La pronuncia della Corte di giustizia europea su un caso partito dall’Emilia-Romagna
«Una sentenza storica per il settore idroelettrico italiano». Non usa mezzi termini Vannia Gava, viceministra all’ambiente e alla sicurezza energetica, nel commentare la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea relativa alla causa C-653/24 che, in sintesi, esclude dalla Bolkestein i piccoli impianti idroelettrici e, quindi, dall’obbligo di gara previsto dalla direttiva per le concessioni relative a risorse naturali scarse. Una decisione che, secondo Gava, può aprire la strada a «una nuova stagione di investimenti».
Il caso nasce da una legge dell’Emilia-Romagna relativa alle piccole derivazioni idroelettriche fino a 3.000 kW, che consente, in determinate circostanze, di allineare la durata della concessione al periodo degli incentivi, entro un limite massimo di 30 anni. Il governo aveva sostenuto che la norma potesse entrare in contrasto con l’articolo 12 della Bolkestein che, in presenza di risorse naturali scarse, impone procedure competitive e vieta il rinnovo automatico delle autorizzazioni.
Il passaggio fondamentale si trova al punto 33 della sentenza, dove la Corte afferma testualmente che «la direttiva (Bolkestein, ndr) non si applica agli impianti che hanno come unica attività, o, quanto meno, come attività principale, la produzione di energia elettrica, quali i piccoli impianti di derivazioni idroelettriche». Quattro, in particolare, i passaggi su cui si fonda il ragionamento dei giudici, ai punti 22, 23, 24 e 29 della sentenza. In primo luogo, la Corte stabilisce che l’energia elettrica è un bene e che la sua produzione, proprio in quanto produzione di un bene, non costituisce una prestazione di servizi. In secondo luogo, precisa che la presenza di eventuali servizi accessori non modifica questa qualificazione, se l’attività principale resta la produzione di elettricità. Al punto 24, poi, i giudici europei applicano espressamente questi principi ai piccoli impianti di derivazione idroelettrica, escludendo l’applicabilità della Bolkestein. Infine, al punto 29, la Corte Ue chiarisce che neppure eventuali servizi di stabilizzazione della rete modificano la conclusione: l’attività principale resta la produzione di energia.
I principali passaggi della sentenza sono stati ripresi da Gava, che ha accolto la decisione con grande favore. «La Corte», ha spiegato la viceministra, «ribadisce un principio di grande rilevanza: la produzione di energia elettrica è produzione di un bene e non costituisce, in quanto tale, una prestazione di servizi assoggettata alla direttiva Bolkestein. Una decisione che ci impone ora di aprire un confronto con la Commissione europea. Il sistema delle concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche è stato costruito negli ultimi anni anche sulla base di un’interpretazione della disciplina europea che deve essere riletta alla luce del principio affermato dalla Corte. Abbiamo ora l’opportunità», ha concluso Gava, «di costruire un quadro più stabile e coerente con la natura strategica dell’idroelettrico, che possa garantire certezza agli investimenti, assicurare benefici concreti ai territori attraverso energia a condizioni più competitive, sicurezza delle infrastrutture e maggiore capacità produttiva».
Energia e ambiente rimangono così al centro del confronto tra Italia e Unione europea. Un terreno destinato a pesare anche nel dibattito politico dei prossimi anni, tanto in Italia quanto negli altri Stati membri. E considerando che il prossimo anno in Italia si vota…















