Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), per l’Italia altri 21 miliardi dall’Ue sulla rampa di lancio

da | 28 Set 2022 | Primo piano

Avanza (con nuova linfa vitale, ossia con altri finanziamenti) il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) nel nostro Paese: la Commissione europea  ha annunciato, infatti, il sì ufficiale alla richiesta italiana per ricevere la seconda tranche dei fondi del Next Generation, confermando quanto era stato di fatto già anticipato venerdì scorso. Si tratta di un passaggio incoraggiante, ma delicato: il percorso appare in salita, anche perché il nuovo governo, che verrà formato a seguito degli esiti del voto del 25 settembre, non dovrebbe entrare in carica prima di novembre e, proprio per questo, Palazzo Chigi, con i tecnici guidati dal premier uscente Mario Draghi, ha sottolineato che è già al lavoro sui 55 traguardi e obiettivi da conseguire entro fine anno, considerato che l’iniziativa di matrice comunitaria rimane uno degli architravi dell’impegno europeo di ciascun Stato membro, a prescindere dal colore dell’Esecutivo «È fondamentale per il prossimo governo onorare gli impegni rimanenti del Pnrr per realizzare il cambiamento strutturale necessario per indirizzare l’economia italiana su un percorso di crescita forte e duratura», ha detto il commissario agli Affari Economici Paolo Gentiloni.

Tra le misure già compiute ci sono la riforma delle commissioni tributarie, quella degli istituti tecnici e professionali, mentre si sta completando quella volta a garantire la piena capacità gestionale per i servizi idrici integrati, ha ricordato ancora Palazzo Chigi spiegando che, inoltre, sono stati approvati i piani di investimento per la rigenerazione urbana nelle città metropolitane, gli interventi per la bonifica dei siti orfani, l’istituzione del fondo per l’«housing» universitario, l’istituzione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e nuove risorse per la transizione digitale dei Comuni. Tutti passi per ottenere i 19 miliardi previsti dalla terza tranche. FdI, la formazione guidata da Giorgia Meloni, candidata a succedere a Draghi, ha ventilato l’idea di invocare modifiche al  Piano, ma pare non facile convincere Bruxelles.

L’articolo 21 del regolamento sul Recovery Fund, sulla base di un mutamento oggettivo delle circostanze di partenza, consente, infatti, dei cambi in corso ma non certo uno stravolgimento del Pnrr. Diverso è il discorso del RePowerEu, sul quale l’Ue chiede ratifiche nazionali rapide e che di fatto è un capitolo aggiuntivo al Next Generation. Ma con un difetto, per l’Italia: il piano prevede il mero esborso di prestiti. Una richiesta di modifica del Pnrr, per il nuovo governo, significherebbe tuttavia anche riaprire il negoziato con l’Ue, con esiti tutt’altro che certi. Bruxelles continua a guardare con cautela all’arrivo di un esecutivo a guida Fdi, ma comincia a sciorinare raccomandazioni. «Tutti i governi, incluso quello italiano, avranno molto più da guadagnare nel lavorare con l’Europa e non contro l’Europa», ha sottolineato il vice presidente della Commissione Ue Margaritis Schinas.

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