Più digitale per le professioni intellettuali

da | 17 Lug 2023 | La voce delle Professioni economico giuridiche

Comunità energetiche 2023

Commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati hanno speso 1,765 miliardi nel 2022

Un aumento contenuto nel 2022 e una crescita più spedita nel 2023. Parliamo delle spese in tecnologie digitali realizzate dagli studi di avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro nel 2022. Spese che ammontano a 1,765 miliardi di euro, in crescita dello 0,4% rispetto all’anno prima e che, si stima, aumenteranno del 7% nel 2023, per arrivare a un valore di poco meno di 1,9 miliardi di euro. Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio professionisti e innovazione digitale della school of management del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno “Studi professionali, una nuova visione digitale per attrarre i giovani e far evolvere i clienti”.

Entrando nel dettaglio si apprende che sono le organizzazioni multidisciplinari ad investire maggiormente in tecnologia digitale, con una spesa media di 25.060 euro. Molto diversi gli investimenti prendendo come riferimento le singole categorie: la spesa digitale media dei consulenti del lavoro è pari a 11.950 euro, quella dei commercialisti 11.390 euro e quella degli avvocati 8.890 euro. Il 41% degli studi multidisciplinari investe più di 10.000 euro, contro il 34% dei consulenti del lavoro, il 23% dei commercialisti e solo l’11% degli avvocati. Per quanto riguarda gli studi legali, in particolare, quasi il 70% investe al massimo 3 mila euro all’anno. La categoria legale è anche quella maggiormente in sofferenza per redditività, con solamente il 57% degli studi in positivo nel biennio 2021-2022, contro una media di oltre il 70% per le altre discipline.

In questo contesto, “gli studi professionali esprimono pessimismo per il futuro della professione: in quelli monodisciplinari gli ottimisti sono una minoranza (il 38% degli avvocati, il 41% dei commercialisti, il 45% dei consulenti del lavoro), in quelli multidisciplinari il 59%”. E il principale pericolo per il futuro, secondo i professionisti è rappresentato dalle diverse piattaforme digitali, alcune delle quali ricorrono anche all’intelligenza artificiale, che potrebbero erogare servizi sostituendo le attività più standardizzate, evidenziato dal 40% degli avvocati, 37% di commercialisti e consulenti per il lavoro e 35% dei multidisciplinari. Il secondo futuro pericolo per i professionisti è non riuscire ad assumere personale per supportare il percorso di crescita dello studio, il terzo non riuscire a realizzare il passaggio generazionale.

Secondo il responsabile scientifico dell’osservatorio Claudio Rorato l’aspetto che balza agli occhi è la sempre più ampia demarcazione tra realtà grandi e piccole: “la dicotomia tra studi micro-piccoli e studi più strutturati è destinata ad allargarsi. Occorre elaborare una nuova visione nei confronti del digitale, anche per introdurre nuovi paradigmi gestionali negli studi e presso la clientela. Tutto ciò è ancora più urgente in relazione all’attuazione del Pnrr, vero e proprio piano strategico per il rilancio del sistema Paese”.

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