Il ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica illustra le strategie del dicastero al Meeting di Rimini
La prossima strategia sul prezzo dei carburanti, che dovrà passare da agevolazioni mirate, contenendo la spesa dello Stato. I passi avanti sul nucleare, la cui legge delega è attesa in aula a settembre. Il punto sulle rinnovabili, con il governo che ha rispettato gli impegni. Ma anche la flessibilità Ue, che non sarà utilizzata sulle accise, la dipendenza dal gas russo e, in generale, il fabbisogno di gas da qui a 30 anni. Un discorso lungo e articolato quello del ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto, che al Meeting di Rimini illustra le strategie che metterà in campo il dicastero in quest’ultimo anno di legislatura.
Uno dei punti più stressati riguarda il prezzo dei carburanti, destinato ancora a salire nelle prossime settimane. Fino ad oggi l’esecutivo ha puntato su tagli temporanei delle accise, ma in futuro la musica dovrebbe essere diversa: “Devo dire, con onestà, che non si può usare un miliardo al mese di tasse degli italiani, perché altrimenti si beneficia da una parte e si va a tassare da un’altra parte. Non è corretto”, il pensiero del ministro. “Si possono anche adottare criteri diversi da quello generalizzato, ma agevolando singoli settori o singoli sistemi di consumo proprio perché si sta perpetrando questo disagio. Bisogna avere un quadro che come in ogni famiglia stia nel quadro generale di bilancio dello Stato”. Un tema che si intreccia con il dialogo avviato con l’Ue per ottenere ulteriore flessibilità; su questo versante, Pichetto detta i tempi: “La proposta italiana per accedere alla flessibilità concessa dall’Ue sugli investimenti energetici sarà definita entro la metà di settembre e vedrà un passaggio informativo in Consiglio dei ministri”. Di sicuro, i fondi non verranno usati per tagliare le accise: “Qualcuno mi chiede se si possa usarli per lo sconto sulle accise. Ma ci sarebbe una doppia penalizzazione, perché si andrebbero ad agevolare i combustibili fossili anziché gli investimenti della transizione”, ha spiegato il ministro.
Detto dei carburanti, Pichetto ha quindi analizzato complessivamente la strategia energetica italiana, che passerà da nucleare e rinnovabili. “A metà settembre arriverà in Aula al Senato il disegno di legge delega sul nucleare”, l’annuncio del titolare del Mase. “L’importanza di produrre energia da fonte pulita è un patrimonio abbastanza comune. È chiaro che tutto questo va incontro al quadro che abbiamo di fronte che è una domanda energetica in esplosione per l’aumento dei consumi. La sfida è il percorso per integrare la produzione da rinnovabili”. E proprio sulle rinnovabili, Pichetto ha voluto mettere alcuni puntini sulle i: “Governo poco amico delle rinnovabili? La matematica non è un’opinione: nel 2021 abbiamo installato in Italia con il governo Conte un gigawatt e mezzo di rinnovabili” mentre “dal 2022 a oggi ne abbiamo installati quasi 29 gigawatt. Siamo nella condizione di rispettare il cronoprogramma delle rinnovabili per arrivare a 80 gigawatt nel 2030 e di implementarlo, perché abbiamo 20 gigawatt che hanno il parere positivo del mio ministero e il parere contrario di altri. Bisognerà superare l’impasse”, ha assicurato il ministro. E per ridurre i ritardi nelle autorizzazioni al fotovoltaico, il governo punta su un automatismo: “la cosa fondamentale è che si crei adesso l’automatismo tra aree idonee, che hanno l’accelerazione nei tempi, la Commissione nazionale su grandi impianti e l’accordo a livello regionale”.
Anche l’indipendenza energetica dell’Italia è stata protagonista del discorso del ministro: “Ci siamo affrancati dal gas russo grazie alle forniture da altre parti, avendo aumentato la dipendenza dall’Algeria, avendo 10 miliardi di metri cubi dall’Azerbaigian, pagando lo spread dal nord Europa e utilizzando i nuovi rigassificatori: siamo al 50% del consumo che può essere garantito dai rigassificatori”. Dunque, afferma il ministro, “dal 2022 a oggi abbiamo davvero cambiato pelle, ma siamo ancora dipendenti dall’estero perché per metà della nostra produzione dipendiamo dal gas: lo produciamo noi, ma utilizzando il gas che viene da altri”.
Infine, il governo sta attenzionando la situazione relativa all’occupazione virtuale della rete, con l’ipotesi di introdurre meccanismi sanzionatori. Un fenomeno che “genera forti criticità sulla gestione delle infrastrutture elettriche” ha spiegato Pichetto. “Ci siamo trovati con le reti ad alta tensione saturate e, nei livelli più bassi dei vari gestori, con cavi totalmente occupati, ma solo per metà da energia reale e per l’altra metà da mere prenotazioni”.
Insomma, un quadro molto ricco per un dossier, quello energetico, che dirà molto delle possibilità del governo Meloni di essere confermato alle prossime elezioni.















