Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici: tutto sugli obiettivi del MASE

da | 5 Gen 2024 | Prevenzione e igiene ambientale

Decreto n. 434 del 21 dicembre 2023

Con decreto n. 434 del 21 dicembre 2023, Il Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE) ha approvato il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC).

Si tratta – fa sapere lo stesso Ministero in una nota pubblicata sul portale istituzionale – di un passo importante per la pianificazione e l’attuazione di azioni di adattamento ai cambiamenti climatici nel nostro Paese.

Gli obiettivi principali

L’obiettivo principale del PNACC è fornire un quadro di indirizzo nazionale per l’implementazione di azioni finalizzate a ridurre al minimo possibile i rischi derivanti dai cambiamenti climatici, a migliorare la capacità di adattamento dei sistemi socioeconomici e naturali, nonché a trarre vantaggio dalle eventuali opportunità che si potranno presentare con le nuove condizioni climatiche.

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Il percorso

Il MASE ha delineato un percorso articolato per la creazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), suddiviso in due fasi complementari.

La prima fase, avviata nel 2017 e completata con l’approvazione del PNACC dopo il processo di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), ha coinvolto una procedura partecipativa strutturata e la consultazione pubblica sulla proposta di Piano.

Nel 2022, a seguito di riorganizzazioni interne, è stato istituito un Gruppo di lavoro per il supporto tecnico alla rielaborazione del Piano.

Il procedimento di VAS si è concluso con il Decreto Ministeriale del 4 agosto 2023, che ha trasmesso i pareri necessari.

Il PNACC rielaborato mira a istituire una struttura di governance nazionale e fornisce indirizzi per l’adattamento ai cambiamenti climatici, promuovendo la capacità di adattamento a livello nazionale e l’ottimizzazione del contesto organizzativo.

Dopo l’approvazione del PNACC, si avvierà la seconda fase gestita dalla struttura di governance, focalizzata sull’operatività immediata del Piano e la possibile convergenza in piani settoriali o intersettoriali.

Come è strutturato il PNACC

La struttura del PNACC è così articolata:

  1. Il quadro giuridico di riferimento
  2. Il quadro climatico nazionale
  3. Impatti dei cambiamenti climatici in Italia e vulnerabilità settoriali
  4. Misure e azioni del PNACC
  5. Finanziare l’adattamento ai cambiamenti climatici
  6. Governance dell’adattamento.

In allegato al PNACC sono riportati, inoltre, quattro documenti di riferimento per specifici aspetti del piano:

  • due documenti di indirizzo per la definizione di strategie/piani regionali e locali di adattamento ai cambiamenti climatici: le “Metodologie per la definizione di strategie e piani regionali di adattamento ai cambiamenti climatici” e le “Metodologie per la definizione di strategie e piani locali di adattamento ai cambiamenti climatici” che costituiscono gli Allegati I e II descritti al paragrafo 4.2.
  • un documento analitico riportante il quadro delle conoscenze sugli impatti dei cambiamenti climatici in Italia, prodotto nell’arco degli anni 2017-2018 da una ampia comunità di esperti (Allegato III). Il tema degli impatti climatici è inoltre trattato nel capitolo 3 che contiene elementi di conoscenza aggiornati per alcuni settori.
  • un documento di riferimento per le azioni di adattamento (Allegato IV – Database delle azioni) che rappresenta un quadro organico di “possibili opzioni di adattamento” che troveranno applicazione nei diversi strumenti di pianificazione, a scala nazionale, regionale e locale, con le modalità che saranno individuate dalla struttura di governance stabilita nel presente Piano (l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici descritto al capitolo 6).

Il quadro giuridico di riferimento

Il tema dei cambiamenti climatici e delle relative misure di adattamento – si legge nella parte del Piano dedicata al quadro giuridico – è prevalentemente affrontato nel contesto del diritto ambientale.

Tale ambito, noto anche come “diritto del clima”, ha radici principalmente nel diritto ambientale, ma mostra anche interconnessioni con il diritto internazionale e il diritto dell’energia.

Nel panorama giuridico, le norme e i principi ambientali generali si applicano in larga misura alla questione dei cambiamenti climatici.

Tra questi si includono divieti di cagionare danni transfrontalieri, obblighi di cooperazione, valutazione d’impatto ambientale, principi di salvaguardia dell’ambiente, prevenzione, precauzione, “chi inquina paga”, responsabilità comuni ma differenziate, equità intergenerazionale e intragenerazionale, sviluppo sostenibile, non regressione, integrazione, sviluppo resiliente al clima, conoscenza scientifica, integrità nel processo decisionale, solidarietà e divieto di arrecare un danno significativo all’ambiente (DNSH).

Inoltre, vanno considerati i diritti sanciti dalla Convenzione di Aarhus, che garantisce l’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico nei processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale.

Oltre alle norme ambientali, si applicano anche le norme e i principi a tutela dei diritti umani, poiché i cambiamenti climatici possono influire su questi diritti, come ad esempio il diritto alla salute, alla vita, alla vita privata e familiare, e il diritto di proprietà.

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