Pnrr, l’Italia punta alla revisione «mirata»; scoppia il caso dei fondi per la ricostruzione post-sisma

da | 5 Mar 2024 | In evidenza

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Il governo italiano ha presentato nelle ultime ore alla Commissione europea una richiesta di «revisione mirata» del Pnrr (Piano di ripresa e resilienza)

La richiesta di revisione è affinché possano essere attuate delle «modifiche tecniche» fra le quali, secondo quanto hanno fatto sapere fonti di Bruxelles, figurano, ad esempio, errori amministrativi, ma anche correzioni per «chiarire la formulazione di alcuni obiettivi chiave» da raggiungere nel quadro dell’iniziativa del valore totale di 194,4 miliardi di euro.

Confortanti, poi, sono state le parole pronunciate ieri, nel corso di un evento a Milano, dal commissario europeo agli Affari Economici Paolo Gentiloni: «Sono soddisfatto della situazione italiana, perché la revisione che è stata fatta penso che abbia un vantaggio», ovvero che il Pnrr «è il piano dell’attuale governo, non è più un’eredità subita e negoziata da altri», ha evidenziato, aggiungendo che il nostro Paese «ha avuto ritardi e difficoltà nella prima parte del 2023, ora si è rimesso in carreggiata. Le sfide – ha proseguito – rimangono, perché la quinta rata vale poco più di 10 miliardi e l’ultima del 2026 ne vale 40. Poi, le cose bisogna farle e dobbiamo toglierci dalla testa che, siccome sono stati raggiunti alcuni obiettivi, negoziati con l’Ue ora sia tutto in discesa», ha ammonito Gentiloni.

Nel frattempo, in Parlamento si è accesa la polemica, perché l’ultimo decreto sul Piano, al vaglio della Commissione Bilancio della Camera, stabilisce una «sforbiciata» globale di 250 milioni in due anni delle risorse destinate alle aree del terremoto dell’Aquila dell’aprile del 2009 e dell’agosto e dell’ottobre del 2016 nel Centro Italia (in particolare nel Lazio, nell’Umbria e nelle Marche). E il Pd ha presentato un’interrogazione al governo – nello specifico ai ministri per la Coesione e il Pnrr Raffaele Fitto e dell’Economia Giancarlo Giorgetti – per sapere, in particolare, a quanto ammonterebbero i «tagli» ai finanziamenti per l’Abruzzo.

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Una lettura diversa, invece, la fa il commissario straordinario alla Ricostruzione per il sisma del 2016 Guido Castelli, secondo cui non c’è stato un «taglio» ai fondi.

Il decreto, sottolinea l’esponente di FdI, «non prevede alcun definanziamento dei fondi al Pnc (il Piano nazionale complementare al Pnrr per il sisma 2009 e 2016), ma una rimodulazione resasi necessaria proprio in virtù di una richiesta dei territori», nei quali dove gli Enti locali «beneficiari degli interventi e le imprese che hanno partecipato ai bandi «Next Appennino» hanno manifestato l’esigenza di aver bisogno di più tempo e, per alcune istanze, anche di sviluppare la spesa per le annualità 2027 e 2028», spiega Castelli.

E, sempre sul decreto, si registra la presa di posizione favorevole del presidente dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) Enzo Decaro, intervenuto in occasione della pubblicazione del provvedimento in Gazzetta ufficiale: «Siamo soddisfatti dell’esito di questa lunga vicenda che, per alcuni mesi, aveva suscitato incertezze intorno ai progetti del Pnrr affidati ai comuni, dopo che 10 miliardi del Piano europeo erano stati spostati su altri settori. Oggi, infatti, possiamo dire che tutti i finanziamenti sono stati recuperati, facendo ricorso ad altri Fondi statali, come l’Anci aveva chiesto, e che, quindi, nessun cantiere in nessuno degli ottomila comuni italiani interessati dovrà fermarsi».

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