I vincitori ad aprile; a Parigi, intanto, a giorni aprirà la fiera di design Maison&Objet
I migliori progetti che riflettono la diversità, la creatività e la ricchezza del panorama architettonico del Vecchio continente: sono quelli che concorreranno per l’aggiudicazione del Premio europeo 2026 per le opere contemporanee – il prestigioso Mies van der Rohe Award, di cadenza biennale – con una «rosa» di 410 opere provenienti da 40 Paesi e 143 regioni, di cui 21 italiani, poi ridotta a 40. A seguire, poi, verrà ristretto ulteriormente il campo dei piani in lizza a sette finalisti entro il mese di febbraio. E, nella primavera di quest’anno, i membri della giuria visiteranno i siti dei progetti finalisti, confrontandosi direttamente con architetti, clienti, utenti e comunità locali, nel quadro di una fase di individuazione delle eccellenze che spazia dai grandi contesti metropolitani alle città più piccole, illustrando la diversità di scale, usi e approcci architettonici in tutto il continente.
La «road map» prevede che le opere vincitrici delle categorie Architettura e Architettura emergente siano successivamente rivelate a Oulu in Finlandia – che è una delle due Capitali europee della cultura 2026 – ad aprile, celebrando così i progetti che definiscono il futuro del design e delle creazioni dell’Europa; in questa attività di selezione a tappe, comunque, l’Italia si è posizionata al terzo posto per numero di progetti su cui è stata accesa la «luce verde», dopo la Francia (34) e la Spagna (24), prima di giungere all’ulteriore sfrondatura delle iniziative, che ha fatto sì che ne rimanessero 2 ideate della Penisola: il Progetto del tempo – Recupero dell’ex chiesa di San Barbanziano, un sofisticato intervento di restauro a cura dello Studio Poggioli nel centro storico di Bologna, di Bicocca Superlab a Milano, il progetto di rigenerazione urbana di un dismesso edificio industriale messo a punto da Balance architettura.
Nel frattempo, nella capitale francese sta per debuttare Maison&Objet: dal 15 al 19 gennaio la fiera internazionale del design e del décor parigina tornerà con un’edizione che «riflette sul rapporto tra passato e futuro, tra saper fare e immaginazione», dove il tema scelto per questa annualità – «Past Reveals Future» – diventa «una lente per osservare quanto l’abitare contemporaneo stia riscoprendo la dimensione della materia, della manualità e delle tecniche con un’attitudine attuale: libera, ibrida, aperta a contaminazioni e innesti». Dalle manifatture d’eccellenza alle gallerie di design da collezione e alle edizioni limitate, il salone parigino., viene indicato, sottolinea come i«l patrimonio tecnico e materiale non sia un lascito del passato, ma un capitale attivo che oggi alimenta scenari nuovi».
E, infine, debutta il settore «Manufactures of Excellenc»e, che riunisce aziende e artigiani d’alta qualità, mettendoli in relazione con progettisti, interior decorator e studi che lavorano su hôtellerie, residenze e retail. È un modo, dunque, per ribadire quanto la filiera del lusso e dell’hospitality stia tornando a cercare valore tangibile: materiali, tecniche, tempo.














