusione, secondo l’avvocato Chiara Mestichelli (uno dei legali che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale della doppia iscrizione all’Istituto pubblico e ad un Ente privato), intervenuta oggi a Montecitorio, l’Inps, «dopo la pausa Covid, ha ripreso le aggressioni economiche nei confronti dei liberi professionisti e, nel dicembre 2021, abbiamo assistito all’emissione di numerosissime cartelle di pagamento e avvisi di addebito rivolti a liberi professionisti iscritti all’Albo, con riferimento all’attività del 2014».

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